Antologia personale N. 2 Book Cover Antologia personale N. 2
Urania, n.° 569
Isaac Asimov
Fantascienza
Arnoldo Mondadori Editore
27 6 1971
Tascabile, brossura, formato 19 x 13 cm
168
300 lire

  Dopo avere presentato la prima parte di Antologia personale di Isaac Asimov, ecco il secondo appuntamento. Antologia personale N. 2, che uscì a ridosso del primo volumetto, presenta altri quattro racconti consigliati dallo stesso autore e corredati da una breve introduzione per ciascun titolo scritta di suo pugno. Cosa che non fa che impreziosire ulteriormente una antologia che raccoglie the best of one of the best.

Pubblicato nel giugno del 1951 su Astounding Science Fiction, Coltura microbica è scritto come una piece teatrale. Fondamentalmente quattro personaggi – un fisico atomico che ha sbroccato, un collega che vuole reintegrarlo in un programma segreto poiché insostituibile, uno psichiatra e un poliziotto che indaga – e trenta pagine di dialoghi fitti. Con un continuo viaggiare tra i massimi e i minimi sistemi, dalle stelle al mondo dei batteri. Sarebbe perfetto per essere portato a teatro, così com’è. Fantascienza, d’accordo, ma anche incursione tra le psicosi, le malattie mentali, le fragilità umane. Una percezione della realtà che anche questa volta anticipa la visione di Philip Dick. Quello che percepiamo è davvero ciò che siamo soliti definire ‘la realtà’? In qualche modo Coltura microbica porta alla memoria X-Pax, bel film del 2001, ma flop al botteghino, con Jeff Bridges e l’oramai esodato hollywoodiano Kevin Spacey.

Se cercate uno psicodramma nello spazio, ecco Condotto “C”. In realtà in uno spazio angusto; una cabina passeggeri nella quale vengono rinchiusi e tenuti prigionieri i civili di una astronave fatta prigioniera dai Kloro, con i quali la Terra è in conflitto. È la riproposizione del classico schema à la Agatha Christie, con cinque/sei tipi umani, uno opposto all’altro, costretti a convivere in una casa, un albergo, su un treno: il cinico, il pavido, il vecchio militare in pensione, il ragazzo in balia degli eventi, il colono rozzo. E il piccoletto che nessuno tiene in considerazione ma si rivelerà di ben altra pasta. Un po’ come per Coltura microbica, Asimov dà il meglio nel tratteggiare le psicologie, con dialoghi affilati e pertinenti. Solo quando comincia l’azione, in un eccesso descrittivo che dovrebbe alzare la tensione ma in realtà la flette, il racconto perde di mordente.  Prima edizione: Galaxy, ottobre 1951.

Il terzo racconto, la cui prima edizione risale all’antologia New Tales Of Space And Time del 1951, ha un che di machiavellico, non in senso lato ma nel suo significato più vero, cioè politico. Un gioco di sottile strategia, una partita che si consuma tra i due soli protagonista nell’arco di una vita. Da una parte Richard Sayama Altmayer, che da giovane sposa la causa del pacifismo e rifiuta di arruolarsi ma crescendo diventa un leader federalista alla ricerca dell’unione di tutti le colonie terrestri che si sono sparse nel cosmo ma vogliono l’indipendenza; dall’altra Geoffrey Stock, il suo più caro amico di gioventù diventato il suo più acerrimo nemico, che prima intraprende la carriera militare e poi diventa il Coordinatore della Terra, la massima autorità politica/militare del pianeta. Per una buona causa è un racconto che Asimov, dando dimostrazione di conoscenza e passione per la storia – di Grecia e Roma antica –, gestisce con ‘crudele’ lucidità, confondendo le acque fino alla rivelazione finale. Una storia che si risolve alla luce del “fine che giustifica i mezzi” e si sublima in un finissimo paradosso: il ‘cattivo’ che combatte apertamente il ‘buono’, rendendogli difficile l’esistenza, non solo concretizzerà la sua visione delle cose, ma consapevolmente – a rimborso della sofferenza procurata – consegnerà il suo nemico alla futura memoria celebrativa dell’umanità.

Chiude l’antologia Mosche, racconto che Asimov dice essere stato inserito in un paio di antologie horror nonostante il testo non contenga efferatezze. Ha ragione lo scrittore a considerare questo suo breve lavoro come avulso al genere perché non mette brividi o contiene particolari raccapriccianti. È la storia di tre uomini che, ex compagni di scuola, si trovano dopo anni per la classica rimpatriata alla quale nessuno, in fondo, vorrebbe veramente essere. Eppure il racconto sorprende, dopo una buona esposizione dei caratteri dei tre personaggi, grazie alla ‘classica’ risoluzione all’ultima riga. Anche se non è uno dei racconti migliori del ‘buon dottore’. Trovò posto in origine tra le pagine di The Magazine Of Fantasy And Science Fiction del giugno 1953.

 

 

 

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