Antologia personale N. 3 Book Cover Antologia personale N. 3
Urania, n° 570
Isaac Asimov
Fantascienza, Fantasy
Mondadori
11 7 1971
190 x 130, brossura
142
Lire 300

  Con il terzo volume si completa la raccolta di racconti di Isaac Asimov intitolata Antologia Personale e pubblicata da Urania in tre parti. In virtù del fatto che comprende lavori più brevi rispetto ai due libri precedenti, nonché di ispirazione più varia, questo è il titolo della triade più piacevole da leggere.

 

Al di là della bravura nel passare da un registro all’altro, dal tono del dramma a quello della commedia con estrema facilità, ciò che più sorprende di Asimov, e non è la prima volta, è la capacità di ‘leggere’ il futuro, non solo a livello tecnologico. Per quanto riguarda società e costume, come vedremo, le intuizioni del “buon dottore” sono quasi sbalorditive.

Tra le pagine di Junior, il nome di un automa che  comincia a sviluppare i ‘sintomi’ dell’autocoscienza, pubblicato in origine su Star Science Fiction Stories, antologia di inediti del 1953, Asimov prevede per mezzo di uno dei protagonisti:

Avevamo grandi idee su quell’arnese: grandissime. Avremmo potuto installarlo su navi e aeroplani. Dai e dai se fossimo riusciti a renderlo abbastanza piccolo si sarebbe potuto installare su un’automobile. L’applicazione in campo automobilistico era quella che soprattutto ci interessava. Supponete d’avere un piccolo calcolatore sul cruscotto collegato al motore e alla batteria e dotato di cellule fotoelettriche. Potrebbe scegliere il percorso ideale, evitare le altre auto, fermarsi ai semafori, regolare la velocità a seconda del terreno.

Pensato 65 anni fa, genera una certa impressione. Ciò che è riassunto nell’ultima riga è la sperimentazione che stanno portando avanti in questi giorni aziende come Amazon o Google che si sono gettate nel campo della produzione di auto avveniristiche… per loro: non per Asimov che sarebbe autorizzato a indicarle come ‘antiquate’, se non altro nel concetto.

Lo stesso, una lucida sbirciata sul futuro, lo scrittore lo fa con Una così bella giornata – ancora su Star Science Fiction Stories ma nel 1955 – prevedendo il dilagare, odierno come non mai, di una ‘piaga’ come quella dell’igienismo. Quando al piccolo Richard viene chiesto a scuola di fare un componimento intitolato “Se poteste scegliere di viaggiare su qualche antico veicolo, quale scegliereste, e perché?”, il ragazzino legge alla classe che prenderebbe lo stratoscafo:

“Viaggia lento, come tutti i veicoli, però è igienico. Poiché viaggia nella stratosfera, deve essere ermeticamente chiuso, e non si prendono le malattie.”

D’altro canto, nello stesso racconto, lo psichiatra Sloane che dovrebbe correggere il comportamento di Richard (affascinato dalla bellezza dell’uscire all’aperto e sporcarsi, in un mondo dove ci si teletrasporta da un luogo chiuso all’altro) si pone il problema della “disoccupazione teconologica”, tema di dibattito attuale.

Ma anche Crumiro, per la prima volta su Science Fiction Stories del gennaio 1957, riflette sulle paure di una società fobica. Un planetoide colonizzato entra in crisi perché ricattato da Ragusnik, l’addetto al riciclo dei rifiuti, compresi quelli organici umani, perché stufo di venire trattato come un intoccabile: anche la comunità di Altrovia ha paura del ‘contagio’ derivante dalla sporcizia. Lamorak, un sociologo terrestre che atterra sulla roccia per studiarne la comunità troverà una soluzione, ma la sua è una vittoria di Pirro. Di nuovo Asimov maneggia temi, usando la popolazione di Altrovia con tutte le sue ombre, i divieti e le intolleranze, che usa come un gioco di specchi che riflette psicosi e distorsioni dell’organizzazione sociale come la conosciamo qua sulla Terra. Il racconto si distingue come uno dei pochi dell’intera produzione dell’autore dal finale amaro.

Inserire il lato A nell’incastro B – su Magazine of Science and S.F. del dicembre 1957 – è un divertissement scritto in diretta durante l’ospitata in uno studio televisivo. Asimov si lascia scappare che è in grado di scrivere un racconto dovunque e in qualunque momento. Ovvio che gli venga lanciata la sfida di produrne uno sul momento. Lo scrittore ha a disposizione solo una ventina di minuti ma riesce a comporre questo corrosivo lampo di ironia. Nelle note che corredano il racconto su Urania, però, l’autore confessa un piccolo ‘trucco’: aveva ipotizzato l’evento così da abbozzare nella sua testa una traccia.

