Se ne va un altro pezzo di storia della musica rock. È trapelata solo un paio di giorni dopo l’accaduto la notizia che Keith Emerson è stato trovato privo di vita nella sua casa di Santa Monica, California, terra nella quale si era stabilito dopo il divorzio dalla prima moglie. Non starò qui a tracciarne la carriera in modo approfondito, lo farà chi nei prossimi giorni ci lavorerà con passione, o solo per lucrarci su – come accade spesso in questi casi – tramite l’ennesima pubblicazione rabberciata e spacciata per sincero tributo. Il mio è solo un ricordo emotivo. Poche parole sui primi pensieri che porta alla mente un avvenimento così imprevisto e spiacevole.Keith Emerson

Gli Emerson Lake & Palmer sono stati il vertice della popolarità e della ricchezza raggiunti dal prodigioso tastierista, e il primo super gruppo in area Progressive rock. Dopo un paio di dischi, forse tre, il trio ha cominciato a essere uno dei bersagli preferiti della critica, anche al di là dei propri demeriti. Della critica dei loro tempi e, sempre più acidamente, di quella a venire. Rappresentavano la parte più ‘esagerata’ del Progressive rock, un genere già bistrattato a prescindere: campioni dell’eccesso coreografico, della platealità, del solo ad libitum, di un tecnicismo esasperato per i tempi, di un successo planetario che non si riesce quasi mai a perdonare, nemmeno quando giustificato.

Gli EL&P non entrano nella lista dei miei preferiti(ssimi), ma benché non apprezzi in maniera incondizionata la loro musica non ho mai messo in discussione la qualità dei musicisti. O la bontà di alcuni dischi: su tutti l’esordio, poi la fenomenale suite di Tarkus, buona parte di Trilogy. La sentimentale predilezione che nutro per il bombastico Brain Salad Surgery è cosa a parte.

emerson 3

Ricordo di come Emerson, almeno per un decennio, si giocasse la palma del migliore – nella categoria “Tastieristi” – nei referendum dei lettori sui magazine musicali più popolari. Lui e Rick Wakeman degli Yes, sempre loro due, entrambi ritenuti una spanna sopra tutti gli altri per quanto bravi. Ricordo che Trilogy fu uno dei primissimi vinili a entrare in casa mia, da appena adolescente.

E della soddisfazione che mi derivò, nel 1976, quando Honky Tonky Train Blues interpretata da Emerson venne usata come sigla di chiusura di Odeon, trasmissione Rai che fece epoca, dal fatto che mio padre esprimeva ammirazione per uno dei musicisti che mi piacevano. Una sorta di legittimazione di quella mia passione, la musica vissuta in modo così viscerale, che quando sei un ragazzino pieno di insicurezze non sai mai se valga solo per la tua cerchia o abbia valore assoluto.

keith-emerson-corretta

La vita di Keith Emerson più che movimentata è stata travagliata. Musicalmente e umanamente. Il riconoscimento nei Nice, la consacrazione negli EL&P accantonati e rispolverati in continuazione, la carriera solista, i progetti estemporanei, le colonne sonore, il divorzio che gli porta via il patrimonio, il declino, le operazioni alla mano e alla schiena che ne hanno minato fisico e futuro. Il successo che arriva travolgente e lentamente scivola via, cosa che non si riesce a giustificare ma soprattutto ad accettare.

emerson 2

Però l’amore della gente, tantissima anche al di là dello zoccolo duro degli EL&P, non è mai scemato. Non capita spesso nel rutilante mondo dello spettacolo, scandito da stagioni passeggere, fatto di facciate dietro alle quali si nascondono ombre o addirittura il nulla, che la gente ti ricordi per lungo tempo, sei non sei abile a rimanere sotto la luce dei riflettori, sempre vestito dei paramenti del vincitore.

Poteva essere un valido motivo per resistere, per trovare forza e conforto, per ottenere quella spinta che altre volte aveva permesso al musicista inglese di uscire da tanti brutti momenti. Ma il ‘male oscuro’ è uno dei più difficili da contrastare. Difficile perfino riuscire a individuarlo, se chi è depresso non chiede aiuto per orgoglio, o se chi dovrebbe vigilare si distrae.

Dispiace tanto che Keith Emerson se ne sia andato, in questo modo brutale risulta anche più triste. Nelle nostre case, nelle nostre orecchie, nelle nostre memorie resta quello che ha registrato. Il suo spirito aleggia sulla sua musica, così la sua musica su di noi. Una parte di quello che ha fatto resta immortale. Cosa che riesce solo ai migliori.

(Visited 141 times, 1 visits today)