Voi che ne possedete uno, probabilmente sapete tutto di come si sfama un gatto: la qualità di scatolette e dei croccantini migliori la conoscete a menadito e non badate al risparmio, pur di fare felice il vostro adorato micio. Ma da bere, che gli si dà? Come lo si porta a fare le fusa da fuori giri? Con il Campari, che diamine! Parola di Fortunato Depero. Uno che di queste cose, surreali, meglio futuriste, che sono rimaste  sempre un passo avanti – costantemente nel futuro nonostante l’affannarsi del tempo che non riesce a scavalcare e fare invecchiare le sue opere – se ne intendeva.

Anche il gatto beve il Campari

Depero è stato uno dei massimi esponenti del Futurismo, della sua veste grafica e della sua spinta visionaria, e firmatario del manifesto per la Ricostruzione futurista dell’universo, un programma tutt’altro che modesto. Una mente eccelsa dedita alla causa (del Futurismo), ma artista dalla personalità così forte da essere critico con la stessa corrente che lo aveva reso noto al mondo, tanto da ridiscuterne  i contenuti per poi allontanarsi dalle sue prerogative iniziali.

Donne del Tropico

Sintetizzare in poche righe la carriera del poliedrico artista originario di Fondo (Val di Non), compresa la frenetica parentesi americana, così come i mille rivoli della sua strabordante creatività – che ha prodotto lavori per i mondi più distanti tra di loro: dalla pubblicità al teatro, dalle copertine per riviste ai giocattoli – non avrebbe senso.  Lascio fare a tutti i siti che parlano della mostra sciorinando dati e date. In quell’anti-stile freddo e ragionieristico, manieristico, che Depero avrebbe abborrito. E lo sostituisco in taglio futuristico con l’esito del mio approccio ‘sensazionale’ (cioè basato sulle sensazioni generate da quanto visto, dirette, senza troppe mediazioni gnostiche), omaggiando inoltre Depero con sottofondo di musica adeguata: Metaforce (1999) – il cui video ha un ché dell’artista trentino, confermandone la modernità – degli Art Of Noise. Che incidevano per la ZTT, altrimenti detta per esteso Zang Tumb Tumb, proprio come il poema del vate futurista Filippo Tommaso Marinetti.

Natura morta accesa

Meglio, molto meglio, lasciare da parte i cenni biografici per caldeggiare la visita al n° 56 di Via Farini a Modena: suonate il campanello dello Studio Marco Bertoli – Art Consulting e vi accoglieranno al terzo piano con estrema gentilezza, introducendovi in una stanza le cui pareti sono in questo momento preziose come quelle di un caveau. Semplicemente perché ricoperte di 25 opere di Depero provenienti da una collezione privata: schizzi per la pubblicità (oltre quelle per il Campari, le sigarette Camel), tarsie di stoffe colorate (Gondolieri, 1924-25, la più bella; che anticipa la serialità di Andy Wharol), quadri a olio (Donne del Tropico, 1945), collage di carte colorate (Numeri, 1926), schizzi di diverso genere. E la 26° meraviglia, un altro quadro a olio, Natura morta accesa del 1936, che si trova su un supporto in prossimità della parete di… fondo (che coincidenza!).

Fortunato Depero

Tutto in una sola stanza, in un ambiente raccolto che vi potrebbe capitare di visitare, come accaduto a me, in solitaria o poco più. Una occasione che offre la possibilità – se vi concentrate – di sentire il fruscio delle matite scorrere, il respiro leggerissimo dei pennelli appoggiarsi e percorrere la tela o la tavola. Di immaginare Depero chino sulle carte. Tutto nel giro di pochi passi. A pochi centimetri, pronto a soddisfare il senso della vista, ad amplificare l’immaginazione, e l’ammirazione per un fuoriclasse di questa portata.

La mostra, inaugurata il 14 ottobre, si protrarrà fino a sabato 11 novembre. Non si paga biglietto di entrata. Gli orari sono quelli di ufficio. Propedeutica per entrare più in profondità nel mondo di Depero.

Per chi è in città, imperdibile.  Per saperne di più: www.marcobertoli.com Per gli amanti dei gatti: di fianco alla scodella col latte, ora mettetene una con il Campari: sarebbe andata così, se una società gretta non avesse ostacolato la prodigiosa Ricostruzione futurista dell’universo.

 

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