In un eccesso di autopromozione mi fregio di avere usato un simile espediente al concorso di scrittura istantanea indetto dalla 21° edizione del OZU Film Festival, a Formigine (MO) nel lontano 2013, dove raggiunsi il podio. Ma devo dire che il mio compito era anche più difficile, perché il racconto andava elaborato su un argomento preciso rivelato dalla giuria al momento del via della competizione. Sono stato abbastanza bravo nel piegare quello che avevo in testa al soggetto del concorso, e molto fortunato. Lo dico a beneficio dei pochissimi lettori che ho, e del mio futuro biografo – ironia chiama ironia – poiché a differenza di quanto fatto da Asimov il mio racconto non vedrà mai la luce, nemmeno nel caso dovessi trovare riconoscimento postumo. Magari su Altrovia dopo essermi accaparrato il posto lasciato vacante da Ragusnik l’intoccabile. Il fatto è che il racconto scritto a matita su fogli di comunissima carta formato A4 se non erro, rimase nelle mani dell’organizzazione che avrebbe dovuto stampare una antologia che – all’ ‘italiana’ come spesso accade – non vide mai la luce.

Stregone moderno – appannaggio di Magazine of Fantasy and S.F. del luglio 1958 – è una riuscita incursione nel territorio del Fantasy con intento puramente comico. Il colpo di ala consiste nel fatto che Asimov riesce a prendersi gioco, in maniera magistrale, di due giganti della musica popolare americana come il librettista William S. Gilbert e il compositore Arthur Sullivan – probabilmente la coppia di autori più famosa del musical di ogni tempo.

Ma anche meglio, in ambito di parodia, fa Playboy e il dio limaccioso – da Amazing Stories, marzo 1961 – esilarante quadretto imperniato sui ‘classici’ alieni dalla forma di ragno che rapiscono le cavie umane da studiare senza capirci una acca. Un meccanismo perfetto, in forma di commedia degli equivoci già bella che pronta per essere portata a teatro senza cambiare una virgola, che prende magistralmente per i fondelli la più famosa rivista erotica al mondo e insieme la fantascienza di serie B, quella dei pulp degli anni ’40 infarciti di astronaute prosperose vittime di sovraeccitati mostri bavosi. Se Stregone moderno ironizzava su Gilbert & Sullivan, Playboy e il dio limaccioso avrebbe suscitato l’invidia, l’avesse mai letto, di Neil Simon.

Una previsione azzeccata Asimov la fa anche con La macchina che vinse la guerra, uscito su Magazine of Fantasy and S.F. dell’ottobre 1961.

“Ho ancora bisogno di questa roba perché il denaro mi sembri una cosa vera.”

Lo afferma uno dei tre protagonisti riferendosi alle monetine di metallo, indovinando che il mondo sarebbe passato da una economia fondata sullo scambio di merci solide, prodotte da un lavoro altrettanto congruo, alla volatilità della finanza.

Mentre per mezzo di Mio figlio il fisico – che arricchiva Scientific American del febbraio 1962 – lo scrittore fa centro perfino sui risvolti che assumerà la moda di questi nostri tempi:

La ragazza aveva i capelli di un verde mela chiaro.

E non vedete attorno a voi, oggi, ragazze e donne che portano i capelli di questi colori in tonalità più o meno accese? Poi continua tricologicamente Asimov:

(…) quando ancora non si portavano le chiome a strisce o pallini.

Vedrete, ci arriveremo.

Vale la pena citare come il racconto andava a corredare una geniale trovata pubblicitaria escogitata dalla Hoffman Electronics Corporation, società di comunicazioni che associava un racconto inedito a un inserto pubblicitario sulla rivista citata. Provate un po’ a fare il paragone con quanto sono in grado di fare oggi i professionisti della pubblicità.

Infine Occhi non soltanto per vedere, comparso la prima volta su Magazine of Fantasy and S.F. dell’aprile 1965. Nel primo volume di Antologia Personale, Asimov ricorda come Notturno sia considerato il suo racconto migliore, affermazione corroborata dai premi e plausi raccolti nel corso degli anni. A mio giudizio, Occhi non soltanto per vedere lo batte per distacco. Probabilmente perché pur avendo una formazione tecnica ho uno spirito umanistico. Di certo perché il breve racconto è quanto di più vicino alla poesia abbia espresso la letteratura di fantascienza breve. Chiunque pensa che la SF sia roba – ma proprio ‘roba ‘ – abborracciata, senza profondità, o stile, dovrebbe ‘passare’ di qua, leggere, e togliersi il cappello. O in mancanza inchinarsi.

Come accaduto tante volte nel mondo dell’arte, l’opera venne in prima battuta rifiutata dallo stesso committente: Playboy. Evidentemente Hugh Hefner aveva buon gusto in fatto di ragazze ma tentennava sulla letteratura. Mi è sempre parsa stupida – ma soprattutto futile e priva di significato – ogni tipo di lista che certifichi i migliori dieci o addirittura il migliore, qualunque sia il campo. Cosa che va di moda oggi come non mai. Entrano in gioco troppi fattori, tra di loro incompatibili, che certificano l’esercizio come privo di vero fondamento. Ma fossi forzato a prestarmi al giochino, per quanto riguarda mr. Asimov, Occhi non solamente per vedere è il primo titolo che citerei, indipendentemente dalla posizione finale che andrebbe a occupare nella mia personale lista. Non ci penserei un attimo. Quando lo lessi da ragazzo mi commosse. E lo fa anche ora, come allora, con la stessa intensità.

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