The Mysticism of Sound and Music Book Cover The Mysticism of Sound and Music
David Barrett
Progressive rock, Instrumental, Guitar
1 1 2018
CD, download
Canada
Nessuna
45’ 49”

 

Con un cognome del genere, e titoli di album come questo The Mysticism of Sound and Music è difficile non farsi prendere dalla curiosità. David Barrett è di origine canadese e con le chitarre ci sa fare. Non perché sia un virtuoso – cosa che è – ma perché ha un approccio alla musica tutt’altro che secolare. Siamo abituati a uno come Robert Fripp che ama calarsi nei panni del santone intento a dispensare prima filosofia e poi fare musica, ma è una caso raro. Il leader dei King Crimson incute rispetto ma anche soggezione: impressiona per quello che suona e per quello – tanto – che dice, scrive, promulga, alla faccia di una presunta austerità dell’apparire – pubblicamente – che in realtà non è mai esistita. David Barrett riporta a terra, a un livello zero, le levitazioni del Maestro Fripp.

Il livello zero della fruizione della musica del Barrett da solista – la sua seconda casa è il David Barrett Trio – è però sinonimo di altissima qualità. La musica di The Mysticism of Sound and Music – bellissimo titolo in verità mutuato dalla farina del sacco del mistico Sufi, Hazrat Inayat Khan – è di difficile esecuzione ma di facilissima assimilabilità. Come un latte di alta qualità che è buono e fa pure bene alla salute.

Di solito quando si parte con lodi sperticate si finisce per arrivare al “ma…”. C’è controindicazione, dunque, in questo bel disco che spicca come inaspettata sorpresa e ha l’effetto di farci riprendere dal torpore generato da un’abbuffata di portate Prog rock dal sapore in molti casi, troppi, un tantino omologato? Nessuna.

Dodici brani di musica strumentale, in gran parte acustica, con abbellimenti elettrici/elettronici – Neon e Bright Night esempi su tutti – dalla grande coloritura, pieni di melodia, carichi di sincerità, dove la tecnica conta quanto l’ispirazione, quale controindicazione possono avere?

L’unica ombra che insinuano è il dispiacere per non avere scoperto Barrett in precedenza; oltre a dare il pungolo – conseguenza tutta luce – per spingersi a ritroso alla ricerca di che altro ha fatto questo magnifico artigiano che tratta la chitarra, insieme a ciò che magicamente ne trae, come oggetto di misticismo. Presunzione che farebbe sbottare in una grassa risata se non fosse che David Barrett fa sul serio – senza intimorire come Fripp – e nonostante quell'improbabile faccia, a metà tra Nicolas Cage ed Ernesto Paolillo ex direttore generale dell’Inter, non si può fare a meno che prendere sul serio.

 

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