Mirrorshades Book Cover Mirrorshades
A.A.V.V.: a cura di Bruce Sterling
Fantascienza
Arnoldo Mondadori Editore
Ottobre 2003
180x127
360
4,90 €

 

A distanza di oltre trent’anni è davvero difficile sostenere l’entusiastico slancio di E. “Gomma” Guarneri che scriveva l’introduzione dell’edizione italiana di Mirrorshades:

Il libro che avete davanti non è solo scrittura. È musica che ha generato nuove musiche. È arte che ha generato nuove arti. È politica che ha generato nuove politiche (…). In pochi mesi dalla sua uscita, da qualunque parte del mondo hanno cominciato ad affiorare migliaia di cyber-heads, a riunirsi intorno a un simbolo nato da una forma letteraria pop, punk in senso vero, di strada, sporca e dura.

Il Cyberpunk si è rivelato una meteora ed è sparito dai radar senza lasciare dietro di sé grandi tracce, nemmeno quella coda luminosa che è prerogativa del sasso cosmico che entrando nell’atmosfera terrestre si dissolve nel nulla. Lo stesso William Gibson che ne fu uno dei massimi esempi, dichiarò in una intervista che il Cyberpunk non era una corrente letteraria, quanto piuttosto una ideale area di espressione sotto la cui bandiera si ‘riuniva’ un gruppo neppure troppo cospicuo di giovani scrittori che per forza di cose, il tempo nel quale vivevano, erano avvezzi all’informatica, ai computer, alle tecnologie più attuali. Cosa che la fantascienza in fin dei conti ha sempre fatto.

Williams Gibson è anche colui che oltre a essere il curatore dell'antologia fornisce il primo racconto, Il continuum di Gernsback, del 1981, uno dei testi più interessanti, proprio se scrutato sotto l’ottica della ricerca di un punto di rottura in ambito letterario. I titoli di Mirrorshades che hanno retto bene al trascorrere del tempo però non sono molti. Anzi, i più godibili sono quelli che delle ‘qualità’ spiccate del Cyberpunk hanno poco o nulla. Su tutti Le imprese di Houdini di Rudy Rucker, rutilante e divertentissima parodia del famosissimo fuoriclasse dell’illusione che potrebbe comparire, insieme a Fin quando voci umane non ci sveglieranno di Lewis Shiner, su qualunque altra antologia di fantascienza.

Cosa peraltro valida per entrambi i racconti scritti a quattro mani:  sia Stella rossa, orbita d'inverno di  William Gibson e Bruce Sterling, sia Mozart con gli occhiali a specchio della coppia Bruce Sterling & Lewis Shiner.

Di un certo interesse, e con caratteristiche sufficientemente delineate e attribuibili al genere del quale Mirroshades è ancora considerato il manifesto, Solstizio di James Patrick Kelly e Occhi di serpente di Tom Maddox.

A tutto rock, 400 Boys, Petra spingono invece sull’acceleratore fino a risultare fumosi, a lunghi tratti inintelligibili, presuntuosi.

Una menzione a parte la merita il racconto di John Shirely, che ha trascorsi da sceneggiatore per il cinema ma soprattutto da musicista Punk e, quasi inevitabile, da tossico dipendente. Queste ultime, esperienze che sono al centro di Freezone, il cui protagonista Rickenharp è il chitarrista e leader di una rock band vecchia scuola, l’ultima rappresentante del genere al suo ultimo concerto. Fa impressione come Shirley riesca a piazzare nella cronaca di Rickenharp che narra in prima persona, una intervista del protagonista a Guitar Player Magazine datato giugno 2017. Un anno e mezzo fa. Storia. Che quando Shirley scrisse il racconto, nel 1985, doveva sembrare – ed era – un futuro lontanissimo.

A fare bene la tara, piuttosto della tecnologia elettronica spinta, un paio di elementi che accomunano una buona manciata di questi racconti che viaggiano sullo stesso binario, ma soprattutto ‘staccano’ dalla fantascienza classica, sono la droga e il rock’n’roll: almeno cinque ne fanno buon uso se non abuso. Cosa che avvicina, inconsapevolmente, Mirrorshades più all’epopea passata della Beat Generation che non alla lettura anticipata di un futuro dal respiro breve.

Un ultimissimo appunto sulla copertina. La guardi e pensi come si possa realizzare qualcosa di così brutto nell’era del computer e della computer grafica: perché la copertina del numero 009 di Urania Collezione è il risultato di un lavoro compiuto in digitale. Continui a rimirarla e pensi che di peggio non si può fare. Poi vedi l’edizione di Fratelli Fabbri Editori del 1995 – questa è la ‘versione’ di Mondadori del 2003 – e ti rendi conto che qualcuno c’è riuscito. Come si diceva una volta: incredibile ma vero.

 

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