Seventeen Book Cover Seventeen
Kayak
12 1 2018
CD, LP, download
NL
Inside Out Music
60'

 

L’interesse per il Progressive rock cresce costantemente. Il cambio climatico sta influendo anche sul consumo della musica; non si spiega altrimenti. Oppure sono le scie chimiche rilasciate dagli aerei. Dopo essere stato maltrattato e vilipeso come niente altro in ambito musicale, ora sono quasi tutti lì a tesserne le lodi. Anche chi prima lanciava sul palco croci di spine e spugne imbevute di aceto.

Ma ora “All change!”. Se bere birra ti fa campare 100 anni, essere Progressive ti allunga la vita – non sempre però – e a quel punto ti garantisce un buon contratto. Sulla scia di quanto accaduto con altri grandi vecchi, la potente Inside Out Music ne ha offerto uno fresco ai Kayak, band olandese fondata nel 1972 che per bocca di Ton Scherpenzeel, leader e unico membro originale, ha risposto: beccatevi questo diciassettesimo disco, crucchi.
Bene, grazie, il titolo?
Seventeen. Che altro, diamine.

Forse le trattative tra le due parti non sono andate esattamente così, ma Ton Scherpenzeel deve essere uno di poche parole per forza di cose: ha infilato tanti dischi che dove lo trova il tempo per parlare oltre l’indispensabile? 17 album di studio + 2 dal vivo con i Kayak, 4 a suo nome, uno con Earth And Fire e uno con Ayreon. Poi una duratura collaborazione niente meno che con i Camel, per quattro album dal 1984 al 1999. Quasi naturale che questo fedele rapporto si traducesse in una comparsata di Andy Latimer che impreziosisce il pezzo più bello di Seventeen, i soli tre minuti della strumentale Ripples on the Water, che non possono che suonare come estratti dallo spartito dei Camel stessi.

Per un brano che sa tanto di classico (del genere), lasciato nelle sole mani di due vecchi eroi, tutto il resto suona molto al passo coi tempi. Se la pianta ha radici profonde e antiche, non va scordato che sono stati trapiantati innesti che generano incontrollabile – e spesso scriteriata – vigoria. Tutto è stato scritto da Scherpenzeel, ma il modo di interpretare la musica deve essere andato a genio alla Inside Out proprio perché saturo di chitarre più aggressive che progressive, e di un cantante che tiene il piede in due staffe; l’altra è quella metal progressive. Le tastiere ci sono, sarebbe contro natura fosse diverso, dato che sono affare di Scherpenzeel, ma raramente si atteggiano da prima donna.

Tra brani lunghi, dal titolo curioso come La Peregrina che arriva a mettersi in scia ai Queen, o Walk Through Fire e Cracks, dettate da riff hard e cori ululanti alla luna, e altri a un passo dal baratro del AOR, come Feathers And Tar e All That I Want; tra il teatrale pub-folk rock di God on Our Side, e la ballata Love, Sail Away che in un trionfo vocale multi traccia resta sullo stomaco come una doppia porzione di fagioloni e cotiche prima di coricarsi, di Progressive rock, in realtà, in questo ritorno dei Kayak se ne intravede proprio poco. Oltre al già citato gioiellino a quattro mani piano e chitarra, i nemmeno due minuti di X Marks the Spot, e la conclusiva To an End.

Pagaiata dopo pagaiata i Kayak si allontanano dalla lacustre paciosità Progressive per immettersi in acque rapide e turbolente. Che sembrano dirigere alle cascate. Occhio al salto, potrebbe essere pericoloso.

 

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