Assassinio sull’Orient Express Book Cover Assassinio sull’Orient Express
Giallo
Kenneth Branagh
Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley, Lucy Boynton, Serhij Polunin, Olivia Colman, Manuel Garcia-Rulfo
Patrick Doyle
30 novembre 2017
Usa
114'
4 12 2017, cinema Raffaello


Un bel film che prova a ripristinare il classicismo del cinema hollywodiano aggiornandolo alle esigenze di un pubblico più giovane facendo ampio ricorso alla computer grafica, con la quale vengono realizzate parte delle scene in esterni dominate da bufere di neve e massicci montagnosi che aggiungono un accento estetico quasi fantasy. Aggiungendo per certo un brivido – freddo – al brivido.

Che a Poirot, in esterni vestito leggero, non può che fare un baffo.

 

Una indagine per un movente macchinoso e possente quanto il treno delle meraviglie sul quale viaggiano Hercule Poirot – il detective più bravo del mondo, per sue stesse parole –, un gangster assassino di origini italiane, e 12 indiziati che danno vita al tipico giallo à la Agatha Christie, nello specifico già portato sullo schermo almeno un paio di volte. Nel 1974 da Sidney Lumet – con un cast magniloquente che accoglieva in wagon lit da Sean Connery ad Anthony Perkins, e da Ingrid Bergman a Lauren Bacall tra le donne – e nel 2001 per una ben più modesta versione televisiva.

Kenneth Branagh

In questa sorta di versione di Assassinio sull’Orient Express da ‘futuro antico’ Kenneth Branagh ci sguazza con abilità, sia nei panni del detective belga dai prodigiosi mustacchi e dal temperamento eccentrico, sia in quelli del regista che ha voglia di stupire, grazie a inquadrature dinamiche, a un generoso uso della cinepresa in movimenti ‘rotondi’.

L’attore Branagh si trova peraltro in ottima compagnia: la parata di vecchie glorie della recitazione non è al pari delle leggende del primo tentativo di oltre quarant’anni fa, impegnate a pieno vapore come la sferragliante locomotrice o solo di contorno, ma i vari Willem Dafoe, Judi Dench, Penélope Cruz, Derek Jacobi, Michelle Pfeiffer, e la più giovane Daisy Ridley, rendono la visione un piacere che va oltre la ricerca del colpevole. Perfino Johnny Depp “Cassetti” riesce a liberarsi delle smorfie da Jack Sparrow che lo avevano sin qui condannato a una sorte anche peggiore della maledizione della Luna Nera.

Johnny Depp

Dato tutto questo, sul fondo della vicenda si percepisce una sorta di retrogusto dalla retorica classista, del “buon selvaggio” che diventa il “buon Signore”, quasi uno spot a favore della classe dirigente del periodo: chi compie l’efferato delitto, dalle molteplici coltellate, vuole vendicare la figura del padrone, un facoltoso colonnello e inappuntabile padre di famiglia; coraggioso, giusto, e immancabilmente generoso. Figura mitica in odore di beatificazione.

Judy Dench

A ben guardare, suggerisce in più la stessa morale che si presenta come un rigurgito di acidità di stomaco a rovinare la perfetta cena, non è neppure il caso di esagerare nel pensare di rovesciare l’ordine sociale delle cose: perché se il ricco e il potente hanno concesso un osso o il grasso della bistecca che male fa alla buona salute ma va bene per i cani che scodinzolano e ne fanno la felicità, per un villano che viene salvato – il Dr. Arbuthnot, giovane di colore finanziato negli studi dalla vittima – tutti gli altri appartenenti alla servi(schiavi)tù rimarranno tali – e con lo sguardo ben fisso al pavimento – fino alla tomba.

Willem Defoe

Ma questo è solo un giallo, no? Un prodotto di intrattenimento. O forse no, a dare retta alla teoria che vuole qualunque gesto, qualunque scelta, un atto politico. Comunque sia, e comunque la si pensi, o la si veda, la pellicola che pellicola più non è, Branagh, e torniamo all’inizio, ci sa fare. E ha buon fiuto.

Perché Assassinio sull’Orient Express, con una formula di recupero sulla quale pochi avrebbero scommesso, ha  battuto la spompata concorrenza (fatta in buona parte di commedie italiane sempre più inette) e ha avuto, in un periodo in cui la vita di un film in sala è paragonabile alla durata di un botto di fine anno, e sta ancora avendo, durata Duracell.

Di certo gli incassi permetteranno al cineasta inglese di realizzare il secondo remake che sul finale già si preannuncia, Assassinio sul Nilo.
Con relativo corredo di altre vecchie glorie e navigate star, più o meno gonfiate al botulino, rifatte o strafatte, ma che rappresentano pur sempre il vero classico nel classico.

 

 

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