Atomica bionda Book Cover Atomica bionda
Azione, spionaggio, thriller
David Leitch
Charlize Theron, James McAvoy, John Goodman, Til Schweiger, Eddie Marsan, Sofia Boutella, Roland Møller, Toby Jones, Bill Skarsgård
Tyler Bates
17 8 2017
USA
115
27 8 2017, cinema Raffaello, Mo

 

Ecco quello che trovate in percentuale in Bionda atomica, film misto fritto a base di azione & spy thriller: una manciata di “Bond, James Bond” – o James Bomb, in questo caso? –, dosi abbondanti di sparatorie e scazzottate à la John Wick, e un pizzico, lo sfondo, di Funerale a Berlino – ma nel caso del film inglese di Guy Hamilton del 1966 con Michael Caine parliamo di qualcosa molto più sofisticato. Ne esce questo piatto ipercalorico fatto di botte spaccaossa per lunghissimi tratti, ammazzamenti a profusione, poliziotti della Berlino Est che valgono quanto i soldati messicani agli ordini del sergente Garcia di Zorro – con un ceffone se ne buttano giù dieci come fossero birilli al bowling.

E poi tradimenti, doppio e tripli giochisti, tanta musica New Wave dell’epoca –  siamo nella Berlino del novembre 1989, alla vigilia dell’abbattimento del Muro – sparata (giustamente!) a tutto volume, e infiniti primi piani sulla glaciale bellezza di Charlize Theron. Glaciale, la bella spia, al punto da essere avvezza a fare il bagno in una vasca riempita di cubetti di ghiaccio per riprendersi dalle randellate prese (quelle date sono di più), ma che comunque non disdegna il caldissimo amplesso lesbo con una collega francese, l’unica a lei – Lorraine Broughton, agente del MI6 britannico, forse – fedele. La scena più eccitante del film e probabilmente il motivo per il quale è vietato ai minori di 14 anni. In un’epoca nella quale ti basta accendere lo smart phone che tutti i ragazzetti hanno, digitare la parola “porn” su Google, e aspettare che nel giro di un secondo ti si apra il girone infernale dei lussuriosi in tutta la sua irraggiungibile, abissale profondità. La censura funziona con una logica che non capisco.

In rete vi capiterà anche di leggere che Atomica bionda avrebbe una valenza di metafora politica o qualcosa di altrettanto complicato. Certo, come ce l’hanno i Tre Porcellini che mettono sotto il Lupo Cattivo. O Calimero che non è nero ma solo sporco.

A me pare che il succo del discorso – la morale? – sia quello di una spia – concetto che per sua natura non ha nulla di nobile – che se la cava facendo la commedia. Senza remore e dunque anche peggio. Punto. Ma ammesso che un succo del discorso vogliate trovarlo, armatevi – anche voi spettatori – di strumento adatto: micro o telescopio, sonar, radar, un fidato paragnosta… perché per trovarlo dovete avere la pazienza, la bravura e la fortuna del ricercatore. Come detto, qui si sguazza nell'alta adrenalina dell'automa John Wick, piuttosto che solcare la superficie del sottile aplomb dell'agente Harry Palmer.

Come accade sempre più spesso Atomica bionda prende vita da un graphic novel: The Coldest City di Antony Johnstone – proprio senza “h”, non c’è refuso – e Sam Hart, del 2012. ‘Stile’ che il regista David Leitch, ex stuntman che si trova dietro alle scene di combattimento di John Wick, appunto, riesce a ricreare sullo schermo non solo causa l’ectoplasmico spessore psicologico dei personaggi (che francamente in questo genere di cinema non è più necessario), ma soprattutto grazie al bell’utilizzo di didascalie a colori flou che danno le coordinate sul luogo dell’azione. Per la totale, irrisolvibile cupezza di una Berlino che sa un po’ della Los Angeles di Blade Runner, ma molto di più della Praga infestata di vampiri discotecari di Blade.

Si tratta, alla fine, di un film di immagini, una mostra di belle istantanee messe in movimento, che funziona bene quando lo spettatore stacca il cervello – talvolta insieme allo sceneggiatore – o proprio non si accorge che ci vogliono fare credere, solo un esempio, che al cinema a Berlino Est – nel quale si proietta Stalker di  Andrej Tarkovskij – si entrava non solo senza pagare il biglietto alla cassa, ma con i capelli di colore rosso per uscirne con i soliti (di Lorraine) biondo platinato. (Sarà stata un parrucca? E quando l'ha buttata?).

Se si fa troppa attenzione ai dialoghi, o perfino all’intreccio della trama molto risaputo e un po’ sbracato, si perde empatia. Meglio guardare in modo voyeuristico e godere del appeal da icona di Charlize Theron, della esotica Sofia Boutella (l’ultima Mummia), di Toby Jones (il Truman Capote di Infamous), e perfino John Goodman. O di tutte le facce da truci killer del KGB – gente che dovrebbe passare inosservata ma perfino Ben Turpin inquadrerebbe al classico miglio di distanza –, fisico da King Kong, che per abbatterli devi spararli e malmenarli di brutto per un quarto ciascuno.

 

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