Dove andiamo noi niente a che fare Book Cover Dove andiamo noi niente a che fare
Alessandro Tomaselli
Cantautorato
2015
CD, download
YEAHJASI! ‎– YEAHJASI999
50:03

 

Arrivo su questo disco con un ritardo degno di una medaglia. Certo, merito una onorificenza per lo stesso motivo per il quale che va premiato il disco di Alessandro Tomaselli: siamo entrambi fuori tempo. Io non sono alla ricerca esasperata della novità, ci sono milioni di fonti di informazioni che si accapigliano per questo: a me basta raccattare una emozione, un po’ di briciole che mettano in movimento i pensieri, e arrivassero dall’altro secolo, queste meraviglie, come spesso è, ne sarei comunque felice.

Anche Alessandro si fa beffe del tempo: compone e incide come 50 anni fa. Ma come si farà anche fra altri 50. Che Dove andiamo noi niente a che fare, il suo esordio discografico, sia del 2015, è solo un dettaglio.

Dietro l’improvvisa comparsa di Tomaselli tra le onde lunghe del mare magnum discografico fatto di offerte senza tregua, ci sono l’insistenza di Amerigo Verardi e l’etichetta/festival di YEAHJASI!. Altrimenti Alessandro avrebbe tenuto tutto per sé. In quel cassetto dove si mettono le cose perché maturino, in attesa di tempi migliori. O lasciate lì per sempre, ché la vita a certe latitudini non ha cuore e straccia le pagine del Dizionario Dei Sogni dove le gira, alla lettera “P”, magari; nella pagine dove c’era l’esplicazione della parola “pubblicato”.

Alessandro è come la cavalleria polacca che nell’autunno del 1939 si oppone all’invasione nazista dotata di alta tecnologia bellica, ma soprattutto di un eccezionale apparato di propaganda: lui, armamento leggero, voce e chitarra, un disco estratto da un demo registrato in presa diretta, contro un mostro corazzato che – grazie alla potenza di fuoco di uffici stampa, video virali, tecniche di marketing, radio, giornali, annessi e connessi (a Internet) – si prende tutte le attenzioni.

Voce e chitarra. Parole ardite e musica semplice. Niente trucchi da quattro soldi. Neppure una copertina rutilante. Una faccia da schiaffi, e l’armamentario giocattolo, prêt-à-porter, del genio in scatola di montaggio, quelli col nome da panettone o di città da vacche sacre. Tomà: pensate che fico sarebbe. Le DJ radio, quelle rock perennemente ridanciane, in estasi anche gli passassero la velina che annuncia la fine del mondo, pronte a stracciarsi le vesti. Vanno calcolate queste cose.

Invece niente. Alessandro Tomaselli. Tutto lì. WYSIWYG. Quasi come YEAHJASI!. What you see is what you get.

Ti aspetti un disco monocorde, senza strappi, una cantilena che concili il sonno. Un disco da riciclare a 1 euro, se riesci a infilarlo in un pacco dove ci sono Led Zeppelin, Deep Purple, Carmen Consoli, Floyd e Spands e l’acquirente non se ne accorge. Poi inizia Dove andiamo noi niente a che fare, e ti cambia il colore del cielo. Qualcosa dentro di te si muove.

Poesia? In questi casi se ne parla sempre. Ma basta con questa banalità: la poesia è una cosa seria. La musica è una cosa altrettanto seria. Quando seria. Due cose ben distinte, grazie a Dio. Lasciate stare i poeti. Sono alieni. Con le stimmate. Non so di nessuno di loro che a trent’anni, nemmeno, girasse in limo o sul treno personale approntato per il tour. Se non gli dava un passaggio l’amico facoltoso, o pagava il biglietto.

Non c’è poesia dove non deve essere. Qui c’è cantautorato più che d’autore. Autorevole. Dove andiamo noi niente a che fare, A me non basta, Ieri e domani, sono conversazioni piene di stupore con un amico che ha vissuto più di te anche se è più giovane. Walkie Talkie, Corrina, Duende, Assurdo, pagine di un diario enigmatico che leggi e rileggi, e ascolti ancora, senza trovare risposta. Odissea, La canzone della madre, Vivo al sesto piano, risacca che un po’ scalda, altre volte offre un brivido, ma ti risucchia dolcemente al largo, in un punto dal quale non sai più se volere tornare o andare avanti.

Solo all’ultimo brano, Lecce città, viene comminata le pena della scossa elettrica. Dopo una magnifica parata di dieci brani unplugged, non meritava una fine così atroce: quella di non distinguersi dagli idoli di ultima generazione. Il primo, potenziale, pezzo del nuovo brand Tomà. Un peccato veniale.

Lo sai che dal Sole io ricevo gli ordini? Lo sai che laggiù ci sono giovani più in gamba di me, più in gamba di me, più in gamba di me”, canta Alessandro in Walkie Talkie.

Nel suo ambito non ne vedo molti, in realtà. E ne sento anche meno.

 

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