Benvenuti a Marwen Book Cover Benvenuti a Marwen
Drammatico, Biografico, Animazione
Robert Zemeckis
Robert Zemeckis, Caroline Thompson
Steve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Janelle Monáe, Eiza González, Gwendoline Christie, Leslie Zemeckis, Neil Jackson, Conrad Coates, Falk Hentschel, Matt O'Leary, Nikolai Witschl, Patrick Roccas, Alexander Lowe
Alan Silvestri
10 1 2019
USA
116’
12 1 2019 – cinema Astra, sala Rubino

 

È colpa mia. È solo colpa mia. Sono stanco. Sono stanco di essere solo. Sono stanco di vergognarmi.

 

Sono le parole di Mark Hogancamp, un tempo illustratore e fumettista, la cui vita è andata in pezzi dopo essere stato vittima di un selvaggio pestaggio da parte di un gruppo di teppisti omofobi. Dal giorno del brutale assalto l’uomo ha perso la facoltà di disegnare, gran parte dei ricordi, e vive nel terrore. Fino a identificare i suoi assalitori nei nazisti che Hogie, la sua  versione bambolotto, deve affrontare senza sosta nelle sue fantasie.

Captain Hogie

Per trovare una ragione di vita Hogancamp si è inventato un villaggio, dislocato nel Belgio della Seconda Guerra Mondiale, abitato dal capitano Hogie, suo alter-ego di plastica, e dal piccolo esercito di donne, in formato di bambola, che nella realtà hanno contribuito alla sua salvezza: dalla ragazza che era di turno al bar la sera dell’aggressione alla badante russa che lo segue tutti i giorni, dalla fisioterapista con una gamba sola che l’ha aiutato nella riabilitazione fino alla cuoca mozzafiato del locale nel quale Hogancamp guadagna qualche dollaro facendo piccoli lavori, polpette comprese.

Steve Carell

Quando libero, l’ex illustratore allestisce tra l’erba del giardino di casa il set dove prendono vita le avventure di Captain Hogie e delle sue pupattole armate fino ai denti: uno scatto dopo l’altro che Hogancamp  fotografa con l’inseparabile reflex giapponese Pentax. In modo così mirabile che la mostra organizzata dal nipote di Roberta, la donna che gestisce il negozio di hobbistica nel quale Hogancamp compra le bambole, gli conferirà giustificata notorietà.

Carlala

Dire che Benvenuti a Marwen è un gioiello di puro cinema di intrattenimento è quasi sminuirne il valore. Semplicemente perché il più recente lavoro del (quasi sempre) sorprendente Robert Zemeckis è superlativo in fatto di spettacolarità, o di senso del fantastico, chiamatelo come volete ma fatelo senza vergognarvene: il cinema inteso come spettacolo puro, quando a questi livelli, è altrettanto artistico quanto quello cosiddetto impegnato. Ma qui, al di là del godimento offerto alla pupilla dalla parte animata, quella delle mirabolanti avventure di Hogie e delle sue ragazze contro i sadici pupazzetti nazi, c’è anche la morale.

Spicciola finché volete, ma sufficiente a dare da rimuginare a chi per forza di cose al cinema cerca il messaggio: Zemeckis ci dice che la fuga in altri mondi – cosa della quale è un grande esperto – è un’arma, di difesa in questo caso, a doppio taglio: se da una parte il protagonista del film riesce a surrogare la vita che gli è stata sottratta con quella immaginaria che ‘vive’ a Marwen, dall’altra è essa stessa ad alzare uno steccato che separa il protagonista dalla realtà che gli scorre accanto. Una realtà che gli ha portato via tutto ma che ancora, quando Mark prenderà coscienza e ritroverà coraggio, gli offre una seconda occasione.

Anna

Come sempre più spesso negli ultimi tempi, il bellissimo film del regista di Ritorno al futuro – dal quale, a mo’ di citazione, ‘estrapola’ la Delorean che Hogie fornisce come macchina del tempo alla strega che vorrebbe fuggire con lui una bella quantità di anni luce oltre – è basato su una storia vera, e in particolar modo sul documentario Marwencol, di Jeff Malmberg, del 2010. Sembra però che il mio entusiasmo sia condiviso da ben pochi spettatori.

In Italia Benvenuti a Marwen non sta andando bene, e in patria è stato irrimediabilmente bollato come flop e posizionato sulla stessa scia di Macchine mortali di Peter Jackson, l’altro grosso disastro commerciale della Universal che per il film di Zemeckis dovrebbe perdere, si stima, qualcosa come 50-60 milioni di dollari. Davvero sorprendente, soprattutto se si pensa, giusto per fare un esempio, a un altro titolo che è intrattenimento puro e a base di computer grafica: Black Panther, campione di incassi della scorsa stagione e accozzaglia di stupidaggini che messo sul ring insieme a Benvenuti a Marwen risulta, come un pugile groggy, quanto mai grossolano e senza uno straccio di sottotesto.

Leslie Mann

Ma questi – O tempora o mores – sono i tempi che viviamo, e il gusto della gente si esprime in questi termini. Non fidatevi delle recensioni. Non di quelle negative che abbondano. E datemi retta: andate a vedere questo gioiellino prima che lo tolgano dalla sala perché non reggerà ancora per molto.

Le ragazze di Hogie

Due parole infine su Steve Carell che è sugli schermi anche con Vice, bravissimo a passare con naturalezza dal ruolo del politico con una spanna di pelo sullo stomaco a quello del confuso e tenero Mark Hogancamp. Ma fosse stato ancora vita, il ruolo sarebbe stato perfetto per Robin Williams: e senza nulla togliere, come già detto, a Carell, l’indimenticato protagonista di L’attimo fuggente avrebbe guadagnato a Benvenuti a Marwen quella stella in più capace di trascinarlo dallo status di bellissimo lavoro di creatività a quello di capolavoro.

 

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