Captive State Book Cover Captive State
Fantascienza
Rupert Wyatt
Rupert Wyatt, Erica Beeney
John Goodman, Ashton Sanders, Jonathan Majors, Machine Gun Kelly, Vera Farmiga, Alan Ruck, James Ransone, Kevin Dunn, Madeline Brewer, Kevin J. O'Connor, Lawrence Grimm, Ben Daniels
Rob Simonsen
28 3 2019
USA
109’
Sabato 30 3 2019, cinema Raffaello, sala 5

 

Distopia orwelliana che sancisce come cinema di fantascienza di qualità e (grosso) pubblico siano agli antipodi.

Il Grande fratello, nel caso di Captive State, è una razza aliena che ha conquistato la Terra e la domina facendo uso di una quinta colonna costituita da quella parte di umanità che per ragioni di utilitarismo si è schierata dalla parte dei più forti.

Nonostante la disparità delle forze in campo, però, la resistenza non getta la spugna e continua una strenua guerra che a differenza di quanto sottolinea lo strillo del poster – “Oggi riconquisteremo il nostro pianeta” – è ancora lunga da combattere e di esito del tutto incerto. Poster italiano che come da tradizione, oramai, lancia messaggi sempre più fuori fuoco e recita l’opposto di quanto fa l’originale, in modo tutt’altro che ottimista: “Questo non è più il nostro pianeta”.

Ashton Sanders

Ma torniamo al film, che si focalizza sul destino di Chicago stretta nella morsa delle legge marziale e immerge nella sensazione di cupa disperazione che avvolge pellicole riuscite come Il figlio degli uomini – film di Alfonso Cuarón del 2006 – oltre il già citato capostipite del genere, 1984 libro e film, ibridando anche vaghi elementi di La guerra dei Mondi. E per i più pignoli si intravedano tracce di Matrix e Blade Runner (in versione nichilista e con accenno, minimo, alla musica di Vangelis).    

John Goodman

Di suo Captive State aggiunge le sfumature del thriller che si consuma, lentamente, in una spirale concentrica che spiazza, secondo il ‘meccanismo’ di un gigantesco cavallo di Troia. “Diffida dei greci anche se portano doni” è l’ammonimento, pronunciato due volte, che mette in guardia protagonisti e spettatore.

Caitlin Ewald, Jonathan Majors

Già, i protagonisti del film di Rupert Wyatt – nel 2008 regista di L’alba del pianeta delle scimmie. Essi sono, finalmente!, la trama, gli attori, l’evolversi della vicenda al ritmo e col linguaggio dello stesso regista. Gli effetti speciali rimangono minimi, neppure da grandi occasioni, e consegnati allo sfondo: astronavi e alieni che non dicono nulla di nuovo o di particolare effetto: gettati in campo con più decisione o fossero rimasti del tutto invisibili, il giudizio complessivo sul film non si sarebbe spostato di una virgola, restando più che positivo.

Astronave aliena

Verrebbe da dire che Captive State è un riuscito esempio di fantascienza adulta; perfino intelligente se non avessi paura di apparire come difensore di ufficio di un genere additato troppo spesso con sufficienza, e così facendo mostrare di soffrirne il giudizio. Ma Captive State non ha bisogno di alcun avvocato perché – acume o meno nella stesura della sceneggiatura e nell’esposizione filmica, e addirittura Fantascienza o meno – il lavoro di Wyatt funziona anche se goduto ‘semplicemente’ come thriller dal risvolto politico, visto che gli alieni sono eminenze grigie, e oscure, che grazie a un braccio armato indigeno tirano le fila di una dittatura su scala globale per proprio interesse. Una storia che ristretta al ‘locale’ appartiene a molte nazioni di questi nostri trafelati e confusi tempi.

John Goodman

Da premio è l’interpretazione di John Goodman, una maschera impassibile che non lascia trapelare né sentimenti né il suo destino finale, così come fa magistralmente il film tenendo alta tensione e incertezza dall’inizio fino all’ultima inquadratura. E tutti questi momenti, più o meno, “andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”. Semplicemente perché Captive State è rimasto in sala una sola settimana, per giunta visto da pochissimi spettatori e, questo è il sentore, senza particolare entusiasmo.

Vera Farmiga

È tempo di morire” per lasciare spazio a Shazam. L’ennesima super-frivolezza DC (in alternanza alla Marvel) che riempirà le sale come un uovo di quella Pasqua che è alla porte. (E a chi obietta che l’uovo di Pasqua è vuoto, ricordo che contiene invariabilmente la sorpresa che in questo caso sorpresa non è: quella dei cospicui incassi ai quali il comico supereroe è ‘condannato’ per natura).


(Visited 36 times, 1 visits today)
Please follow and like us:
RSS
Follow by Email
Facebook0
Facebook
Pinterest0
LinkedIn
Instagram20