Qualche anno fa, nel 2007, Federico Moccia se veniva fuori con un romanzo, diventato best seller, intitolato Tre metri sopra il cielo. Oggi la sicurezza, ci dicono gli esperti, sta in 1 metro di distanza dal vicino potenziale appestato. Lo spazio vitale (vitale significa che dà/mantiene la vita), per il quale Hitler ha scatenato una guerra mondiale, oggi è stato svalutato alla misera quantità di 100 centimetri. Ciononostante in tempi di sovraffollamento, soprattutto delle città, non è facile accaparrarselo questo miserando vuoto di sicurezza’, conquistarlo né difenderlo.

Faccio un lavoro – parola grossa direbbero tutti quelli che mi conoscono, anzi i pochissimi – che si basa sulla cosiddetta proprietà intellettuale, elemento impalpabile andato a ramengo da quel bel pezzo.
C’è un comandamento – dovrebbe essere il n: 3 – che senza mezzi termini tuona: non rubare. Eppure viviamo in una società dove non si fa altro che provare o si istiga a fare: cose congrue o incorporee non fa differenza. Non mi dilungo, un solo esempio su tutti: qualsiasi cosa venda tantissimo… va a ruba!
Un altro libro che ha ottenuto ottimi riscontri di critica e quasi di conseguenza di vendita, questa volta dell’americano Austin Kleon, si intitola Ruba come un artista. Al che si deduce che il furto è stato elevato a una forma di arte.

Cosa c’è di più facile di rubare idee?
Ebbene le idee che sto per rendere pubbliche possono fare la fortuna di chi avrà la prontezza e la capacità di metterle in atto. Ma per il bene comune sono disposto a divulgarle. Senza pretendere alcun risarcimento in denaro. Nella migliore delle ipotesi sarei soddisfatto se in futuro i libri di storia – o chi per essi – me ne attribuissero la paternità; perché sono certo che ciò che sto per rivelare potrebbe abbreviare i tempi di risoluzione della drammatica situazione che si è venuta a creare in seguito alla comparsa del Coronavirus che ci sta condizionando la vita.

Vengo al punto. Sapete che la regola n. 1 è: lavarsi le mani.

Un brutto esempio di Corona(virus)

(Ah!: mi hanno ridotto gli attributi in pappa e dileggiato in tutti i modi, additato come folle e criminalizzato alla stregua del peggio delinquente perché in passato pretendevo che la gente con la quale avevo a che fare si lavasse le mani, almeno prima di sedersi a tavola… E ora? Si laveranno le mani, si daranno le pacche sulle spalle tra di loro per fare vedere quanto sono assennati… e subito dopo il contatto se le rilaveranno).

La regola n. 2 è: state l’un l’altro a 1 metro di distanza.
Ecco di seguito, dunque, una serie di idee che applicate su larga scala possono determinare la vittoria sull’infido virus in tempi più accettabili.

  1. Mi rivolgo alle aziende e a quei programmatori in grado di realizzare app. Perché non produrne una scaricabile sul cellulare – l’unico oggetto equiparabile a un virus in fatto di  efficienza di penetrazione tra il genere umano – che non appena si infranga la distanza di sicurezza emetta un deciso allarme acustico? La trovata sarebbe utile e divertente, in modo da sdrammatizzare un po’: la segnalazione potrebbe avere la forma della ‘sigla’ personalizzata che può variare da Bohemian Rapshody – i Queen sono una sicurezza – a T’aggio voluto bene, da Pazza Inter a Virus (sic!) di Bjork.
  2. Un appello ai produttori di capi di abbigliamento ma anche alle cartografiche.
    Si potrebbero confezionare vestiti sul modello di quelli che vestono gli uomini sandwich. Insomma cartoni di formato cubico, della misura di 1 metro e 10 cm – meglio prevedere un po’ di tolleranza –  da portare come veri e propri indumenti. Cartone riciclato e stampato con immagini di capi di abbigliamento. Io ho una idea ben precisa, ma purtroppo la situazione logistica personale – chiamiamola così – non mi permette di aggiungere uno schizzo, cosa che avrei fatto molto volentieri. Confido però nella capacità e nella abilità dei professionisti verso i quali ho lanciato l’appello. Sono certo che sanno il fatto loro.
  3. Che ne dite di fasce elastiche o di cinture da portare in vita? Alle quali applicare barre – il materiale può essere di vario tipo –, sempre della lunghezza di poco più di un metro, che tengano alla giusta distanza gli altri. Considerate che i cittadini che vivono in modalità multitasking, coloro che non amano sprecare tempo, sfruttando tutte le occasioni, alle suddette appendici possono appendere i panni estratti dalla lavatrice così da farli asciugare: non sempre in appartamenti sempre angusti come quelli odierni si trova lo spazio per uno stenditoio, né si può avere la fortuna di usufruire di aree esterne. Qualcuno, le donne di ogni età in particolare, potrà appenderci una o più borsette. Perfino le sporte della spesa che spesso non si sa dove appoggiare. E così via. Sono solo alcuni esempi, ma i più creativi sapranno in che modo cogitare ulteriori nonché proficui modi di utilizzo.
  4. Ora l’idea più economica. Che chiunque può mettere in atto senza distinzione di classe, di portafoglio, di condizione sociale. Basta solo un po’ di buona volontà. Quella necessita sempre.
    Il consiglio, anzi l’esortazione è: non lavatevi più. Oppure lo stretto necessario: le mani, lo sapete; da quelle non si può prescindere. Per il resto trattenetevi. Se non vi cambiate gli indumenti è anche meglio. Il nauseante olezzo che emanerete sarà sufficiente a fare sì che tutti si tengano alla larga di un metro. Almeno. Ma, e qui sta il bello, nessuno potrà guardarvi torvo o compassionevole: perché un repentino scambio di sguardi – dovete camminare a testa alta: si tratta di un sacrificio per il bene della collettività – renderà edotti gli astanti che il vostro è un traguardo ricercato, una vera e propria scelta, se non è un sacrifico. La maggior parte della gente lo capirà. Gli altri, pazienza. Ma il vostro orgoglio, la dignità, il portamento non devono mai venire meno. La signorilità, lo stile innato, non sono questioni di sapone.  Uno ce li ha oppure no.

Queste sono le prime illuminazioni sovvenute. Non escludo che possano esserci sviluppi. Come detto, nel caso di altre brillanti trovate utili al ripristino più veloce possibile della normalità, non esiterò a comunicarle.

Esempio ben peggiore

Tenete duro, dunque. Lavatevi le mani. State distanti. Anche distinti non guasta. Abbracciatevi e baciatevi solo da dentro uno scafandro (due diversi, mi raccomando: le parole talvolta si prestano a fraintendimenti). Fate l’amore via Internet (boh?).

Soprattutto – e qui mi faccio serio –, se siete a casa, al caldo, comodi, avete degli affetti, siete meno trafelati del solito e avete modo di pensare: ragionate su un sistema di vita alternativo a quello che ci ha messo in ginocchio (almeno umanamente; il virus non è la sola causa), da mettere in atto iniziando da voi stessi, dal quale ripartire quando la sfangheremo.

(La sfangheremo vero?). 


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