Avengers - Infinity War Book Cover Avengers - Infinity War
Fantasy, Super eroi
Anthony e Joe Russo
Christopher Markus, Stephen McFeely.
Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Don Cheadle, Tom Holland, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Anthony Mackie, Sebastian Stan.
Alan Silvestri
25 4 2018
USA
149’
25 4 2018, cinema Raffaello.

 

Il nuovo film Marvel che doveva rappresentare una specie di ‘albo (cinematografico) speciale’ si rivela una fumosa serie di sketch da Festival del Super-eroe, dove sul palco uno si avvicenda all’altro facendo a sberle invece che cantare. Raccontando barzellette, laddove non si mettono in atto, mentre l’Universo va a catafascio: Bruce Banner, paradigmatico, che per tutto il film prova a trasformarsi in Hulk senza riuscire.

Nel seguito già programmato potrebbero sbloccare la situazione dotandolo di una pillola di Viagra. E dato che si annunciano Thor al femminile e uomini ragno di colore, farlo diventare blu. Come un puffo.

 

C’è questo mascellone di nome Thanos che si è messo in testa che deve fare spazio nell’Universo falcidiandone metà della popolazione. Perché il piano di sfoltimento riesca – parole sue, “con uno schiocco di dita” – ciò che deve fare è raccogliere le sei Gemme dell’Infinito, che sono ciò che resta di Nemesis, e incastonarle su un apposito guanto che in siffatta guisa gli conferirà una potenza mai sperimentata da altro essere vivente. Neppure da un titolare di Master Card con credito illimitato.

Josh Brolin/Thanos

Lo aiutano nel folle progetto i figli che sono schifezze indicibili – ma con chi copula costui? – e servitori del male, vari, altrettanto orridi.

Dall’altra parte, quella dei buoni, si è fatto le cose in grande e si schiera la nazionale mondiale/interplanetaria/mitologica dei super eroi che vanno da Iron Man a Hulk, dai Guardiani della Galassia a Thor, dall’Uomo Ragno all’ultimo gioiello di casa Marvel che porta il nome di Black Panther.

Twang, sbrang, kaboom, kapow: tutti quanti se le danno di santa ragione.

Tom Holland/Uomo Ragno

A New York buoni e cattivi, fronteggiandosi, sventrano mezza metropoli ma pare che non ci siano danni collaterali. E va bene (?). Ma poi, qui e là nel cosmo o in qualche recondito andito terrestre ci si spara l’un l’altro addosso di tutto, da colpi di arma da fuoco, ad automobili, tir, alberi, mezzi palazzi, raggi di energia di portata cosmica – per venire infine trapassati da parte a parte da lance e coltelli come si fosse nel Medioevo – senza venire scalfiti. Figurarsi tirare le cuoia una volta per tutte e liberarsi davvero di qualcuno. Salvo, dopo battaglie epiche e duelli titanici, un paio di asgardiani di contorno e Gamora (che potete giurarci, con pirotecnico escamotage saranno resuscitati alla prossima puntata).

Benedict Cumberbatch, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo, B. Wong

Tutto questo gran darsi da fare, tentare di rompersi le corna a vicenda, tra rimbalzi come di pupazzi, sballottamenti e urla gutturali, dura almeno per due ore senza grosso esito. E ancora minore coerenza.

La stessa che sfoggia Gamora, figlia putativa di Thanos che per tutto il tempo va sbandierando quanto odi il padre mascellone, per tentare di ucciderlo, pentendosi poi di averlo fatto (ma ovviamente non è così), e ritornare pochi minuti dopo all’idea di partenza. E avanti così, in un andirivieni dove vale tutto e il contrario di tutto. Compreso una miriade di battute da cabaret degli esordienti che – al netto degli ultimi titoli Marvel che hanno preso a scivolare lungo la stessa china – francamente hanno stufato: sapete, le facezie del supereroe che di fronte alla torta di compleanno come all’imminente scomparsa dell’umanità deve inevitabilmente condire con la freddura – al minimo puerile – che non aggiunge nulla. Anzi, che dai uno, dai due, dai tre non fa che azzerare la già scarsa dose di pathos e ridurre tutto al vuoto cosmico.

Chris Hemsworth e i Guardiani della Galassia

In un momento storico dove il fumetto sta guadagnando velocemente terreno avvicinandosi, agli occhi di pubblico e critica, alla letteratura considerata di rango, Avengers – Infinity War – che in origine è appunto un fumetto – viaggia al contrario. Si presenta come un gioco che si autogestisce e non permette interazione emotiva. Che si può solo guardare, non ‘giocare’, in modo inerte. Senza coinvolgere. Senza emozionare perché non offre modo di immedesimarsi, di prendere le parti di qualcuno, di temere per le sorti di qualche altro. Fare il tifo. Perché nessuno si fa male. Sono tutti di gomma. Che neppure brucia. E se manca ogni tipo di drammaturgia, anche minima, indispensabile a qualunque linguaggio narrativo, non importa se ‘alto’ o ‘basso’, cosa resta?

Chadwick Boseman, Chris Evans, Scarlett Johansson, S. Stan

L’universo Marvel fa uso di personaggi che non sono così dissimili da quelli della mitologia classica, ma questa conserva un fascino immarcescibile esattamente perché narra di gesta/fatti impossibili prendendosi seriamente. Nella mitologia classica chi sbaglia, o chi è vittima designata, o coraggioso e si oppone al suo destino, paga o fa pagare il conto. Uomini e semidei non importa. Gli dei no, già avevano la loro immunità parlamentare personalizzata. I super eroi di Avengers – Infinity War sono come i lottatori di un incontro di wrestling su un ring di dimensione galattica. L’unica certezza che danno è l’assoluto senso di finzione. Che non ti offre mai la possibilità di levitare dalla poltrona per ‘volare’ al centro dello schermo e ‘sentirti’ trascinato dal flusso della narrazione. Ciò che fa il cinema quando funziona.

Tanto rumore, davvero troppo, per nulla.

 

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