La religione del lusso Book Cover La religione del lusso
Lizard
Costantino Della Gherardesca
Saggio
Rizzoli
30 6 2020
Rilegato, illustrato
192
Italia
19,00 €

 

Biografia

Con un nome degno di Brian Eno in fatto di lunghezza – o forse della saga di Fantozzi – Costantino Della Gherardesca Verecondi Scortecci, nato a Roma nel 1977, si è fatto strada nel mondo della radio, della scrittura (giornali e libri), ma soprattutto della TV (trash) con una tale sfilza di apparizioni, dall’inizio del millennio e fino a oggi, che visto le continue lamentele di personale deficit pecuniario ci si domanda se i più prestigiosi media paghino così poco o se la vita del giovane nobile sia davvero così dissoluta e dispendiosa.

Bibliografia    

Punto. Aprire la mente e chiudere con le stronzate (Rizzoli Lizard, 2017)
L’ultimo anno della mia giovinezza (con Marco Marco Cubeddu, Mondadori, 2018)
La religione del lusso (Rizzoli Lizard, 2020)

Non c’è niente di più sublime che essere odiato dal popolo.

Non sono certo un fan di Costantino Della Gherardesca. La prime volte che lo vidi alla corte di Piero Chiambretti, quando aveva l’aspetto e i modi di un nerd in nuce – forse il termine in Italia non era ancora stato sdoganato –, cantilenante e sovrappeso, appollaiato su un trono da Ikea e un taglio di capelli da Kurt Cobain con in braccio una boccetta di profumo invece della chitarra, il nobile rampollo mi era parso funzionale all’irriverente circo televisivo dell’ex folletto torinese, e torinista, capace di dare allo stantio mondo del piccolo schermo una scossa a mo’ di (piccolo) elettroshock.

Poi, insistere della formula e vanagloria hanno privato Chiambretti di ogni carica – elettrica o meno – e da quel momento l’ho perso di vista, lui e tutta la confraternita di animali più o meno ammaestrati.
Un altro po’ e mi sono sbarazzato dell’apparecchio TV, fortuna che non si è rivelata sufficiente a liberarmi di ogni triste rappresentazione ex-catodica e oggi a schermo piatto: basta andare a trovare una zia, passare a casa di un amico, sostare più del consigliato in un bar, che ti ritrovi invariabilmente davanti a un deprimente show che avresti scommesso fosse impossibile esistere ancora, o anche peggio di fronte a qualcosa di cui non conoscevi l’esistenza e non avresti voluto sapere. Per esempio Pechino Express. Pochi minuti del quale sono bastati per farmi venire orticaria e palpitazioni in simultanea, la prima per merito della trasmissione in sé, le seconde per la conduzione di Costantino Della Gherardesca.

Questo lungo incipit per dire che di certo non ho iniziato la lettura di La religione del lusso con l’idea di arrivare in fondo con grandi possibilità di appagamento. Anzi, erano poche le speranze di arrivare all’ultima pagina, anche se in fin dei conti so di potere contare su un alto indice di resilienza, e alla fine di un libro arrivo sempre, anche quando c’è da soffrire.

Ma è inutile tergiversare per non giungere ad ammettere quello che, visto le premesse, mi pareva impossibile. La religione del lusso è una lettura divertentissima. Negli ultimi tempi mi ha strappato risate così convinte solo Etgar Keret: ma lo scrittore israeliano è un narratore di fiction mentre questo libro si avvicina più al saggio, pur non essendolo ‘tecnicamente’, o non solo.

Della Gherardesca ha il grosso pregio di essere dotato di una ricca vena ironica (e autoironica, soprattutto mirata alla propria sbandierata omosessualità), sa maneggiare con padronanza la pericolosa arma del sarcasmo, e per menare in maniera fruttifera fendenti a destra e a sinistra (con accezione politica in modo particolare) non vanta remore o tabù che si preoccupi di infrangere.
Inoltre, particolare non da poco, Della Gherardesca è una persona erudita (si è laureato in filosofia al King’s College di Londra). Ferrato e informato sull’arte moderna, si dimostra una autorità – ed ovvio che la cosa non stupisca – in fatto di moda. Elemento che può sembrare frivolo ma così non è. Se avete quella idea, di un mondo tutto immagine ed eccessi, il nobile scrittore – squattrinato e obbligato a lavorare, così si professa – ve la farà cambiare.

L’autore accende ceri ai piedi di icone piccole piccole come Paola Perego e Barbara D’Urso – che avvicina tanto alla fiamma da incenerirle –, mette sulla graticola più che beatificare Maria Teresa di Calcutta; ma non può esimersi dall’incensare discutibili inclinazioni di Michael Jackson (che non sono la pedofilia: troppo banale). Si batte strenuamente per ripristinare l’onore di Sinéad O’Connor, e concede il giusto – esiguo – spazio alla inarrestabile e veloce ascesa di Nancy Reagan.

Della Gherardesca si spende con passione, da buon divulgatore ma ottimo intrattenitore, per rendere note le storie di personaggi che seppur parte integrante del suo mondo fastoso – e circoscritto – meritano di arrivare a un pubblico più vasto. Quella di Farah Diba moglie dello Scià di Persia, tutto sommato nota ma andata dimenticata, e della portentosa firma della moda Roy Halston.

Sopra tutte, le vicissitudini del documentarista/regista e performer Jack Smith, e gli slanci dell’architetto Kerry Hill, sono narrazioni di artisti visionari, e di uomini, che si sono battuti per una causa valorizzata oltre il proprio ego e la propria affermazione personale.

In questa risacca di personaggi più o meno degni di nota, e di risata – grassa o amara –, tra le pieghe di esistenze al limite del grottesco – e perfino oltre – Costantino Della Gherardesca inserisce dettagli della propria vita, confessandosi costretto a ‘faticare’ per sanare i debiti, incapace per questo di lasciare l’Italia che non manca di ricordare piena di affanni. Al racconto dei falò alimentati con denaro proprio ma anche meglio pubblico da parte dei suoi santi non canonizzati – vedi la già citata Nancy Reagan – che Costantino approva senza riserve, lo scrittore non dimentica di alternare gli evidenti segni della zoppia di un paese, il nostro, che definisce arretrato – e come dargli torto – ipocondriaco e refrattario al progresso.

Illustrazione di Ciro Fanelli

Interessato agli scenari futuri (l’Intelligenza Artificiale sostenuta da Kai-Fu Lee, venture capitalist ai vertici di giganti della tecnologia come Apple, Microsoft, Google), lucido nella disamina sullo stato della penisola, appassionato di cinema d’essai, ferrato sull’argomento dei diritti civili e sicuro in fatto di scelte politiche, sulla pagina scritta il nobile decaduto (almeno economicamente: così lamenta egli stesso) si rivela tutt’altra cosa dal frequentatore/conduttore di buffoneschi (ir)reality e tanta trash TV di varia, marcescibilissima natura.

Argomenti che affronta con taglio sarcastico, arrivando a conclusioni sensate, seppur con alzate di scudi che prestano il fianco a critiche – per esempio quando si dice incondizionatamente a favore della TAV o contro il KM 0 a tutti i costi.

Se vero che Costantino Della Gherardesca è un nemico del popolo, beh, grazie a La religione del lusso si è guadagnato, per lo meno, l’onore delle armi.

(Belle le illustrazioni di Ciro Fanelli).


(Visited 26 times, 1 visits today)
Spread the word of T.A.R.O.T.
  • 17
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   
  •  
    17
    Shares
  •  
    17
    Shares
  • 17
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •