Nella Sala 10 del Multiplex Victoria di Modena, dove veniva proiettato Sicario, a circa dieci minuti dalla fine è scattato l’allarme. Sul momento, considerando il realismo che offrono gli attuali impianti sonori al cinema, ho pensato a un effetto appartenente alla pellicola. Invece no, era l’allarme di una porta che scattava nel momento più pregnante della storia, il confronto tra Emily Blunt che non vuole arrendersi all’ineluttabilità di un fuoco che, secondo Benicio del Toro, si può combattere solo col fuoco. Dopo alcuni minuti di assordante attesa qualcuno è uscito alla vana ricerca del personale del cinema. Nessuno in vista. Nemmeno all’uscita dalla sala. Bigliettai, addetti al bar, inservienti di varia natura, responsabili: quando sbuffa a pieno regime il multisala sembra una città, ma ora non ce n’era uno che vestisse la caratteristica t-shirt col nome del multiplex stampato sopra. Con il suono dell’allarme ancora nelle orecchie – scattato anche nelle altre sale – la gente defluiva in un’atmosfera surreale. Arrivato alle porte principali mi aspettavo di essere aggredito da una torma di zombie affamati, oppure dalle creature di The Mist, o dai ragni mutanti di Eight Legged Freaks. Ma fuori dal cinema, niente di tutto questo.

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Peccato. Speravo che già nei loro stomaci i dipendenti del Victoria si stessero trasformando in poltiglia da digerire grazie ai potenti succhi gastrici delle mostruose bestie. Da parte mia, immaginavo che in qualche modo me la sarei cavata. Nessuno, nemmeno il più grande dei fessi, o il peggiore dei figli di buona donna, crede di finire ruminato dalle mandibole di un aracnide gigante. Nonostante le membra e il sangue degli empi giustamente fatti a brandelli, e gli atti di eroismo dei giusti valsi loro un’onorificenza alla memoria, io sarei riuscito ad avvertire le autorità e a salvare la città. Me lo sentivo. Il sindaco mi avrebbe dato le chiavi della città. E quelle più ambite di un bilocale a prezzo di favore che cerco da un po’ di tempo. Poi le frementi labbra di Miss Lambrusco, voluta lì dal sindaco, ricolma di voluttà, avrebbero aderito alle mie come una calamita su un frigorifero. E a quel punto sì, un biglietto che chiedeva vendetta perché andava rimborsato avrebbe finalmente trovato pace. Ma fuori, oltre le titaniche porte a vetri del cinema, c’era solo la notte. Non della stessa temperatura delle labbra di Miss Lambrusco, ovvio, ma insolitamente calda per essere ottobre.

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