Domino Book Cover Domino
Thriller, poliziesco
Brian De Palma
Petter Skavlan
Nikolaj Coster-Waldau, Carice van Houten, Guy Pearce, Søren Malling, Eriq Ebouaney, Paprika Steen, Thomas W. Gabrielsson, Ardalan Esmaili, Younes Bachir
Pino Donaggio
11 7 2019
Danimarca, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi
89’
Martedì 16 7 2019, cinema Raffaello, sala 3

 

Per un nome di culto come quello di Brian De Palma ogni nuova opera è oggetto di fremente attesa. Ma come non tutte le ciambelle riescono col buco, non tutti i Domino scatenano la prevista reazione a catena...

Ogni volta che esce un film di Brian De Palma è un evento. Che potrebbe valere una bella sgroppata in bicicletta: il condizionale è d’obbligo, per un regista che è la classica “croce e delizia”. Per quanto mi riguarda l’ultimo film del regista americano che ancora adesso rivedrei per l’ennesima volta, con lo stesso gusto e ammirazione, è Carlito’s Way. Da quel lontano 1993, dei lavori più recenti forse l’unico che meritava davvero profonda attenzione è l’urticante Redacted: per lo meno per il coraggio di affrontare un tema assai spinoso – in quanto alla resa artistica Michael Medved del New York Post ha scritto: “potrebbe essere il peggior che abbia mai visto” –, e film che in Italia al cinema non è mai arrivato. Ma tanto di cappello: mettere in piazza le peggiori nefandezze generate dalla ‘necessità’ di essere la prima potenza al mondo – gli USA –, anche grazie all’uso delle armi, è un atto di grande civiltà. E in un certo senso Domino parte da lì. Dagli Stati Uniti, e non solo, in guerra contro il mondo islamico.

Nikolaj Coster-Waldau

Nel recente film di De Palma l’azione viene spostata dall’oriente alla Danimarca, dove il poliziotto Christian Toft, bello e un po’ bambascione va detto, dopo una notte e risveglio de fuego con la fidanzata dimentica la pistola sul comodino. È la molla che innesca la morte del compagno di pattuglia Lars nonché una lunga serie di peripezie. Il domino del titolo, probabilmente.

L’occidente contro l’Isis. Il tema è questo. L’esposizione rivedibile. Probabilmente quel luogo comune che vuole il maggiore pregio di una persona esserne anche il difetto più grosso, nel caso di De Palma ha un fondamento. Guardando Domino si ha quasi sempre la sensazione di essere di fronte a uno spettacolo, e non al centro di una vicenda nella quale siete scivolati senza rendervene conto. Intendo dire che si ha la netta impressione che gli attori stanno recitando, che un regista bravo a capace è lì per farvi vedere quanto è bravo e capace, tanto che sembra di assistere al dietro le quinte: dove qualcuno sta muovendo una cinepresa avanti e indietro, in campo lungo, per un primissimo piano, che questa macchina da presa la sta ruotando o scorre su un binario. Che dirige gli attori che in alcuni momenti sembra stiano ancora provando. Insomma pare di essere a un corso di cinema. Oppure di essere di fronte a un film sconclusionato.

Søren Malling, Eriq Ebouaney

I terroristi più che terrorizzare, o suscitare repulsione per le stragi insensate che compiono, sono caricaturali: gli occhi spesso sgranati come stessero sfogliando le pagine della biancheria femminile del catalogo Vestro – nel mondo Isis qualcosa di nuovo ed eccitante, suppongo. Mentre la loro massima autorità, lo sceicco, si muove accompagnato da due/tre sgherri, tra Belgio e Spagna, su un furgone per il trasporto della frutta che porta alla memoria Aldo Giovanni e Giacomo o, per alzare il tono, Due sulla strada di Stephen Frears, pur sempre una commedia.

Guy Pearce

Inoltre, non è il gioco delle parti ma quello delle coincidenze, troppe: tutto ciò che accade scaturisce da un gesto, fatto, evento casuale: dalla morte del collega del protagonista a quella dell’islamista che dovrebbe fare saltare in aria un po’ di infedeli durante la corrida. Unico omicidio voluto e cercato è quello di Ezra Tarzi che ha involontariamente causato la morte di Lars – compagno di pattuglia di Christian – per mano dell’amante poliziotta. Vorrà dire qualcosa tutta questa incidenza del fato? Di un fato minore poi, che non decide conflitti, guerre e grandi scenari, ma i piccoli grandi campi di battaglia delle nostre misere esistenze?

Carice van Houten

De Palma, che ha misconosciuto la paternità del film poiché tagliato e rimontato, si prende però una piccola rivincita sul mondo del cinema col quale alla fine, invariabilmente, si trova a scornarsi per ogni nuovo lavoro. La compie elaborando una scena nella quale una terrorista si fa esplodere sul tappeto rosso di un festival: noi spettatori guardiamo dallo schermo, dentro al quale lo sceicco si appresta a godersi la strage attraverso lo schermo del computer su cui trasmette in diretta la ‘martire’, che prima di farsi saltare in aria abbatte un po’ di personalità e contemporaneamente riprende la scena con una telecamera montata sul mitra. Un gioco di specchi per un rimbalzo di significati tutt’altro che dettati sottovoce.

Nikolaj Coster-Waldau

Per tornare al discorso del difetto/pregio, ecco poi il modo di incedere a tratti hitchcokiano – compresa la musica scritta dal vecchio sodale Pino Donaggio e il modo in cui accompagna alcune scene – che De Palma si trascina, o gli viene imputata, da sempre. E quella recitazioni troppo marcata, come un rossetto pesante sulle labbra di una statua di marmo, che fa di Carice van Houten – che è sputata Vera Farmiga – una bambola di gomma e di di Nikolaj ‘Trono di Spade’ Coster-Waldau un detective più fantasmatico che noir.

C’è voluto un ménage à cinq composto da danesi, francesi, italiani, belgi e olandesi per trovare i fondi atti a produrre Domino. Ma visto l’esito al botteghino la prossima volta per De Palma sarà anche più difficile, dovrà appellarsi a una vera e propria orgia finanziaria: in sala eravamo in cinque. Soldi buoni per pagare al registra di Newark un hot dog e una Coca Cola.   


(Visited 20 times, 1 visits today)
Spread the word of T.A.R.O.T.
  • 9
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   
  •  
    9
    Shares
  •  
    9
    Shares
  • 9
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •