Metamorphosis Book Cover Metamorphosis
Axon-Neuron
18 2 2016
CD
Progressive rock
USA
Autoprodotto

 

Se in un’aula magna mettessimo 500 appassionati di Formula 1 e 500 appassionati di musica rock, alla domanda “Cosa ci ha dato di buono Akron, Ohio, USA?”, gli appassionati di auto risponderebbero in coro “boh?”, nonostante nella piccola città yankee risieda il quartier generale della Goodyear; mentre i rockettari sarebbero tutti un’alzata di mani per rispondere: “Devo!”, “Chrissie Hynde!”, “Maynard James Keenan!”, “The Black Keys!”, “Joseph Arthur!”.

Quel fesso di Tremonti ignorava non solo che con la cultura si mangia, ma che la musica – che rientra nel grande insieme della Cultura - è più potente di una pur potente voce  dell’economia, la sua materia, come il produttore di pneumatici Goodyear. Da Akron, che a questo punto sembra avere qualcosa che sviluppa lo spirito artistico dei ragazzi, provengono anche gli Axon-Neuron, nutrita e coraggiosa formazione dedita al progressive rock nella sua più bella accezione.

Una band che guarda indietro ma soprattutto avanti, e si guarda intorno. Prende elementi, spunti, idee, le più astruse, e rielabora a proprio modo. Metamorphosis, il loro terzo lavoro, è un doppio CD che mette in confusione - cioè rende confusi e felici – tanto è l’abbondanza di trovate, tutte di primi livello, che sciorina una dietro l’altra. Un difetto? Fosse stato condensato su un solo disco, questo lavoro, il bollino con la pericolosissima parola ‘capolavoro’ io l’avrei appiccicato senza indugio. In tal modo, invece, mi sento obbligato a limitare il giudizio a lavoro che raggiunge per lo meno l’eccellenza. [Ma è vero che dischi che partono con questo piglio, con il passare del tempo solitamente acquistano ulteriore valore].

Il motivo, e la cosa che stupisce sopra ogni cosa, è che su Metamorphosis si passa da Prelude I e Postlude I (ma ci sono anche i II, e vale lo stesso giudizio) che sono nelle mani di un’orchestra a 14 elementi – e miele per le orecchie – agli episodi più tellurici, intricati eppure fluenti, con insolita naturalezza, per un mondo sonoro dove le diversità, o gli opposti - yin/yang, acustico/elettrico, classico/metal, strumentale/quasi impossibile da cantare -, convivono pacificamente.

Non si spaventino gli snob, i puristi, gli intellettuali che storcono il naso di fronte alla parola metal, perché se è vero che per gli Axon-Neuron valgono paragoni con Echolyn e Djam Karet, ma allo stesso tempo Dream Theater, è altrettanto vero che Robert Fripp si è sempre compiaciuto degli “heavy Crimso” – sue parole – e che tra gli echi che risuonano tra le infinite pieghe di questo sorprendente disco si possono trovare sia gli heavy Crimson di Starless quanto quelli soft di Prelude: Song Of The Gulls.

A proposito di KC e Fripp, poi, proprio come per la band inglese, dietro agli Axon-Neuron, si staglia il talento di uno su tutti: Jeremey Poparad, autore della monumentale quantità di musica e testi. Unico della formazione a restare al suo posto dagli inizi e per tutti i tre dischi che sono nel carnet della band.

Purtroppo il progressive rock, nonostante un felice ritorno di fiamma, non tornerà più ai vecchi splendori, in quanto a fama, dunque i Devo rimarranno ancora a lungo il biglietto da visita più noto della comunità musicale che fornisce lustro al nome della città. Ma se la fortuna li assiste, questi ragazzi – o Jeremey Poparad e chi lo accompagnerà di volta in volta - hanno le  qualità per spazzare via tutta la concorrenza, e non solo di Akron.

Per essere fighi, tra i migliori 10 dischi dell’anno bisogna mettere Radiohead e un nome dell’area post-rock. Sempre. Agli altri 9 non ho ancora pensato, ma per i migliori 10 del 2016, Metamorphosis è in lista.

 

(Visited 105 times, 1 visits today)