Bohemian Rhapsody Book Cover Bohemian Rhapsody
Biografico, musicale
Bryan Singer / Dexter Fletcher
Anthony McCarten
Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen, Tom Hollander, Jim Beach, Allen Leech, Mike Myers, Aaron McCusker
Queen
29 11 2018
UK / USA
134’
Cinema Raffaello, Modena, sala 1

 

Una foto talmente sovraesposta che la luce appiattisce tutte le asperità e cancella le ombre più cupe. Come si usa fare con Photoshop per le rughe dei VIP da mettere sulle copertine dei magazine patinati.

La storia – intesa come resoconto realistico – e il dramma, dei quali il mondo del rock è intriso, sono tutt’altra cosa.

 

Quando ti spacciano un biopic, ci si aspetta di avere in ritorno verosimiglianza. Il più possibile. E in Bohemian Rhapsody, nonostante gli oh! di approvazione dei fan che nemmeno i bambini nella canzone di Povia, di cose che contribuiscono a comporre un quadro realistico, tanto nella narrazione quanto nella messa in scena, non ce sono troppe.

Freddie Mercury

Prima di tutte il tanto esaltato Rami Malek che veste i panni, sgargiantissimi, di Freddie Mercury. L’ex front man dei Queen è nato come Farrokh Bulsara a Zanzibar, isola che appartiene politicamente alla Tanzania, motivo per il quale era di carnagione scura e occhi ancora più ombrosi.

Rami Malek

Rami Malek ha invece grossi occhioni blu sui quali il regista Bryan Singer – poi sostituito da Dexter Fletcher ma non accredito – ama indugiare a lungo. Anche con primissimi piani che ti fanno pensare che questa sia un’altra storia.

Ben Hardy, Gweelym Lee, Joseph Mazzello, Rami Malek

Tutti dunque a strapparsi le vesti per la straordinaria (dicono loro) somiglianza tra Malek e Mercury; ma che ci voleva a dotare l’attore di lenti a contatto? Già, così però si sarebbe perso l’effetto ‘angelo’. O eletto. Leggenda. O Messia. Farrokh non è biondo e va bene, ma che vuoi negargli un paio di occhi blu? Ché gli occhi sono lo specchio dell’anima, un’anima cristallina, trasparente… mica piena di ombre, butterata di anfratti abitati da demoni.

Ma tralasciando tale aspetto della liturgia mitologico-cattolica-ariana-hol(l)ywoodiana, la stessa che vuole che Gesù Cristo sia più simile a uno scandinavo da set di Vikings che al possibile figlio di madre nata a Nazareth, Israele, e padre forse di Betlemme, in Palestina, una nutrita serie di perle (finte) disseminate con imperdonabile nonchalance, si diceva, fanno di un potenzialmente credibile biopic un improbabile biotrash.

Rami Malek, Lucy Boynton

Qualche esempio? Roger Taylor che si lagna, quando ancora i Queen sono ai primi timidi riconoscimenti, perché non vuole suonare nei pub e nei college, quando il circuito dei college – con auditorium anche da migliaia di posti – è stato di fondamentale importanza per il rock e per TUTTI i suoi maggior protagonisti. E poi la band che si stupisce perché a Top Of The Pops ci si esibisce in playback e invece vorrebbe suonare dal vivo: cosa che sanno anche i termosifoni, e per la quale vale il discorso fatto per i college: alzi il Disco d’Oro la band, le più leggendarie comprese, che non si è prestata, sapendo di cosa si trattava, all’esibizione mimata ospite della più famosa e influente trasmissione TV dedicata alla musica del Regno Unito (e conseguentemente di tutta Europa).

Gweelym Lee, Rami Malek, Joseph Mazzello

Ma di topiche del genere ce ne sono altre, di notevole peso, importanti nel trascinare Bohemian Rhapsody, infiocchettato in stile soap-opera, verso il fondo. Ricordiamo un padre legato ai più ancestrali e retorici valori della famiglia – di origine Parsi e religione zoroastriana –, avvezzo a leggere di Freddie sulla stampa scandalistica come della peggiore checca promiscua in suolo britannico, che risolverà comunque il rapporto col figlio in un caloroso abbraccio con contorno di lacrime; o la notizia di essere preda di un morbo non solo letale ma feroce annunciata al mondo come si trattasse di un raffreddore (peraltro esternata nella realtà in un altro periodo); e i cattivoni (Paul Prentner su tutti, manager personale di Mercury e suo amante cui vengono addossate colpe superiori a quelle effettivamente avute) che saranno puniti, di modo che giustizia & amore trionferanno. E ancora le baggianate sul Live Aid: Bob Geldof i Queen non li voleva perché si erano esibiti in Argentina e Sud Africa, paesi dove vigevano dittatura e apartheid.

Allen Leech, Rami Malek

Scelte che non stupiscono perché in fin dei conti questa è una macchina – col marchio Queen – per fare soldi. E nessuno vuole che un granello di polvere possa infiltrare il rodato motore, per evitare che si inceppi o solo rallenti. Largo allora a un racconto – supervisionato da chi quella macchina la guida – virato al rosa anche in quelle stanze che dovrebbero essere tappezzate di spesso broccato viola tendente al nero funereo. Dove anche le ‘stazioni’ di lancinante dramma sono presentate come ostacoli che si superano con una scrollata di spalle o poco più, e dove tutto, al netto di un definitivo ending (la morte di Mercury), sarà happy (il prosieguo della storia dei Queen).

Rami Malek

Bohemian Rhapsody è diventato il film musicale più visto della storia del cinema e continua a trionfare al botteghino. Così come il brano ha guadagnato la palma della canzone più trasmessa del XX° secolo, o scaricata, o non si è capito bene cosa: interpretate per conto vostro il fumoso “1.6 miliardi di trasmissioni a livello globale sui principali servizi di trasmissione”. Comunque sia, il più di tutti. Notizia strombazzata dalla Universal del cui catalogo i Queen fanno parte. Notizia che, come succede per il mondo della finanza, serve a fare lievitare azioni, quotazioni, e in questo caso gente che si spinge/viene spinta al cinema – ed esce unanimemente soddisfatta o addirittura esaltata – per sciogliere in bocca questo bel cioccolatino bombato di zucchero e cucinato da consumato pasticciere da Bryan Singer.

Mays, real & fake

Un toffee che di cacao, con quel suo gusto amarognolo che si dice faccia bene alla salute, non ha tracce. Tanto più nelle smisurate iridi ‘laguna blu’ di Rami Malek, che al momento di raccogliere premi, potete scommetervi le mutande, farà incetta, continuando ad alimentare il mito ma soprattutto le casse dei Queen: “Sono felicissimo che la nostra musica continui a diffondersi al massimo”, ha dichiarato il chitarrista dei Queen – Brian May – con una certa commozione” (a Vanity Fair). E chi non lo sarebbe, di fronte a certi numeri.

 

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