The Great Jazz Gig In The Sky Book Cover The Great Jazz Gig In The Sky
Savoldelli, Casarano, Bardoscia
1 9 2016
2 LP, Limited Edition
I, USA
Audio Anatomy

 

C'è stato il tempo delle mele. Oggi è quello delle cover, dei tributi, delle band dei cloni che sono più ‘uguali’ degli originali. Che guadagnano di più che a essere sé stessi. E così la creatività, che si aggira come lombrichi in quella terra fatta grassa da personalità e autenticità che scompare mano a mano, va a farsi friggere. Si diceva così al tempo delle mele. Più creativo – a proposito – dell’attuale “a farsi fottere”.

Di tanto in tanto, però, si compie il miracolo. Qualcuno trova il modo di maneggiare materiale già (stra)noto in modo dignitoso, o addirittura a dargli nuova linfa. Qualcuno che quasi sempre proviene dal jazz, un genere – un modo di pensare, fare, suonare - che con gli standard ha sempre avuto particolare dimestichezza. E The Dark Side Of The Moon che cos’è, oramai, se non uno standard? Che cos’è se non un pezzo di storia della musica che non conosce frontiere: di tempo, spazio, etichette?

Boris Savoldelli, cantante dall’approccio poco convenzionale al suo ‘strumento’, il sassofonista Raffaele CasaranoMarco Bardoscia al contrabbasso, affrontano il capolavoro dei Floyd nel modo migliore possibile: lo stravolgono al punto da renderlo irriconoscibile, fatte salve le fondamenta che pure un indizio devono darlo, se intitoli il disco The Great Jazz Gig In The Sky e tra quelle note ti aggiri.

È solo in tal modo che puoi lasciarti andare all’ascolto del remake di un album del genere: affondando in un gorgo di musica totale, dove solo a tratti compare una evidenza, un piccolo indizio sul quale costruire tanto e bene: l’ammaliante lungo solo di sax di Breathe; The Great Gig In The Sky fusa a Money e trasfigurata a sorta di requiem post-bop-moderno; Us And Them  dilatata oltre i 14 minuti, con tanto bel sax ma troppa elettronica ‘di disturbo’ – in generale – alla quale rimedia la calda voce della chitarra di Dewa Budjiana; l’eterea Brain Damage, dove invece la voce è quella ‘irriverente’ di Savoldelli, e Casarano e Bardoscia dicono la loro con contrabbasso e sassofono, allontanandosi e rientrando verso il cuore dello score originario.

Sono questi i pezzi forti di un progetto che riesce a dribblare con tatto e acume le secche di una (anti)‘arte’ come quella della cover. C’è l’originale. C’è la cover. E c’è The Great Jazz Gig In The Sky che è tutt’altra cosa.

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