Donne Book Cover Donne
Charles Bukowski
Romanzo
Guanda
Maggio 2006, terza edizione
Brossura
306
USA
16,00 euro

 

Se la letteratura in Italia è una cenerentola, la poesia ne potrebbe rappresentare le scarpette di vetro, così fragili e di interesse esclusivo per il Principe Azzurro, un ‘articolo’ piuttosto raro, elitario. Negli USA, invece, che tutti crediamo affollati da bovari con la pistola in tasca, sembra che le cose stiano in tutt’altro modo.

Almeno a leggere le avventure picaresche di Hank Chinaski.

Hank è un poeta che vive di reading e dei proventi derivanti dai suoi libri, una ventina che non sono pochi. Ma al centro del suo mondo, come non ci si aspetta da un poeta, come lo si intende comunemente per lo meno, c’è il sesso. Sesso a pari merito con una predilezione per il consumo di alcolici da fare invidia a Braccio di Ferro rispetto agli spinaci. E in terza battuta, un gradino appena sotto i primi due, le scommesse ai cavalli.   

Questo è l’incipit di Donne:

Avevo cinquant'anni e non andavo a letto con una donna da quattro. Non avevo amiche. Guardavo le donne per la strada o dovunque le vedessi, ma le guardavo senza desiderio e con un senso di inutilità.

Ma da qui in avanti, per oltre 300 pagine, sarà tutto un congiungersi di corpi, in tutti i modi, con tanta fantasia ma senza nulla lasciare all’immaginazione. Una cavalcata wagneriana a base di sesso dove il pene in erezione di Chinaski affonda come la lama di una rompighiaccio, sventrandolo senza resistenza, nel pack dei sentimenti. Anche quando si innamora, perché succede anche questo, Chinaski non ci pensa neppure un secondo a rinunciare a una occasione. Che nella sua vita fioccano come rane scaricate da un tornado che ha risucchiato l’acqua di tutti gli stagni della California – Hank (quasi sputato Hank Moody di Californication, tranne che David Duchovny fisicamente, come vedremo, è tutt’altro) vive nella magica L.A.

Eppure Chinaski non è giovane, è ridotto fisicamente a uno straccio, sempre in bolletta, e peggio di tutto di mestiere fa il poeta. La professione più povera ma soprattutto incompresa del mondo.  

Indossavo il soprabito del mio defunto genitore, troppo grande per me. Avevo i pantaloni troppo lunghi, coi risvolti che coprivano le scarpe, il che andava bene perché avevo anche i calzini scompagnati e le scarpe con le suole distrutte. Odiavo i parrucchieri e così mi tagliavo i capelli da solo, quando non riuscivo a farmi tosare da qualche donna. Non mi piaceva radermi e non mi piacevano le barbe lunghe e così me la tagliavo con le forbici ogni due o tre settimane. Non ci vedevo bene ma odiavo gli occhiali e li portavo solo per leggere. I denti erano miei ma ne mancavano parecchi. Avevo la faccia e il naso rossi dal gran bere e siccome la luce mi faceva male agli occhi, li riducevo a due fessure. Sarei stato al mio posto in qualunque suburra di qualunque città.

Ciononostante le donne, più giovani e belle, gli telefonano, gli scrivono, gli mandano foto oscene, lo circuiscono ai reading, senza sosta. I nostrani salutisti, a chiunque fosse così malridotto, consiglierebbero dieta, riposo, un mese in montagna all’aria fresca, da bere solo acqua e basta fumo da subito, a fronte di un apparato sessuale che gli è di primaria utilità prossimo allo sbriciolamento: invece Chinaski ci dà dentro di brutto (con tutto), salvo quando è talmente ubriaco da cadere in catalessi pur con al fianco una bionda, bruna o rossa da paginone centrale di Playboy.

Tanto che viene da chiedersi se ciò che ci raccontano sul mantenersi in forma, in questa società ossessionata dalla prestazione, non sia vero quanto è certificata l’esistenza di Atlantide. Ma Donne è fiction, è invenzione, è un romanzo. Chissà. C’è sempre una componente autobiografica in chi scrive, è risaputo.

Tra le presenze femminili del libro di Bukoswky, però, c’è chi è capace di reggere il confronto con il protagonista, e si tratta dei casi umani più spinosi. Lydia, la prima donna che compare, è uno di questi, una delle presenze più persistenti e una delle poche donne delle quali Chinaski si innamora.  

- Un'altra cosa che mi è piaciuta subito è stata la sporcizia in casa tua. Bottiglie di birra per terra. Mucchi di immondizia dappertutto. Piatti sporchi e una bella riga di merda nella tazza, e le croste nella vasca da bagno. Tutte quelle lamette arrugginite sul lavandino del bagno. Sapevo che avresti leccato la fica.

- Tu giudichi gli uomini dall'ambiente che li circonda, eh?

- Sì. Quando un uomo ha la casa pulita c'è qualcosa che non va. E se è troppo pulita è sicuramente finocchio.

Questa è Lydia Vance.

