Andrà tutto bene” e “Tutto andrà bene”. Sono le due versioni dello stesso slogan che sventola un po’ dappertutto. Sullo sfondo dell’arcobaleno, simbolo di un mondo lontano. Lo slogan in sé mi sembra una stupidaggine: è una frase che ricorre in tanti film e telenovela, i peggiori. Al capezzale del malato terminale, l’amico o la fidanzata dice il più delle volte: “Andrà tutto bene”. Sono due naufraghi in mezzo all’oceano da una settimana, accerchiati da squali e piovre giganti, ma ecco uno dei con fede incrollabile fare coraggio all’altro: “Vedrai, andrà tutto bene”. Poi dice che gli sceneggiatori a Hollywood sono sottopagati.

È quel “tutto” che stride. Vittime ed economia sono comprese lì dentro. A loro non andrà bene. Vi invito a mettere fuori dalla finestra un telo/foglio di carta/poster nelle declinazioni che ancora mancano: “Bene tutto andrà”, “Andrà bene tutto”, “Tutto bene andrà”. Diamo libero sfogo alla creatività – è assodato oramai, scientificamente (?) – che contraddistingue il popolo italiano.

La notizia del giorno è che è Pasqua. Sorpresona. Come quella che troveranno dentro l’uovo di cioccolata in molti. Simbolo di risurrezione, di rinascita. Auguriamoci che sia davvero così. Perché tutto andrà bene se una volta tornati alla normalità si farà tesoro delle drammatica esperienza. Che significa una netta presa di posizione della base (della piramide) nei confronti della cima.

Intendo dire che l’uomo ha sempre convissuto con virus e batteri – meno letali e pubblicizzati, questi ultimi, ma estremamente pericolosi – ma l’evoluzione tecnologica – paradossalmente – ne ha aumentato la minaccia e il tasso di virulenza: oggi i virus viaggiano in aereo e gratis, il biglietto per loro lo paga la persona infetta che lo trasmetterà in giro agli scali e alla meta. Il passato insegna – anzi, ci dice, perché in realtà l’uomo pare non avere ben colto la summa di tante lezioni – che pestilenze e flagelli immani – per fare un esempio la Febbre Spagnola che nel 1918 ha causato c-i-n-q-u-a-n-t-a m-i-l-i-o-n-i di vittime – sono state dimenticate nel giro di (relativamente) breve tempo. Che sono andate perfino scomparendo dai libri di storia, almeno di quella che andrebbe insegnate. Questo per sottolineare che fino a poco tempo fa, e prima di Covid-19, malattie infettive sono comparse e ricomparse con regolarità: solo che per fortuito caso sono rimaste confinate a un solo continenti (Africa, Australia…) e non hanno assunto i contorni della pandemia. Di modo che disinformazione e/o concertato insabbiamento hanno rintuzzato tutto sotto forma di notiziola da due minuti di tiggì.

Ora, tutto andrà bene solo nel momento in cui, alla fine dell’emergenza, verranno destinati fondi in quantità biblica per la ricerca. Ma tanti. Tantissimi. Cifre impensabili fino a oggi. Che convergano da tutto il mondo verso i migliori centri di ricerca. Su Covid, Ebola, Sars e altre decine di virus letali si sa pochissimo, quasi niente. Lo spiega in maniera inquietante e affascinante – per oltre 600 pagine – David Quammen, giornalista del National Geographic, nel suo libro Spillover – L’evoluzione delle pandemie.

Qualcuno, spiega Quammen, da molto tempo prospetta un Big One che non riferisce a San Francisco inghiottito dall’oceano causa il terremoto, ma che indica una pandemia che si porterà via l’intera umanità. Il meccanismo di trasmissione all’uomo si chiama zoonosi, che sta a significare il passaggio del virus da un animale il più delle volte selvaggio verso l’uomo. Ma il più delle c’è prima un passaggio intermedio: cioè prima virus-animale serbatoio, poi animale serbatoio-animale amplificatore, infine animale amplificatore-uomo. L’uomo è stato contagiato da cavalli, pappagalli e cocorite da compagnia, galline, maiali, zanzare, zecche… senza parlare di tutte le porcherie piumate o pelose che vanno masticando i cinesi: un vecchio proverbio dello stesso paese dice che i cinesi della Cina meridionale “mangiano tutto ciò che vola tranne gli aerei”.  

La prossima volta potrebbe essere un gatto o un cane, che sono presenti nelle case di tutti gli italiani, l’animale amplificatore. E allora “ciaone”. Pensate che un giorno possa succedere, e pensate agli enormi interessi finanziari dietro la floridissima industria degli animali da compagnia che potrebbe fare da freno allo spargersi della notizia. Di solito funziona così, i casi sono molteplici: il denaro e gli interessi bloccano qualunque decisione, anche la verità più drammatica e di vitale importanza viene occultata finché si può, se ci sono in ballo cifre astronomiche. Nel frattempo verrebbero infettate miliardi di persone. Fantascienza? Fino a oggi sì. Domani chissà.

Ma oggi come detto è Pasqua. E dunque viva la vida loca. Auguri a tutti. Amici vicini e lontani. Nemici vicini e lontani. Ai quattro gatti in buona salute che si ricordano di me perché forse devo loro qualcosa e alla miriade che non gliene frega un tubo o peggio mi vuole male. Auguri al mondo intero, Islam bonita compreso. Auguri all’Italia costretta in casa ma che tutto sommato se la cava bene, ma soprattutto auguri e in bocca al lupo a quelli che già se la passavano male e oggi si trovano costretti in un garage. Auguri a chi applaude i calciatori che si tagliano – o gli tagliano – lo stipendio e a chi invece pensa che se uno guadagna la miseria di oltre 80.000 euro non può accollarsi una tassa per aiutare i più deboli. Auguri a chi oggi mangia l’abbacchio e a chi invece è talmente abbacchiato che se la caverà con un toast se tutto va bene. Auguri a chi può farsi un bel caffè caldo con la moka e a chi è obbligato ad andare in giro per la città alla ricerca di un distributore automatico che mentre siete in fila un drogato sta prendendo a calci per ottenere il resto e probabilmente quando verrà il vostro turno sarà – la macchina – fuori uso. Auguri a chi oltre al Covid deve schivare le insidie della guerra e auguri ai malati di tutti i generi. Auguri a belli e brutti. Magri, falsi magri e grassi. Falsi e basta. Senza distinzioni. Almeno oggi, in questa zona franca meteo, ché il buon Dio nel giorno della resurrezione dell’amato figliolo ci ha offerto con cielo sereno e sole che scalda, ché anche le membra hanno le loro necessità. E poi Gesù se ne ritorna al mondo con una mutanda e coperto di un lenzuolo: sta a vedere che senza un bel raggio di sole si busca pure il raffreddore, a seguire la polmonite, data la debolezza, e vai sapere se non lo portano subito in terapia intensiva ora che si liberano posti. Appena uscito da una mini-quarantena di due/tre giorni (il terzo giorno è resuscitato, secondo le scritture). 
Auguri infine a chi vi ama e pure a chi vi rifugge nonostante voi vi gettereste nel fuoco per loro. Auguri a chi vi non vi ha mai degnato di uno sguardo o neppure incontrato. Perché un giorno chissà.    

Tutto bene andrà. Trallellero. Trallalà.


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