12 Soldiers Book Cover 12 Soldiers
Guerra
Nicolai Fuglsig
Peter Craig, Ted Tally
Chris Hemsworth, Michael Shannon, Michael Peña, Navid Negahban, Trevante Rhodes, Geoff Stults, Thad Luckinbill, William Fichtner, Rob Riggle, Elsa Pataky
Lorne Balfe
11 7 2018
USA
130’
16 7 2018, cinema Raffaello, sala 1

 

Uno dei rari film di guerra che si producono negli ultimi tempi.

Ben girato, e con scene di azione credibili, 12 Soldiers si ritaglia uno spazio tra i film da vedere del genere, anche per l'imprevedibile “variabile” dei cavalli come mezzi di assalto.

 

Difficile resistere al grande cinema. Ma non impossibile. In una sala da oltre 400 posti ci siamo in nove: una compagnia di cinque, un’altra persona e io; due ragazze che entrano per ultime. Credo siano venute a vedere Chris Hemsworth, l’australiano che dovrebbe essere il nuovo Brad Pitt. Non penso per un film di guerra; su una guerra con così poco appeal – sia storico che cinematograficamente – come quella in Afghanistan.

Io sono venuto per vedere quella faccia da pazzo e gran attore che è Michael Shannon che Rolling Stone italiano – bontà sua – definisce “caratterista”. E perché no anche per William Fichtner, questo sì ancora una sorta di caratterista coi fiocchi, che piano piano, con perseveranza e una lunga gavetta alle spalle, ha scalato le gerarchie (consigliatissimo Insoliti criminali di Kevin Spacey, 1996).

Così come Fury, a proposito di Brad Pitt, 12 Soldiers arriva con la stagione agli sgoccioli, quando i cinema si svuotano come chiese a fine funzione. Eppure il film avrebbe tutto quello che serve per fare bene: basato su una storia vera prossima all’incredibile, attori di grido, alto tasso di spettacolarità. E quella dose di retorica indispensabile a fare presa sul grande pubblico.

Non manca infatti l’atteggiamento da invincibili sbruffoni dei 12 [“pronipoti” dei protagonisti di Quella sporca dozzina?], il momento-ultima notte con la compagna, il momento-le alte sfere ci ritengono spompati ma noi siamo i più cazzuti, il momento-abbiamo scelto di sparare in faccia a ogni cosa che si muove ma la coscienza pesa [faceva lo stesso discorso, seppur più pregnante, il sergente maggiore Thomas Metz di Ostili, un Western appunto]. Così come non ci vengono risparmiati altri classici del genere modello il capo dei “guerrieri” – così li chiama il loro generale, Dostum – afgani, ricco di saggezza popolare, quasi un filosofo; e il bambino indigeno che gravita attorno al soldato americano che non può fare a meno di affezionarvisi, come già accadeva in Salvate il soldato Ryan [con il caporale Caparso/Vin Diesel], o per scendere nella scala del tempo, già nel lontano 1960 per il leggendario I magnifici sette [Bernardo O’Reilly/Charles Bronson].

Tanto più che il richiamo al Western appare quanto mai centrato. Perché se i miliziani talebani si avvalgono di carri armati, spararazzi Katiusha e camion, i “nostri”, americani & afgani insieme, si buttano all’assalto sul dorso di cavalli come i 600 di Balaklava, o anche meglio come odierni cowboy. Ma la differenza tra un copione scritto di sana pianta e la realtà, che come vuole il detto “supera la fantasia”, consiste nel fatto che qui nessuno dei protagonisti morirà. Mentre nei classici del genere, Guerra o Western che sia, qualcuno a cui lo spettatore giocoforza si è affezionato ci lascia invariabilmente le penne. Fa parte dell’allestimento altrimenti detto drammaturgia. Anche per dimostrare che le forze del male se non preponderanti sono da prendere almeno con le molle, così da togliere ogni dubbio che l’impresa è improba e pericolosa, fortemente a rischio della vita, in una parola “eroica”, alla portata di pochi spiriti eletti. Come accade nei film già citati.

Ma 12 Soldier non è La sottile linea rossa, e neppure Orizzonti di gloria. È semplicemente un buon film di guerra, ben girato, dove l’azione e i conflitti a fuoco, realistici e coinvolgenti, rappresentano la parte migliore di un film scritto secondo le regole del Piccolo manuale del Film di Guerra, senza grossi sussulti o colpi di testa.

Hemsworth, dal canto suo, il pubblico femminile se ne faccia una ragione, privato del mitico martello – e del mantello – non ha né lo spessore né la cattiveria interpretativa per incarnare il militare della tempra del capitano Mitch Nelson. Complice anche l’annoso fatto, per quanto riguarda l’Italia, che viene doppiato dalla stessa voce regalata ai uno dei tanti bambocci del ‘teledisastro’ di Beautiful. Cosa che spinge al minimo a pensare che sarebbe bene fare lavorare anche qualcun altro, invece che dare allo stesso doppiatore tutto quello che può accaparrarsi: dallo spot pubblicitario alla fiction, a 100 attori del cinema. Ma l’Italia è anche questa. Quella degli accentratori che non mollano neppure un osso.

Tornando al cinema [è meglio], e Hemsworth in particolare, il tempo è della sua parte e avrà modo di fare meglio. Michael Shannon purtroppo è solo una figura marginale, e Fichtner rappresenta un cameo.

La morale di 12 Soldiers conta poco ed è quella di base: i buoni vincono, e nel caso ce ne fosse bisogno – gli afgani – al momento opportuno sono in grado di appallottolare orgoglio e interessi personali per lasciare strada al bene comune. Basta e avanza, per un film di contaminazione – grazie alle bizze della realtà –, Guerra + Western, che fa della spettacolarità il miglior pregio.

Un quesito però il lavoro dell’esordiente Nicolai Fuglsig lo pone, anzi due.

La vicenda parte dal dramma dell’abbattimento delle Twin Towers del 11 settembre 2001. Tutti abbiamo visto le immagini, ripetute volte e da tutte le angolazioni, tutti abbiamo sentito le testimonianze dei sopravvissuti e letto i resoconti degli inviati. Ma avere vissuto quell’evento epocale da cittadino americano, per noi resta solo una vaga sensazione. Per capire avremmo dovuto elaborare la perdita di qualcosa come il Colosseo, il Duomo di Milano, Piazza San Marco. E relative vittime. Solo in tal modo si potrebbe provare a vestire i panni, anzi le tute, dei dodici soldati che all’inizio del film sottolineano tutta questa voglia di vendetta, che vista da qua pare soprattutto una forzatura cinematografica, così ridondante da sfiorare la macchietta. Che a ben pensarci, invece, ci sta tutta ed è quanto mai credibile.

 

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