E mi viene da pensare è il primo brano della facciata B di Canto di primavera, il secondo disco del BMS diventato Banco, anno 1979. E mi viene da pensare che io Francesco Di Giacomo l’ho conosciuto.

Ora, parlare bene di chi è passato a miglior vita – modo di dire stupido ed esorcizzante – è la prassi. Anche se si trattava del peggior figlio di buona donna, l’epitaffio sarà invariabilmente bonario e solidale. Ma Francesco Di Giacomo dava davvero l’idea di essere una brava persona.

Ci siamo visti diverse volte ai concerti del Banco, mi ha rilasciato interviste e dato il suo numero di telefono quando ancora i cellulari non li vedevi nemmeno nei film di fantascienza. Gli ho scattato delle foto, una delle quali ha fatto da copertina per Melodie & Dissonanze (di cui un giorno, forse, racconterò la vera storia, che è tutt’altra rispetto a quella spacciata da PROG Italia).

Quando gli telefonavo scattava la segreteria telefonica le cui parole, originali e divertenti, purtroppo non ricordo. Lui aspettava di sentire chi stava lasciando il messaggio, e se era il caso alzava la cornetta. Mi ha sempre risposto, con quella sua voce pacata, quasi sussurrata, che ti metteva subito a tuo agio. Sempre gentile, sempre disponibile. “Ciao Andrea…”.

Francesco Di Giacomo, Paolo Sentinelli

Quando ho ascoltato per la prima volta Sapessi quanto mi costa, che compare su La parte mancante, disco miracolosamente portato a termine per merito di Paolo Sentinelli, autore della musica che non deve passare in sott’ordine, e Antonella Caspoli, moglie di Francesco che ne ha curato la produzione insieme a Sentinelli, sono sobbalzato sulla sedia.

Se tu sapessi Andrea quanto mi costa trattenermi dallo sputare in faccia a Dio”: la canzone apre con queste parole, e ogni volta che sento Francesco pronunciare il mio nome mi sembra di essere ancora al telefono con lui.  

Dopo la morte non c’è niente. Nessuna vita eterna. Per questo motivo penso che Francesco non abbia raggiunto Rodolfo Maltese per un duo voce e chitarra che allieta le serate degli abitanti il Paradiso. Ma tale straordinaria voce la sua eternità potrebbe trovarla, contro ogni credenza, oltre ogni mito consolatorio, proprio tra i confini di questa vita terrena.

Perché fino a quando l’uomo rimarrà aggrappato alla palla di polvere e acqua che chiamiamo Terra e rotola nello spazio, un disco come La parte mancante merita di essere tramandato di generazione in generazione. Fino alla fine del tempo per la razza umana. L’eternità è questa. Questa è l’anima capace di sopravvivere alla carne. Oltre il Paradiso, oltre Dio.   

(Visited 19 times, 1 visits today)
Please follow and like us:
RSS
Follow by Email
Facebook0
Facebook
Pinterest0
LinkedIn
Instagram20