In un giorno come questo, l’8 marzo, definito Festa della Donna da rametti di mimosa e auguri en passant, la testa e l’ammirazione vanno in direzione di Berta Cáceres, donna coraggiosa e simbolo che dovrebbe essere da esempio per tutti.

I coraggiosi non sono quelli che compiono imprese al limite dell’umano, scalano montagne, solcano mari, esplorano il cosmo, per superare sé stessi. I veri coraggiosi sono coloro che – per salvaguardare il bene comune – mettono a forte rischio tutto ciò che hanno. Per di più senza guadagno all’orizzonte. Berta Cáceres era una attivista ambientale, e leader del gruppo indigeno denominato Lenca, 100.000 persone circa, che si batteva contro colossi aziendali internazionali dediti al depauperamento del territorio a scapito della comunità.

In quanto co-fondatrice e membro di spicco del Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras, nel 2006 alcuni rappresentanti della sua etnia le avevano chiesto di indagare sulla forte concentrazione di macchinari per l’escavazione sulla loro terra. La Cáceres scoprì un progetto congiunto – tra i cinesi della Sinohydro, la World Bank’s International Finance Corporation e la honduregna Desarrollos Energéticos – che infrangendo leggi internazionali, e senza consultare le autorità locali, avrebbe portato alla costruzione di una serie di dighe in grado di cambiare la fisionomia del fiume distruggendo l’equilibrio ambientale alla base della vita dell’intera zona.

Nel giugno del 2009 la Commissione Inter-Americana per i Diritti Civili inseriva la Cáceres nella lista delle persone a rischio di vita a seguito del colpo di stato avvenuto in Honduras nello stesso anno. E da lì in poi, democrazia o dittatura vigenti, l’attivista diventa oggetto di minacce e intimidazioni da parte di militari e organizzazioni malavitose.

Dal 2013 la Cáceres, supportata dalla gente Lenca, adottò i metodi che stanno mettendo in atto anche da noi in Italia, in Val di Susa, per bloccare la TAV. Marce di protesta, occupazione del suolo, meeting, azioni legali, tutto in modo pacifico. Solo che in paesi come quelli occidentali, dove resiste una parvenza di rispettabilità democratica, finora il peggio che può accaderti è di venire manganellato, o arrestato e processato come nel caso dello scrittore napoletano Erri De Luca, causa poche parole potenti come un aceto. In Honduras la polizia sui manifestanti spara. Tra luglio 2013 e maggio 2014 restano sul campo 3 membri del COPINH, e altri sei restano feriti. Fino a un mese fa gli incarcerati tra i manifestanti risultavano più di cento.Cáceres-kqcG-U1070424905404sMC-1024x576@LaStampa.it

Nel 2012 Berta Cáceres veniva premiata dalla Society for Justice and Peace della Catholic University di Eichstätt-Ingolstadt, in Germania, con lo Shalom Award. E nel 2015 vinceva il prestigioso Goldman Environmental Prize.

 

Dichiarava alla televisione Al Jazeera nel 2013:

L’esercito ha una lista di 18 nomi, attivisti per i diritti umani, da uccidere. Il mio è il primo della lista. Io voglio vivere, ci sono ancora tante cose che voglio fare a questo mondo, ma non ho mai considerato l’ipotesi di smettere di battermi per la nostra terra, per una vita dignitosa, perché la nostra battaglia è legittima. Comporta grande attenzione e preoccupazioni, ma alla fine, in questo paese dove vige la totale impunità, io sono indifesa… Quando vorranno uccidermi, lo faranno.

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Una premonizione. Il 3 marzo 2016 Berta è stata trovata morta, uccisa la notte precedente a colpi di arma da fuoco, in un appartamento che, dicono i rappresentanti del governo, non era quello dichiarato come sua residenza. Di conseguenza l’attivista era priva della scorta di protezione che le era stata assegnata. Nel cosiddetto mondo civile le reazioni sono state decise, ma come accade sempre in questi casi non abbastanza forti, e mai dai poteri forti. Va sottolineato lo sdegno, le parole di tristezza e ammirazione, palesati dal recente premio Oscar, e convinto ambientalista, Leonardo DiCaprio.Berta Caceres stands at the Gualcarque River in the Rio Blanco region of western Honduras where she, COPINH (the Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras) and the people of Rio Blanco have maintained a two year struggle to halt construction on the Agua Zarca Hydroelectric project, that poses grave threats to local environment, river and indigenous Lenca people from the region.

Berta Cáceres, seppur nata e cresciuta in uno dei paesi più violenti del Sud America, proveniva da una famiglia modesta nella quale il rispetto per i diritti umani e la solidarietà erano concetti primari. La madre era a sua volta attivista e si era spesa per aiutare i profughi provenienti dal confinante El Salvador. Cosa che porta a pensare come viene affrontato da noi, il ricco e avanzato Occidente, il dramma dei profughi. Era laureata, amata dalla gente per bene, madre di Olivia, Berta, Laura e Salvador. Come detto, aveva poco o nulla da guadagnare e tutto da perdere.

Mi auguro che si faccia luce sulla sua morte e si offra giustizia ai suoi figli. Che il suo nome e il suo ricordo diventino indelebili. Che sempre più gente, grazie a esempi come il suo, apra gli occhi e si batta anche su scala più piccola, nel quotidiano fatto di minimi sforzi, con le armi non violente ma efficaci del buon senso, della solidarietà, della consapevolezza che siamo figli di una sola grande madre che stiamo stremando alla morte. La Terra.

 

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