Il dialogo vi dà modo di capire che Donne non ha nulla a che fare con la patinata, irritante, insipienza, del ciclo delle Cinquanta sfumature. Qua, al di là della millanteria – ? – c’è vita, c’è realismo, c’è forza, umanità anche quando sfiora il sordido, ci sono illuminazione e bassezza. E uno stile di scrittura impareggiabile – che non significa di alta scuola – , nella sua ruvida, caustica, irriverente, carica di sincera oscenità.

Inoltre, per quanto ci sia autocompiacimento c’è altrettanta salutare autoironia. Se poi qualcuno ha i piedi dolci, si scandalizza, o per forza di cose deve trovare compressi tra le righe significati reconditi e la ricetta per salvare il genere umano sempre e comunque, affari suoi.

Donne racchiude anche magnifiche valutazioni di ‘colleghi’:

(Nicole) Stava parlando di Huxley e Lawrence in Italia. Stronzate. Le dissi che Knut Hamsun era il più grande scrittore del mondo. Lei mi guardò, stupefatta che avessi sentito parlare di lui, poi si dichiarò d'accordo.

Citazioni di luoghi di culto per i rockettari nei quali Chinaski si trova involontariamente coinvolto:

Marshall ci accompagnò dentro e al banco di ricevimento. Il Chelsea non era niente di speciale, ecco in che cosa consisteva il suo fascino, forse.

- 1010, ci stava sempre Janis Joplin.

- Grazie.

- Molti grandi artisti hanno alloggiato nella 1010.

E citazioni di icone della musica moderna messe alla berlina:

Quella sera il reading andò male. Non era la prima volta e non me ne fregava niente. Non gliene fregava niente nemmeno a loro. Se John Cage si beccava mille dollari per mangiare una mela, a me andavano benissimo 500 più il biglietto aereo per fare la figura dello stronzo.

Ma a un certo momento Chinaski riesce a mettere la brama di sesso in ‘modalità aereo’, cosa che lo porta a camminare sulla Terra come un coglione qualsiasi, direbbe lui:

C'erano parecchie cose che mi facevano diventare sentimentale: le scarpe di una donna sotto il letto; una forcina dimenticata sul tavolo da toilette; quel loro modo di dire: «Vado a far pipi...»; i nastri per capelli; camminare lungo il boulevard all' 1.30 di pomeriggio, due persone, un uomo e una donna, insieme; le lunghe notti passate a bere e a fumare, a parlare; le liti; il pensiero del suicidio; mangiare insieme e star bene; le battute, le risate senza senso; sentire la magia nell'aria, star chiusi insieme in una macchina parcheggiata; parlare dei propri amori finiti alle 3 di notte; sentirsi dire che si russa, sentirla russare; madri, figlie, figli, gatti, cani; a volte la morte e a volte il divorzio, ma sempre andare fino in fondo; leggere il giornale da solo in una tavola calda e avere la nausea perché lei adesso è la moglie di un dentista con un quoziente di intelligenza di 95; gli ippodromi, i parchi, i picnic al parco; perfino le galere; i suoi amici noiosi, i tuoi amici noiosi; il tuo bere, il suo ballare; il suo flirtare, il tuo flirtare; le sue pillole, le tue scopate clandestine, le sue scopate clandestine; dormire insieme...

E sul finire del libro arriva addirittura a formulare un autentico atto di autoaccusa, mettendo prima in dubbio la sua celebrata arte:

Era ridicolo andarsene chissà dove e farsi pagare per leggere poesie. Non mi piaceva e non riuscivo a non considerarla una stronzata. Lavorare come un mulo fino a cinquant'anni, lavori stupidi e pesanti, e poi all'improvviso svolazzare in giro per il paese, un tafano col bicchiere in mano.

e poi la sua più intima natura:

Giocavo con le vite e le anime degli altri come se fossero gingilli. Come facevo a considerarmi un uomo? Come facevo a scrivere poesie? Di che cosa ero fatto? Ero un de Sade da osteria, senza nemmeno la metà dell'intelligenza del maestro. Gli assassini erano più onesti e sinceri di me.

Dopodiché, nonostante qualche altro deragliamento, Hank giunge alla conclusione che “Sara – un’altra presenza costante dopo metà libro – era una brava ragazza. Dovevo cercare di darmi una regolata anch'io”. Mancano poche pagine alla parola fine, sembra l’alba di un nuovo inizio. La cui certezza avremo solo al prossimo libro sulle rocambolesche avventure del più irregolare dei poeti.

Poche descrizioni, tanti dialoghi concisi e taglienti, un ritmo serrato (della parola). Nulla di superfluo. E anche se la ripetizione è inevitabile – data la lunghezza del libro e la quasi perenne ‘partita’ uno contro uno – Donne si legge di un fiato. Via una pagina avanti l’altra, proprio come Chinaski fa con le presenze muliebri tra le lenzuola.

Donne racconta il bello delle donne che non è necessariamente il bello comunemente accettato; e il bello della letteratura che non è il bello della letteratura comunemente confessato: una goduria quando si prende una vacanza dal suo ruolo istituzionale, esce in incognito, si infila in un bar, e si fa una storia… per il semplice gusto di raccontarla.

(Visited 32 times, 1 visits today)
Please follow and like us:
RSS
Follow by Email
Facebook0
Facebook
Pinterest0
LinkedIn
Instagram20