Kreosote Book Cover Kreosote
AltaVia
Neo progressive
2016
CD
I/UK
White Knight Records CDWK1016
58:48

 

Una buona notizia. Il made in Italy ha ancora estimatori. Ma questo - per moda e quant’altro - già si sapeva. È insolito, piuttosto, riuscire a esportare musica, in principal luogo se si tratta di progressive rock. Il caso della ‘sacra trimurti’ anni settanta è raro e – finora - irripetibile. Riuscire a pubblicare con l’imprimatur di una etichetta estera, in questo caso l’inglese White Knight Records, faccenda di Robert Reed dei Magenta e Will Mackie degli Hoggwash, è difficile. Oggi quanto mai.

Gli AltaVia ci riescono sin dal disco di esordio, Girt Dog del 2010, per poi consegnare alla White Knight il seguito sei anni e nove brani dopo intitolati complessivamente Kreosote. La fretta non è la specialità della casa.

Meglio così: il mercato globale è sempre meno mercato e sempre più globalmente intasato di offerte che tra l’una e l’altra ne passassero 10, di anni, nessuno ne sentirebbe la mancanza. Non io, per lo meno. Meglio così due volte: perché gli AltaVia offrono un prodotto che sa di genuino e maturo al punto giusto, fatto stagionare e consegnato al mondo con tempi che sanno di ciclo naturale: peculiarità che non è solo dei prodotti della terra ma anche dell’uomo. Così come dell’arte, anch’essa soggetta a maturazione e ‘stagionalità’.

Per questi motivi Kreosote non è una parata colorita, eccessiva e festante, di carri allegorici. Ma un insieme di brani che inizia scaldando il motore a basso regime di giri, si immette in carreggiata con estrema attenzione, e parte per un viaggio sonoro che offre quei confort derivanti dalla consapevolezza tanto delle proprie capacità quanto dei limiti.

Inoltre, c’è una mappa per arrivare a destinazione. Da qualche parte. Dove vuole la band. In direzione di quei confini che sono punti di riferimento: It Bites, Francis Dunnery - con i quali i ragazzi, in parte della provincia di Modena in parte di Bologna, hanno avuto abboccamenti - Marillion post Fish, Mike And The Mechanics.

Neo progressive, che bada più all’architettura del brano che ai solo - che pure non mancano -, che non sceglie la via più facile: l’esibizione di un elemento sfavillante, sparso qua e là, per coprire uno sfondo di generale inconsistenza.
E poi, sorpresa!, la più temibile ‘prova del nove’ per qualunque band italiana che ci si provi - cantare in inglese - è superata senza grossi patemi.

Non entrerà nella lista dei migliori titoli dell’anno - 2016 - Kreosote, ma disco e band col tempo potrebbero guadagnare posizioni nelle preferenze degli appassionati del genere. Hanno bisogno di un buon lavoro di marketing e di suonare dal vivo. Cosa sempre più difficile. Ma gli ascoltatori di buona volontà, quelli che si impegnano sul pezzo, negli AltaVia potrebbero qualcosa di piacevole e – come successo a me – inaspettato.

 

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