Una volta che ho provato io, a fare il furbo, quando ancora avevo il vizio del piede pesante sull’acceleratore,  succede che qualcuno che guarda dall’alto se ne accorge e mi impartisce una bella lezione.

Mi recavo al Blues Festival di Pistoia. Sabato 3 luglio 1993. Il nome di punta dell’edizione era Robert Plant, che nella band aveva Francis Dunnery, chitarrista ex It Bites per il quale ho sempre avuto un debole. Riesco a ottenere di intervistarlo. Invece di inforcare l’autostrada, però, decido di fare la Porrettana, una strada che parte da Bologna e attraverso gli appennini ti scarica proprio ai piedi della città toscana del festival (che di blues ha sempre meno ma in compenso è diventato ricco). Il fatto è che è una mulattiera estremamente tortuosa. Una di quelle strade che se sei in testa alla fila, e dietro hai l’esercito persiano che incalza, potresti tenere la posizione anche da solo, altro che 300.

Ma ero in ritardo e davanti c’era un’auto che andava alle velocità di un carro da morto coi cavalli azzoppati. Esasperante. Al primo, rarissimo, rettilineo libero ho spinto l’acceleratore a tavoletta e fatto filotto. Me li sono bevuti tutti e sono passato in testa. Sfortunatamente ho avuto la pessima idea di fare un gestaccio – non ricordo neppure cosa – verso l’equipaggio, erano in tre, che animava il ‘carro da morto’. Credo una Fiat Uno. Non l’avessi mai fatto. Dopo cinque minuto guardo nello specchietto retrovisore e vedo che questi hanno decisamente accelerato e mi stanno raggiungendo. Oh-oh.  La cosa non mi piace neanche un po’. Accelero pure io. E andiamo avanti per un sacco di chilometri così. Da film.

Quando i tre ceffi mi sono proprio dietro, riesco a vedere che hanno espressioni che non fanno pensare esattamente al collegio dei Salesiani, dove con mio padre, quando andavo al mare a Marsala, ci recavamo a vedere un accesissimo torneo di calcio giocato praticamente sul tufo. E poi ti chiedi come hanno fatto i siciliani a resistere a tutte quelle invasioni… vabbè… per la testa a quel punto mi passa di tutto, a proposito di siciliani: di squadre altrimenti dette club; e da club a clan la strada è breve e neppure tortuosa.

A un certo punto, comunque, la Uno riesce ad affiancarmi. Do una occhiata e intravvedo che il figuro a lato del guidatore sta spiaccicando un documento contro il finestrino. Ma non capisco di che si tratta. Ci sono due auto affiancate, su una strada di montagna che è tutto un susseguirsi di curve: una ha pilota, navigatore e forse un tiratore scelto dietro; nell’altra ci sono solo io. Non posso stare lì a strabuzzare gli occhi, mantenere la macchina in carreggiata, e riuscire a evitare chi potrebbe sbucare di fronte dalla prossima curva. Ci vorrebbero le doti straordinarie di un Marotta, il DS della Juve, “che con un occhio gioca a biliardo e con l’altro tiene i punti”: parole di Claudio Lotito, presidente della Lazio.

Fatto sta che dopo un po’ capisco. E comunque mi hanno preso. Non posso continuare quella follia. Rallento e accosto su uno spazio prospiciente una locanda. Scendiamo tutti. I tre sono poliziotti in borghese. Gli spiego le mie ragioni, chiedo scusa. Finisce tutto lì. Poliziotti e carabinieri solitamente sono comprensivi. Non sono quegli altri in divisa che escono per fare cassa come gli sgherri dello Sceriffo di Nottingham. Come Predator a caccia. Che Dio li abbia in gloria.

Alla fine sono arrivato per tempo. Visto il concerto. C’era una splendida Luna. Intervistato Dunnery in completo da basket verde dei Boston Celtics o qualcosa di simile, l’altezza è quella giusta. Mentre parlavo con il chitarrista è entrato Robert Plant che ha fatto finta di rovesciarmi in testa il contenuto di una lattina di birra. L’ho detto che gli stranieri non sono rispettosi quanto gli italiani.

Tutto questo per dire:

Caro, figlio di buona donna di Hamilton, la prossima volta, quando la domenica ti potresti godere il panorama, oppure semplicemente sorpassare e proseguire verso il paradiso, fittizio o realistico che sia, magari – magari! – capita che inveisci contro la persona sbagliata. Uno che intorno alle 15:00, pur andando a una velocità non certo ragguardevole ma comunque dignitosa, ha la semplice e sacrosanta ambizione di godersi la giornata. Magari di ascoltare, mentre guida rispettando i limiti di velocità, le partite di calcio.

Tra serie A e B, alla radio trasmettono quelle di Napoli, Salernitana, Benevento, Palermo, Avellino… ma anche Atalanta, Brescia, Inter, Milan, Juventus, Torino, Roma e giù, anzi su, fino a Udine e Udinese. Che oramai è risaputo e assodato che mafia, ‘ndrangheta e camorra, sono massicciamente presenti su tutto il territorio, democraticamente dappertutto, senza favoritismi.

Dunque, nervoso automobilista figlio di buona donna di Hamilton, occhio, ché magari la prossima volta incocci nella persona sbagliata. Uno che invece di averci la crema per le mani, come capita a me, nel vano portaoggetti della plancia ci tiene un bel revolver che non è l’album dei Beatles.

Fine terza parte – Vai alla quarta.

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