Strange Pleasures Book Cover Strange Pleasures
Dreamtime
Psichedelia, Shoegaze, Stoner.
CD
2 12 2016
Australia
Cardinal Fuzz ‎CF065, Sky Lantern Records SLR203, Tym Guitars TYM050.
76:54

 

Pescando tra una miriade di cose da ascoltare, incidentalmente ho raccolto il disco dei Dreamtime, Strange Pleasures, il loro terzo. Il caso è strano, perché questo quartetto è di Brisbane, Australia, e il CD del quale ho scritto in precedenza è quello di Ben Craven, anch’egli di Brisbane. Lembo di terra che genera musicisti ricolmi di slanci nostalgici, evidentemente. Craven e Dreamtime – le coincidenze proseguono – hanno infatti un modo estremamente simile di fare musica, benché alla fine offrano un risultato che li pone tra loro agli antipodi. Si potrebbe dire che sono all’opposto dello specchio di Alice: Ben Craven sta di fronte; se attraversa troverà il mondo dei Dreamtime.

Mi spiego. Laddove il primo sposa la causa degli anni ’70 quasi come preda di una maledizione, come imprigionato in una bolla temporale che vaga nel nostro presente (senza mutarne l’equilibrio), rendendolo un eccezionale – ma credibile - anacronisma vivente, gli altri sembrano ricostruire tutto a tavolino. Quando Craven parla di musica cinematica, il chitarrista proietta un film che ha ripreso dalla sua bolla dentro la quale vive nel passato, mentre i Dreamtime realizzano un film girato ricostruendo tutto, come aggirandosi tra gli studios di una major cinematografica: mettendo nel loro disco di psichedelia dura & pura, tra anni Sessanta e Settanta, tutto quello che ‘deve’ starci per ottenere il bollino che ne attesti la psichedelicità. Con un po’ di grinta stoner in più. La sensazione è quella.

Non manca niente: synth sfrigolanti, chitarre in feedback, delay & echo, wah wah e voci filtrate a piovere, piatti che colpiti restano nell’aria un quarto d’ora, ‘indianate’ a base di cantalenanti voci femminili e simil-sitar. Come da ricetta. Brani lunghi e spiraliformi. Perfetti per amplificare l’effetto di una canna, probabilmente. Pallosi all’inverosimile per chi si accosta da sobrio.

Se preferite confronti a base di nomi, in Strange Pleasures c’è tanto dei Pink Floyd con BarrettGolden Altar e Set The Control For The Heart Of The Sun sembrano figlio e padre -, tanto degli Hawkwind, di Ozric Tentacles, e altre band che hanno viaggiato a lungo su quei binari. Ma Barrett e quei Pink Floyd, per fermarci al massimo riferimento, avevano dalla loro – e in più - una certa ‘leggerezza’ e una fantasia che i Dreamtime non hanno e non potranno mai avere; una ‘limpidezza’, nonostante gli acidi in corpo di El Syd, e una tecnologia primitiva a disposizione, che rendeva le loro complicate trame maggiormente efficaci proprio perché centellinate, quando questi kangaroo-boys credono che per fare colpo occorre buttarla in caciara, girare tutte le manopole al massimo e spingere su ogni pedale.

Di veramente personale – a differenza anche solo di Ben Craven – qui c’è davvero poco. E la maestosità del concept – la storia di un’anima che, sentite!, involandosi dal corpo dopo la morte, per mezzo di rituali magici viaggia nel mondo degli spiriti, dopo multiple reincarnazioni si libra nel cosmo, e facendo viaggi astrali incontra addirittura gli alieni - è tanto esagerata da sconfinare nell’ingenuità. Almeno in assenza di una buona dose di ironia che né si vede né si sente (pensate invece alla deliziosa operazione di reincarnazione psichedelica compiuta da The Dukes Of Stratosphear/XTC).

Tutto sto po’ po’ di roba – e una copertina che non passa inosservata, dai colori esagerati e in sintonia  con la musica – non poteva essere contenuto in qualcosa di meno di un doppio vinile in confezione gatefold. Anche meglio se in tiratura limitata a 500 copie, più altre 100 in versione CD. Quello che hanno pensato di fare i Dreamtime con buon senso del business, perché Zac (Anderson), Cat (Maddin) e Tara (Wardrop), nomi quanto mai coerenti alla causa psichedelica, Fergus (Smith) un po’ meno, oltre all’anima che non è ancora in viaggio nel cosmo hanno un corpo con esigenze terrene da soddisfare - mangiare e pagare le bollette - e il disco andato quasi esaurito ha senz’altro contribuito a placare tali bisogni.

Al momento in cui scrivo sembra che della strana release tripartitica – le etichette congiunte sono: Cardinal Fuzz, Sky Lantern, Tym Guitars ‎– restino davvero una manciata di LP e CD. Dunque, psichedelici – schematici – allo stato terminale d’Italia, se volete accaparrarvi questo piccolo sacro graal del genere mettetevi in caccia subito. Gli altri si godano la serata di Champions League.

 

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