Bambinate Book Cover Bambinate
I coralli
Piergiorgio Paterlini
Drammatico, noir
Einaudi
5 9 2017
Brossura
152
16,50

 

Codesta dunque l’innocenza infantile? No, Signore, no, mio Dio, essa non esiste. Sant’Agostino, Le confessioni

Non fa sconti a nessuno Piergiorgio Paterlini, autore di Bambinate, pubblicato in settembre da Einaudi. Né agli adulti né, tanto meno, ai lupi travestiti da agnelli, i bambini. Quelli che non hanno pietà, anzi affilano le zanne, quando sentono il bersaglio delle loro crudeltà in palese stato di impotenza. È quanto succede all’indifeso Semo, il nomignolo che si usa in Emilia per beffeggiare qualcuno, per offenderlo senza mezzi termini. Lo si urla anche allo stadio, all’arbitro che ha fatto un torto a Bologna, Sassuolo, Reggiana, (Modena non più, dato che è sulla soglia del fallimento)… o a un giocatore dell’altra squadra che si accascia per terra, anche se il poveretto si è fatto male davvero: “semo, semo, semo”.  Scemo. Il nome di Semo all’anagrafe è Denis, balbetta un po’, è un introverso, un solitario. Ermes, Maurizio, Franco, Olmo sono i suoi aguzzini. Lo tormentano senza sosta. Il venerdì di passione del 1965, il 16 aprile, la squadraccia picchia Denis, lo umilia, lo costringe a salire sulla collina della Montagnola dietro la chiesa del paese, dove verrà denudato e legato mani e piedi alla croce che sovrasta la modesta altura. Tutti hanno visto: dal bidello della scuola al sacerdote, le zitelle timorate di Dio e chissà chi altro, ma nessuno ha capito o è intervenuto. Neppure il protagonista del romanzo, l’io narrante che è lì insieme al gruppo, e pur odiando i soprusi, le ingiustizie, pur sapendo che dietro i silenzi di Semo si celano intelligenza e sensibilità, non alza un dito contro di lui ma neppure spende una parola per difenderlo. Solo cinquant’anni dopo, da lungo tempo residente negli Stati Uniti dove si è fatto una famiglia, nell’aprile del 2015, ancora in periodo pasquale, decide di tornare al paese per chiudere col passato e mettere a tacere i tormentati ricordi. Romanzo scritto con grande padronanza della lingua, in un’alternanza di stili che mischia frasi incalzanti – prive di punteggiatura, o fonde nella stesso periodo descrizioni e pensieri dei personaggi – a brani scevri da vezzi di stile, Bambinate ha il ritmo di una locomotiva che viaggia lanciata su un binario senza ostacoli fino al momento della resa dei conti: la cena di classe dei vecchi compagni che si sono in buona parte persi di vista. E proprio in quel momento, quando imprime l’accelerata finale, a poche pagine dalla risoluzione che non si può svelare perché il romanzo ha oramai assunto i toni del noir, la narrazione comincia, direbbero gli appassionato di F1, a perdere di grip. Non è un peccato mortale la scelta di finire col ‘botto’; ma sa tanto di scelta oculata (altrimenti detta commerciale), quella brusca sterzata che fa di un romanzo che scandaglia il lato oscuro, sempre difficile da esplorare e rendere con veridicità, un buon soggetto per un film che – non ci sarebbe da meravigliarsi – venisse realizzato in termini di tempo non troppo lontani. Ma si tratta della ciliegina sulla torta della quale non c’era bisogno, che rischia di fare sballare la glicemia, e quel perfetto punto di equilibrio dove la finzione si confonde con il vero, che Paterlini era stato così bravo a costruire sin lì, in oltre cento pagine di appassionante racconto. La regola della rivincita perfetta vuole che la vendetta si serva fredda. Ma mezzo secolo per vestire i panni del vendicatore sono troppi. Trasformano un piatto freddo in una confezione di surgelati. Come sembra fin troppo semplice la trasformazione di un uomo normalissimo, con dei sani principi morali, in un improvvisato ma quanto mai efficace killer in poche battute. Si fosse fermato un passo prima – come fatto con grande sapienza nella ricostruzione della cattiveria ai danni di Denis – Paterlini avrebbe spiazzato più lettori  (quelli che si aspettano sempre il fatto di sangue) e compiuto, per quanto mi riguarda, un piccolo, grande, atto di letteratura senza sbavature. Il nocciolo del libro è la crudeltà dei ragazzini verso i proprio consimili, bersaglio che Bambinate centra in pieno. Sarebbe stato più attendibile – di certo plausibile – continuare ad aggirarsi attorno a quel centro, in modo concentrico verso l’interno. Perché quello che mette in evidenza il romanzo è che la violenza psicologica può essere superiore, o di pari crudeltà, di quella fisica. In questo l’autore è molto bravo. Peccato che abbia voluto dare ‘dignità’ di risolutore a un uomo correo per ignavia. Un punisher, ora che ha cittadinanza americana, che non ha capito che la più efficace delle vendette, dopo 50 anni, sarebbe stato concedere agli empi – falliti di estrazione sociale indefinita verso il basso – di vivere una lunga vita di lenta espiazione. Una condanna all’ ‘ergastolo bianco’ da scontare inconsapevolmente.

 

Nato a Castelnovo di Sotto (RE) nel 1954, Piergiorgio Paterlini ha dato alle stampe una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti in Francia, Spagna, Olanda e Stati Uniti.
Tra i fondatori del periodico satirico Cuore, dopo avere abbandonato il giornalismo a tempo pieno ha scritto programmi per la TV, la radio, testi per il teatro e la sceneggiatura del film Niente paura, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010.
Scrive per la Repubblica e per l’edizione online di L’Espresso, all’interno della quale si trova il suo blog Le nuvole: http://paterlini.blogautore.espresso.repubblica.it/

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