It Is Never The Same Twice Book Cover It Is Never The Same Twice
Djabe With Steve Hackett & Gulli Briem
Jazz, Fusion, Prog rock
15 2 2018
CD, Album, DVD
Ungheria
Gramy Records
78’ 32”

 

Biografia

Nutrita band di fusion/jazz rock con inflessioni di carattere etnico, i Djabe si formano in Ungheria nel 1996. E come ogni band capace di gestire musica e affari in maniera impeccabile – e indipendente – ha registrato una quantità di dischi smisurata, anche più di due all’anno, considerato che oramai a ogni tour se non a un solo concerto segue la registrazione sotto forma di prodotto da vendere.

In questa sede mi limito a listare i titoli insieme a Steve Hackett, collaborazione che ha portato il quintetto, ovviamente, a maggiore notorietà rispetto a un pubblico più vasto ed eterogeneo.

Degli attuali componenti solo il bassista Tamás Barabás e il chitarrista Attila Égerházi fanno parte dei Djabe dagli albori. Va detto però che si tratta, passati o presenti, di musicisti pluripremiati, di indubbio talento nonché esperienza internazionale. Gli altri odierni membri sono Áron Koós-Hutás alla  tromba e corno, Péter Kaszás alla batteria e voce, János Nagy alle tastiere.

Discografia

Djabe Special Guest Steve Hackett: In The Footsteps Of Attila And Genghis, (Gramy Records, 2011)
Djabe Special Guest Steve Hackett: Summer Storms & Rocking Rivers, (Gramy Records, 2013)
Djabe With Steve Hackett, Gulli Briem And John Nugent: ‎Live In Blue (Gramy Records, 2014)
Djabe & Steve Hackett: Life Is A JourneyThe Sardinia Tapes (Esoteric Antenna, 2017)
Djabe With Steve Hackett & Gulli Briem: ‎It Is Never The Same Twice (Gramy Records, 2018)

 

L’attività di Steve Hackett in questi anni è diventata frenetica. Non bastassero le iniziative personali ecco che ammiratori come i Djabe lo lusingano per fare una scampagnata con strumenti a tracolla, farne un evento dal vivo e di conseguenza trarne l’immancabile testimonianza registrata.

Il gruppo ungherese e il chitarrista inglese – con l’aggiunta del percussionista islandese Gunnlaugur Briem detto Gulli, come fossero stati in pochi sul palco – con It Is Never The Same Twice giungono al quinto disco insieme con cadenza quasi annuale. Qualcuno dirà che dell’ennesimo disco dal vivo non c’era bisogno, qualcun altro che di Steve Hackett – così di molti altri – non ce n’è mai abbastanza. Punti di vista entrambi meritevoli di rispetto.

Il fatto è un altro. Che Djabe sono un capace gruppo di fusion, e che Steve Hackett non è Phil Collins. Con ciò intendo dire che il batterista, come lo prendi e lo cali in un contesto che potrebbe essere agli antipodi della sue origini, così quello si adatta e diventa una risorsa in più, in studio o dal vivo non c’è differenza. Un mutaforma di Signor batterista. Steve Hackett al contrario è un campione della filosofia musicale dei Genesis: sul palco portavano (riporteranno?) la loro musica nella versione più simile a quella di studio. All’angolo opposto ci sono gruppi come i King Crimson che dal vivo amano improvvisare e stravolgere ciò che avevano inciso su disco.
Steve Hackett è un meraviglioso cesellatore di suoni e trame, scrive partiture sopraffine e le offre al pubblico dei concerti nella migliore versione possibile. Musica pensata, studiata, provata. Ineccepibile. Ma quando deve innestarsi sulla materia sonora di band come Djabe, che imbastiscono un prezioso arazzo tra rock e Jazz, bravissimi, qualcosa stride. ll linguaggio tipico del musicista jazz/fusion, l’improvvisazione, Hackett lo balbetta.

Parrà strano, e quasi una bestemmia a guardare le cose dal punto di vista del fan più acceso dell’inglese, ma nello strambo amalgama di It Is Never The Same Twice chi ne guadagna, in termini di apporto dell’una parte all’altra, è proprio Hackett.

Brani come The Steppes, In That Quiet Earth, Fly on a Windshield, Please Don’t Touch, Los Endos li conosciamo a menadito e li amiamo incondizionatamente. Al punto da non sentirne più il bisogno dell’ennesima edizione tratta da un concerto. Ma questa volta, grazie alla matrice così estranea di Djabe, il gioco si fa in qualche modo più intrigante. A sparigliare le carte si palesa un guizzo, una tromba, una sfumatura che in altro contesto – rock o Prog rock – sarebbero stati impensabili o inammissibili.

Ma porre troppa attenzione su Steve Hackett sarebbe sbagliato, perché i veri protagonisti di It Is Never The Same Twice sono i Djabe. Gli ungheresi, in tal senso, non deludono. Tutti i brani valgono l’ascolto ripetuto e attento, ma l’iniziale Lava Lamp, l’intimista 4000 (che sa di Pat Metheny Group), Cloud Dance – dove anche Hackett sembra a suo agio –, dalla melodia elegiaca, meritano la menzione d’onore. Come non si può fare a meno di sottolineare la bravura del trombettista Áron Koós-Hutás, al punto che in Los Endos, uno dei suoi cavallo di battaglia, il chitarrista inglese si fa da parte per lasciargli il centro del palco e del brano.

La scintilla iniziale è scoccata ai tempi Out Of Tunnel’s Mouth (2009) di Hackett, al quale Ferenc Kovács che non è più della band ha fornito un contributo (per Last Train to Istanbul eseguito anche in questo contesto). Ma Djabe e Hackett, pur visto da differenti angolazioni, pare un accostamento audace, sulla carta. All’atto pratico abbiamo invece visto e sentito che l’azzardo vale la pena: i mondi di provenienza sono estranei, ma vista la frequenza con la quale ci riprovano evidentemente il feeling non manca. Tanto vale a questo punto entrare in studio: per mettere Hackett nelle condizioni per dare il meglio e offrire ai fan qualcosa di nuovo.

Ultima cosa, ma non semplice dettaglio: registrazione magistrale (ah!, alla chitarra di Hackett avessero concesso tale corpo/dimensione/spazialità su Second’s Out).


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