Lì per lì ho una brutta reazione. Mi faccio prendere dall’ira.

Ma figlio di buona donna di Hamilton – penso –, sei in battaglia legale perché vuoi la paternità della frase ‘cervello in fuga’, visto te l’hanno fatta incidere sulla medaglietta che porti al collo dal giorno del battesimo? Bene, allora sorpassa e che Dio ti accompagni.

Da buon figlio di buona donna di Hamilton… hai la velocità nel DNA?: come Deficienza Naturalmente Acquisita? Benissimo, schiaccia sull’acceleratore e sgomma. Non è che il tuo potenziale padre, Hamilton, al gran premio, quando sorpassa Vettel si tira giù i pantaloni e mostra le chiappe. Non si sporge oltre l’abitacolo e gli vuota il contenuto del portacenere in faccia. Non è che si schiarisce la gola e mentre lo affianca gli scaracchia sulla visiera del casco. Sorpassa e va.

Questi, più o meno, i miei pensieri immediati.

Alla sera, percorso inverso, rincasando, anche meno traffico ma stesso risultato. Questa volta mi lampeggiano con gli abbaglianti da dietro. E dire che non prendo più l’autostrada per lo stesso motivo. Mi mettevo nella corsia dei mezzi lenti alla velocità di 90/100 chilometri orari ed era tutta una lampeggiata: auto, TIR, corriere, moto, UFO.
Se il limite massimo di velocità è 130 Km/h, a quanto devi viaggiare sulla corsia di destra per il mezzi lenti, a 129 chilometri orari?

A quel punto mi sono detto che sarebbe stato meglio viaggiare su strada normale. Avrei risparmiato sull’ansia, sul pedaggio, sui colpi di sonno che in autostrada sono frequenti.
In compenso ho sanato i conti in rosso di un comune del mantovano. Possono intitolarmi una targa con il mio numero di targa.

Ma poi, con l’approssimarsi della notte – che dicono portare consiglio – quando gli animi, anzi l’animo, il mio, si è placato, ho ripreso a ragionare con più lucidità.

Ripristinata piena fiducia nel genere umano, ma soprattutto nella buona fede e nell’animo per natura caritatevole dell’italiano medio – italiani brave gente si dice, mica francesi o americani, e mica per niente – ho capito che la colpa è dei persuasori occulti.

Una persona – in realtà due, tre, quattro…: gli ‘illuminati’ – della quale ho grande stima, si tratta di una donna dall’intelletto sopraffino del quale purtroppo non posso fare il nome per questioni di privacy, direbbe dei ‘manipolatori’. Cioè coloro che subdolamente convincono l’automobilista che la realtà è quella degli spot pubblicitari: città e strade vuote, tutte pronte ad accogliere una sola auto: la tua: che ti venderanno  loro.

Dovrebbero aggiungerle in listino, reperibili come un optional: oltre cerchi in lega, navigatore e computer di bordo, sarebbe una buona idea mettere in vendita dei bei rotoloni di strada asfaltata da percorre come il binario per un treno, tutta e sola tua. Niente tartarughe rompipalle davanti a rallentare la tua corsa indiavolata, mai più.

Quanti chilometri facciamo, signore: 100? 150 possono bastare? Tutti senza autovelox, ci mancherebbe. Ne approfitti, signore, sono gli ultimi scampoli. Che faccio, srotoliamo e taglio?

Fine seconda parte / Vai alla terza.

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