Abisso del passato Book Cover Abisso del passato
Urania - Collezione, n° 175
L. Sprague de Camp
Fantascienza
Mondadori
Agosto 2017
Tascabile
149

  Difficile resistere alla fascinazione – da parte mia – di un romanzo (film, documentario…) che riguardi l’antica Roma. Come altrettanto difficile mi risulta resistere alla tentazione di una buona opera di fantascienza. Se poi le due cose coincidono, e per di più sono il risultato del lavoro di un vecchio “leone” del genere SF come L. Sprague de Camp, allora per me è come sentirsi nei panni di una vergine invitata a cena da George Clooney. Ho provato a mettercela tutta: nel momento in cui ho scoperto che Abisso del passato è un romanzo del 1939, pubblicato in forma integrale solo due anni dopo, mi sono detto che molte volte la fantascienza antecedente gli anni ’50 oggi risulta datata. Ma poi ho letto la prefazione di Harry Turtledove, famoso storico e scrittore non solo di fantascienza, che confessa di come questo romanzo, comprato in un negozio di libri usati e letto intorno al 1964, gli ha letteralmente cambiato la vita e indotto a diventare quello che è (compreso diventare marito dell'attuale moglie e conseguente padre); e allora non mi è restato che uscire a cena con George Clooney. Il filone nel quale rientra Abisso del passato è quello di Un americano alla corte di Re Artù di Mark Twain. Uno studioso statunitense di storia e archeologia, Martin Padway, nella Roma fascista per motivi professionali, che si trova in prossimità di un fulmine che si scarica a terra e lo catapulta indietro nel tempo fino al 535 d.C. Da lì una ridda di avvenimenti, di peripezie, di colpi di scena che si alternano con stile letterario del tutto godibile, infarcito di senso per il paradosso e anche meglio dell’ironia. Pochissimi spargimenti di sangue, poco menare di mani e abbattersi di fendenti, ma una attendibile conoscenza della storia da parte di de Camp che getta nella mischia i contendenti Teodato re dei Goti e dell’Italia di quel tempo e Belisario, generale al servizio di Giustiniano imperatore di Bisanzio smanioso di riconquistare la penisola. Tra questi personaggi – e altri realmente esistiti – dipinti nelle loro debolezze (Teodato) come nei caratteri forti (la lealtà del generale), una miriade di ‘caratteristi’ di pura invenzione che hanno la stessa autenticità della Storia scritta sui libri. Padway – conosciuto ben presto dai barbari Goti come Martinus Paduai il Misterioso –, amante e ammiratore dell’Italia, forte della sua conoscenza degli avvenimenti del passato, e delle sue ‘magiche’ arti che lo porteranno a inventare il torchio per la stampa e una sorta di primo rozzo ‘sistema telegrafico’ – si prodigherà in tutti i modi per fare in modo che l’Impero Romano d’Occidente non cada in maniera così rovinosa, e per evitare che ad esso segua una notte dei tempi così lunga e buia come insegnano gli storici (anche se ora si tende a rileggere quel passato sotto una 'luce' più intensa di quanto ci è stato sinora tramandato). Passando attraverso un mancato matrimonio con la principessa Matasunta (che Padway riesce a non fare sposare con Vitige – in Urania riportato come Vittige e Vittigis – che ha deposto Teodato); cavalcando alla testa dell’esercito dei Goti quanto mai disorganizzati e citrulli (benché coraggiosi guerrieri); rischiando di essere imprigionato e torturato poiché secondo alcuni ecclesiasti estremisti un emissario di Satana, vista la sua abilità nel compiere sovrumani prodigi. Tra le tante deliziose e avvincenti peripezie. Quando ho cominciato a leggere SF, ricordo di avere goduto di parecchi racconti scritti da L. Sprague de Camp. Era un tempo nel quale Internet risultava lontano come una delle ‘stregonerie’ di Martin Padway nella Roma di Teodato, e sulle enciclopedie italiane al massimo potevi trovare poche righe su Isaac Asimov o Ray Bradbury, talmente bravi e internazionalmente famosi da dovere forzatamente riconoscere come letterati, e non 'accantonati' perché autori di storielle da pulp. Scoprire cosa significasse quel misterioso L., quella lettera puntata come capita di vedere spesso in relazione alle personalità statunitensi, era quasi impossibile. Oggi è facile: L. sta per Lyon. Fantastico nome. Lyon Sprague de Camp non potrebbe trovare corrispettivo più fantasioso, esotico ed eroico tra la maggioranza dei personaggi scaturiti dalla fantasia della migliore letteratura di fantascienza. Una precisazione, un piccolo omaggio personale che lo scrittore di origine newyorchese (1907-2000), meritava. Nota: Il romanzo di de Camp è abbinato ad Alba eterna, romanzo breve di David Drake che si muove sulle stesse coordinate di Abisso del passato: una donna sbalzata in un tempo antico al quale non appartiene. Su Urania si parla di “ciclo”, cosa che fa sempre presa sui lettori; ma a parte Roma e il viaggio forzato nel tempo, quale sarebbe la ‘parentela’ tra i due romanzi, al punto di considerarli come parte di uno stesso ciclo? Per saperne di più...

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