Amore!”, fa lei.

Lui si inginocchia ai suoi piedi.

Lei abbassa lo sguardo, il viso solcato da un sorriso traboccante sentimento.

Lui appoggia una ciotola per terra e svita il tappo di una bottiglietta che era inclusa nella ciotola, in un geniale sistema ad incastro.

Amore, dai” – insiste lei.

Il botolo dà una slappata annoiata all’acqua nella ciotola e inizia a tirare il guinzaglio. Era lui l’ “amore”. Mica il pirla che gli versava da bere.

A pochi metri c’è il lago. Tutta l’acqua che volete. Il pulcioso animale andava fatto volare in acqua. Come si faceva coi bambini quando gli si insegnava a nuotare. Bastava sapere annaspare, poi ti portavano al largo e ti lasciavano libero di affogare o arrivare a riva. Arrivavi. Garantito.

In quella zona del lago sostano due cigni, bianchi ed enormi come iceberg, per la parte sotto l’acqua, quella che non si vede. Mangiano ogni cosa che si muove. Sono i padroni incontrastati della piccola baia che si è formata in quell’angolo di lago a Toscolano Maderno.

La bestiola, che “amore”, avrebbe imparato a nuotare. Velocemente se voleva portare a casa il pelo. E avrebbe bevuto a sufficienza. Certo non acqua pura come quella che sono soliti mettergli a disposizione gli apprensivi padroni. Perrier, chissà.

Per una volta avrebbe bevuto l’acqua nella quale si bagnano, e tra una bracciata e l’altra di tanto in tanto mandano giù, tanti bagnanti. Poveretto, però: il botolo declassato per un momento a essere umano. Che brutta esperienza. L’avrebbe segnato per il resto della vita. Povero “amore”.

Del resto che ci vuole a portare un po’ di acqua da casa? Mica devi farti chilometri su chilometri a piedi nudi, come certi disgraziati, per un secchio di acqua marcia se va bene. Perché questa è la culla della civiltà. Vero, “amore”?

 

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