Flora Book Cover Flora
Agharta
Progressive rock
28 12 2017
Download
Paraguay
41’ 55”

 

Scrivevo poco tempo fa che data la grande quantità di dischi di Progressive rock che stanno uscendo un po’ tutti dovrebbero farci i conti, rivolgendomi in particolare ai media che si occupano di fatti musicali. Esistono giornali specializzati, lo sapete bene, ma alla radio generalista – che rappresenta la migliore cartina al tornasole dopo la TV, e dove pure passa quasi tutto – un brano di una band Prog rock che esiste da meno di trenta anni non si trasmette neppure per esaudire l’ultimo desiderio di un ascoltatore condannato a morte. Difficile dunque avere una precisa idea della popolarità del genere.

Come stabilire la vera portata del fenomeno? A ben guardare da quali paesi provengono tutti questi lavori non si può fare a meno di notare come il Progressive rock si sia allungato fino ai quattro angoli della pianeta. Gli Agharta, ad esempio, sono cittadini di Asuncion del Paraguay. Un lembo di terra dalla quale ti aspetti che, musicalmente, il vento (di Internet) ti porti l’eco di note folkloristiche di gruppi dediti all’etnico o alla World che tanto vanno di moda e fanno presa anche nei circoli dei benpensanti.

Invece no, gli Agharta sono in quattro – Marcelo Fonseca chitarra e voce, José Russo tastiere, Kike Codas basso e Ignacio Saenz batteria – e si mettono di buona lena a percorrere il solco di una tradizione che non è della loro terra bensì del Prog rock anni ’70 di matrice inglese. Non solo, perché dove aggiungono trombone e sax, o il didgeridoo e l’armonica, il discorso si fa più ‘esotico’ e personale.

Immaginate dunque che all’energica apertura di Jazz Lion e Flora Preview, doppio assaggio di Jazz-rock, seguano le più articolate Distinto dall’accenno vagamente canterburyano, Cordero che aggiunge mordente con una muraglia di ringhiose chitarre, Hammond e synth intaccata solo dalla breve incursione di un’aliena armonica a bocca e dei fiati, e gli otto minuti di Sombras, che insieme alla seguente Camino prova a conformarsi ai più rigidi schemi – rispetto alla libertà fornita dal brano strumentale – della forma canzone.
Ci pensa infine Flora, il brano più esteso che chiude l’album, a riprendere il filo della musica ‘senza limiti’.

Gli Agharta dopo un demo di esordio datato 2015 ci provano sulla lunga distanza facendo tutto in proprio, senza una etichetta alle spalle. Un vantaggio in termini di libertà artistica, un problema se non hai ancora raggiunto la maturità; il caso dei quattro ragazzi paraguaiani.

Il punto debole della band consiste nella mancanza di focus: nell’essere arrivati al centro di un crocevia, avere intrapreso una direzione percorsa solo fino a un certo punto, per poi tornare indietro e iniziare con un’altra. Ci vuole più coraggio.

Una volta fatta chiarezza sulla meta da raggiungere, col prossimo disco converrà percorrere uno e un solo tragitto; fino in fondo.

 

(Visited 65 times, 1 visits today)