Black Hills Book Cover Black Hills
Luca Mazza
Western, Horror, Weird Fantasy
Mosca Bianca edizioni
23 1 2019
Brossura con alette, Kindle
160

  Non ricordo alcun accenno al riguardo, dunque penso che ai miei tempi, sui libri di scuola non ci fosse alcun accenno. Su quelli che finiscono nelle cartelle oggi non saprei. Fatto sta che Giuseppe Garibaldi, dopo l’impresa di Marsala e a Guerra di Secessione americana iniziata, nel 1861 è stato in procinto di salpare per gli Stati non ancora Uniti per ingrossare le truppe dell’Unione. Addirittura ‘invitato’ da Abraham Lincoln in persona. Per ben due volte. Pensate quale doveva essere la fama dell’eroe dei due mondi, al quale il presidente americano si rivolgeva pubblicamente in tale modo: chiedendo

all’Eroe della libertà di prestare la potenza del suo nome, il suo genio e la sua spada alla causa della Repubblica stellata.

Qualcosa di strabiliante, se si pensa ai lenti e sparuti mezzi di comunicazione di allora. Garibaldi la prima volta non andò perché richiese chiaramente di avere la certezza di combattere per la fazione che avrebbe abolito la schiavitù – cosa che ne certifica una volta di più la statura morale e umana – quando ancora gli stati americani del nord nicchiavano poiché vedevano nello schiavismo, esattamente come i Confederati, una chiara risorsa economica. La seconda volta, invece, nel 1862, dopo la famosa ferita alla gamba rimediata in Aspromonte, e dopo assicurazione comprovata dell’adesione da parte di Lincoln – che gli aveva promesso il grado di generale – alla lotta contro lo schiavismo, fu un maldestro incidente diplomatico dell’ambasciatore americano Teodoro Canisius a mandare tutto all’aria. Peccato. Garibaldi, come Cesare, era uno di quei condottieri protetti da un Fato superiore che gli uomini non potevano battere sul campo di battaglia: solo per mano di traditori, o a seguito di trame cospiratorie disegnate nell’ombra, lontano dalla gloria del fronte sul quale risultavano invincibili, potevano soccombere. Pensate alla letteratura che ne sarebbe fiorita. Alla manna per Hollywood. Tentativo messo in atto da Luca Mazza, bolognese prossimo ai trent’anni, che con Black Hills, dopo una manciata di racconti sparsi per il web e un secondo lavoro lungo, Riviera Napalm, ma scritto a quattro mani, firma il vero e proprio romanzo di esordio. Lo scrittore parte da Garibaldi che non solo ha combattuto tra i ranghi dell’esercito dell’Unione con buona parte dei fedeli volontari al seguito, ma una volta dismessa “la giacca blu” continua a servire la legge come sceriffo. Sposando una squaw che gli ha dato due bambini, un maschio e una femmina, morta subito dopo il parto. L'italico condottiero – che diventa, in modo guascone, simpatico e irriverente, Red Jo – a quel punto ha settanta anni e più voglia di riposare le ammaccate membra che menare colpi per una giusta causa. Ma richiamato in servizio non riesce a esimersi dal suo personale mantra e unico vero tallone di Achille: “obbedisco”. È l’inizio di una sarabanda che lo vedrà affiancare il generale Custer destinato al massacro col suo 7° Cavalleggeri. E – tra il calare dalle Black Hills di torme di creature infernali annunciate da una nebbia ferale e il convergere di alleati avvezzi alla magia come il macumbeiro Ofiuco (che ricorda il vero assistente personale di Garibaldi, uno schiavo brasiliano liberato dal nizzardo) ed eroine che sparano con fucili dalle cartucce esorcizzanti, tra prostitute dal cuore d’oro che millantano tra gli ‘utenti’ Charles Dickens e indiani pezzi di marcantonio che si palesano gay – molto molto di più. Black Hills è un romanzo che qualcuno definirebbe breve. In realtà è denso e si ammanta dell’indispensabile. Un volume snello che si legge con una certa impazienza, dotato dei tempi e della tensione giusti. In altre parole è un lavoro senza fronzoli: quelli per decine e decine di pagine, sempre più frequentemente, gonfiano i libri solo per arrivare al numero giusto di pagine. Un difetto però ce l’ha, ma è un problema dell’autore: Mazza ha grande padronanza della lingua, ma talvolta, quando sembra di essere finiti – e non sai come – per leggere una frase tratta da I promessi sposi, esagera. Eccede nell’uso di vocaboli eruditi, di rarissimo uso, coniando frasi che, gravate di un alto peso specifico, rischiano di ingolfare un motore che altrimenti canta che è una bellezza. Volete un esempio?:

Il cesio delle stigmati lingueggiò all’acciaio placcato in spirali d’accusa.

È lo scotto che spesso pagano i giovani autori desiderosi di dimostrare la loro bravura. Forse al secondo tentativo non arriverà il less is more degli anglosassoni, ma ricordare che i grandi concetti si esprimono con le parole più semplici non è una sconfitta, bensì una vittoria che riesce ai più maturi. Mazza deve molto anche ad altre arti dell’intrattenimento, al fumetto, e al cinema in particolare. Ci sono scambi di battute tra personaggi che sembrano tratti dai film di Sergio Leone, per non parlare delle pellicole di John Carpenter che vanno da La cosa – citata con precisione plateale:

Red Jo vide una testa mozzata partorire zampe ossute e prendere il largo come un crostaceo

a The Fog e Distretto 13 - Le brigate della morte. O ancora pellicole meno popolari, soprattutto tra i potenziali lettori di Mazza, come il magnifico Io sono Valdez di Edwin Sherin e con Burt Lancaster:

Garibaldi si alzò e andò alla cassapanca. C’era un’uniforme stirata degli Stati Uniti, sepolta sotto una camicia rossa che da Montevideo al Volturno aveva sanguinato di libertà.

Efficace crogiolo di storia alternativa, Western classico, Weird Fantasy e Horror, Black Hills merita attenzione e la lettura, fortemente consigliata nella versione cartacea. Non solo per godere dello sfogliare le pagine, ma anche per la bella copertina. Particolare – importante - che accomuna tutti i lavori sin qui pubblicati da Mosca Bianca edizioni. Nome azzeccatissimo, per un operatore culturale che – soprattutto nell’asfittico panorama italiano - lavora davvero con rara e certosina creatività.


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