Invisible Airships Book Cover Invisible Airships
Amgala Temple
Psichedelia, Prog Rock, Jazz rock
2 11 2018
CD, LP, Download
Norvegia
Pekula Records, P-Vine Records
45’ 17”

 

Biografia

Trio proveniente da Oslo, gli Amgala Temple sono costituiti dal chitarrista Amund Maarud, dal bassista Lars Horntveth, e dal batterista Gard Nilssen.
Presi singolarmente hanno alle spalle una lunga serie di esperienze con artisti come Jaga Jazzist, Susanne Sundfør, Todd Terje, Morudes, Bushman’s Revenge, a-ha, Trondheim Jazz Orchestra... fino al ruolo di leader del batterista nella Gard Nilssen’s Acoustic Unity,
Insieme sono invece al primo disco e fautori di una psichedelia trita – quella del terzetto chitarra/basso/batteria, tutta evoluzioni strumentali, supportata da synht noiosamente abusati con intento da trip spaziale – che grazie a Dio, anzi a Odino, riescono con acume e sagacia sonora a deviare dal corso più prevedibile per farne qualcosa di oltremodo maturo.

Discografia

Invisible Airshps (Pekula Records, 2018)

 

Per paese di provenienza, tipo di formazione e genere musicale – ma anche per lo stile della copertina – gli Amgala Temple portano alla memoria i Tangle Edge. Ma Lars Horntveth, bassista uso alle tastiere, il chitarrista Amund Maarud che dal cognome non si direbbe di chiare origini norvegesi, e il batterista Gard Nilssen, rispetto ai loro connazionali assurti alla ribalta della scena psichedelica nello scorso millennio sono la cosiddetta evoluzione della specie. Una spanna, o due, superiori. Per tutto: tecnica individuale, coesione d’insieme, ampiezza della visione del disegno sonoro.

Non c’è solo psichedelia tout-court tra le spire di Invisible Airships, ma i trascorsi di bluesman e tanta concretezza hard di Amund Maarud puntellano, ad esempio, la impervia costruzione di Bosphorus.
L’autocelebrativa Avenue Amgala è la punta di diamante dell’album, questo sì un esempio di psichedelia per un nuovo corso che mantiene un piede nello storico passato e con l’altro muove un passo in avanti, verso un futuro i cui cieli forse saranno solcati da invisibili e inimmaginabili, a tutt’ora, dirigibili (airships). Merito soprattutto della voce della chitarra che si tinge di echi westcoastiani pur mantenendo sfumature del tutto personali. Ma anche di un gioco di squadra unitario e compatto. Fleet Ballistic Missile Submarine, dall’intro sussurrata, pare concedere tregua, ma l’arrivo di un organo inaspettato che accenna una melodia vagamente sinistra, insieme a una ritmica lenta e cadenzata, preludono a un travolgente crescendo che si compie in quasi 10 minuti di intrecci fiammeggianti di chitarra, basso e batteria che sanno di riuscitissima jam.

Al contrario, il seguente The Eccentric, offre l’idea di una brano più strutturato, pensato in partenza su una bella melodia, dove eccentricamente – appunto –svettano le tastiere di Lars Horntveth. Gli oltre 10 minuti conclusivi di Moon Palace si dipanano sulla falsariga di Fleet Ballistic Missile Submarine: uno start timido, anche più graduale e attendista, che serve a scaldare gli strumenti per una fuga in avanti dall’andamento sinusoidale, tra picchi di furore e cali di tensione. Forte di una melodia affascinante che fa capolino a tratti, proposta e condita in arrangiamento quasi da western, in modo morriconiano.

Negli ultimi tempi molte band scandinave si sono fatte portatrici del verbo psichedelico. Alcune coniugandolo in nuove, o solo differenti, guise. Aggiungendo più che altro grinta e confusione. Soprattutto quelle che si adoperano per il solo linguaggio strumentale. Amgala Temple, come detto in apertura, hanno quel quid in più, evidentemente portato in dote da esperienze più educate come quelle di Horntveth e Nilssen.

Padronanza dei mezzi tecnici, brillantezza e lucidità sono le solidissime basi su cui si erge Invisible Airships. Strano, per un genere dove la perdita di coscienza è quanto mai alla base del trip sonoro o no, ma estremamente efficace.

L’augurio è che Amgala Temple non sia una scappatella ma un solido un progetto che ha futuro.


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