BLAKkKLANSMAN Book Cover BLAKkKLANSMAN
Biografico, dramma, commedia
Spike Lee
Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott
John David Washington, Adam Driver, Laura Harrier, Topher Grace, Jasper Pääkkönen, Ryan Eggold, Paul Walter Hauser, Ashlie Atkinson, Corey Hawkins, Ken Garito, Robert John Burke, Harry Belafonte, Nicholas Turturro, Alec Baldwin
Terence Blanchard
27 9 2018
USA
135’
30 9 2018, cinema Raffaello, sala 3

 

Se il film di Roberto Andò è ispirato a una storia vera, il nuovo film di Spike Lee si basa, dicono i titoli di testa, su una fottuta storia vera. E per non smentirsi BLAKkKLANSMAN funziona proprio fottutamente bene.

In cosa consiste la differenza tra i due film? Nel semplice fatto che Spike Lee quando ci si mette riesce a coniugare impegno civile, commedia irresistibile, dramma profondo, e cinema allo stato puro – azione e/o effetto speciale – per il gusto di stupire/o divertire, sé stesso in primis e gli altri con magistrale efficacia. Insomma tutto ciò che manca a Una storia senza nome e tanti film italiani visti negli ultimi tempi.

 

Non che si voglia fare gli esterofili a tutti i costi, anzi lavori come Dogman fanno venire voglia di tirare fuori la bandiera tricolore e la vuvuzela. Ma le occasioni sono così poche che lo straccetto rischia di stingere e la trombetta di uscire dal baule del ciarpame inutile solo in occasione del carnevale o del prossimo mondiale al quale la nazionale italiana di calcio si qualificherà. E non è detto che sia il prossimo in data 2022.

John David Washington

Sparato a zero sul provincialismo italico che attanaglia le nostre arti in genere si torna a bomba su   BLAKkKLANSMAN che di ordigni da piazzare nelle case degli attivisti afroamericani non ne risparmia, insieme alla consumata smania di certi cittadini USA di sparare a destra e a manca. Americani candeggiati bianchi senza macchia che si trastullano affiliandosi a demenziali organizzazioni come il tristemente noto Ku Klux Klan.

Il merito principale di Spike Lee, o la sua originalità, e di BLAKkKLANSMAN rispetto a tanti film sulla lotta di classe razziale che lo hanno preceduto, consiste proprio nell’irresistibile mix tra situazioni da macchietta e dramma puro. Entrambi conseguenza della stupidità dei rappresentanti della presunta razza ariana, e dunque superiore, che vanno ingrossando le fila del Klan. Il cui stesso numero uno a livello nazionale, al secolo David Duke, da fesso qual è si fa prendere in castagna dal detective Stallworth.

John David Washington, Adam Driver

Ron Stallworth, il primo poliziotto di colore di Colorado Spring, lo aggancia per telefono e con estrema facilità, proprio grazie al prodigarsi del Gran Maestro che sveltisce le pratiche per fargli avere la tessera dell’esclusivo klub, riesce a entrare nella cellula razzista della città che sta progettando di portare la morte tra gli studenti del college della comunità afroamericana. Ovvio, anzi “chiaro”, che il detective avrà bisogno di un collega bianco che si spacci per lui ogniqualvolta ci sarà bisogno di materializzarsi.

Jasper Pääkkönen

Da questo momento sarà una girandola di situazioni adrenaliniche. Dal raduno degli studenti neri per ascoltare il discorso dell’aizza popolo Kwame Ture – durante il quale il regista si spende in una sequenza elegiaca sovrapponendo in dissolvenza una cospicua serie di visi dei ragazzi intenti ad ascoltare, ma tutti così fotogenici e privi delle caratteristiche fisiche del vero africano da risultare altamente posticcia: insomma una bella frotta di potenziali nipotini di Sydney Poitier, invece che affini al modello nasone-aspiratutto e labbroni-canotto e capelli- tipo velcro a là Daniel Kaaluya, il protagonista di Scappa – Get out, giusto per dare l’idea di un attore di colore fisiognomicamente ‘attendibile’ che potreste avere visto al cinema, anche se in realtà questi è londinese.

Laura Harrier, John David Washington

Spike Lee ci tiene a dare risalto alla (bellezza della) sua gente, ne fa una questione di orgoglio, ma poi anche lui si piega alla regola quasi inaggirabile della fotogenia che diventa un luogo comune ribaltato per quanto riguarda lo sgangherato gruppuscolo del Klan. Se le ragazze del college sono tutte statuarie (non a caso Laura Harrier che interpreta Patrice Dumas ha iniziato come modella lavorando per American Eagle, L’Oréal, Garnier, e comparendo su riviste come Cosmopolitan, Elle e Glamour), la moglie del più feroce dei millantati ariani, che parteciperà attivamente alla congiura tentando di piazzare una carica di esplosivo a casa di Patrice della quale si è innamorato il detective Stallworth, non solo è stupida ma ha le sembianze di un batrace che non potrebbe assumere migliori sembianze nemmeno la baciasse il Campione Mondiale dei Principi azzurri.

Topher Grace

Pazienza, gli stereotipi fanno parte della giostra delle meraviglie che alimenta il cinema di Hollywood, dove quando va bene come in questo caso a un colpo al cerchio (dei luoghi comuni sopra citati) ne seguono almeno due dati alla botte (del cinema che sa di buono). Ma si tratta di sfumature che non inficiano il valore complessivo di BLAKkKLANSMAN – film dal fottutissimo titolo che scrivere e pronunciare è una impresa. Qualità infusa anche dal cast che, come detto spesso, almeno dal sottoscritto, e per quanto riguarda il cinema a stelle & strisce, se il lavoro è di quelli giusti fa faville dalle star all’ultimo dei comprimari. Da John David Washington e dal lanciatissimo Adam Driver che impersonano il doppio detective Stallworth, ai cattivissimi di contorno Jasper Pääkkönen e Nicholas Turturro (fratello del più famoso John e veterano dei film di Spike Lee), per finire al vetusto Harry Belafonte che è il motore della sequenza più drammatica di fiction – sostanzialmente ‘solo’ un discorso, la riesumazione di un agghiacciante fatto di cronaca.

Ryan Eggold

Di fiction perché a vicenda conclusa, ma senza soluzione di continuità, il regista incolla in coda la sequenza che più spaventa: il girato in tempo reale di una manifestazione a favore dei diritti contrastata dai neonazisti, farneticazioni del presidente Trump, un frammento di discorso del vero David Duke, e l’auto di un pazzo – tutto quanto montato come unica, frenetica sequenza – che si abbatte sul corteo dei manifestanti uccidendo la povera Heather Hayer.

Pochi minuti prima, con l’ultima telefonata di Stallworth, circondato dai colleghi, al Gran Maestro del Klan si ride a crepapelle; ma dalla sala si esce raggelati da un brivido freddo.

 

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