E allora mi chiedo se il Record Store Day non sia, più di una celebrazione, la ricorrenza in memoria del caro estinto. Ma è comunque una bella occasione.
Quanti sono i negozi di dischi indipendenti? Dopo la quasi completa estinzione degli ultimi 20 anni o giù di lì, qualcuno ha aperto. Molti di questi hanno chiuso poco dopo, e alcuni resistono. Ma non è che stiano spuntando in ogni dove, nonostante si professi la rinascita del vinile come fosse Gesù Cristo a Pasqua, roba imminente.

Viene da domandarsi, io lo faccio, di chi è stata la colpa. Come hanno potuto tutti quei negozi di dischi scomparire così velocemente?
Davvero è solo demerito delle politiche cieche, autolesionistiche, assolutamente inadeguate di una industria discografica gestita da cialtroni senza alcun amore per la musica, che hanno soppiantato le vecchie generazioni di imprenditori appassionati e talent scout? O una buona percentuale di colpa si può attribuire anche a noi ex acquirenti?

Sì. Mea culpa. Dobbiamo ammetterlo. Siamo noi, quelli che piangono il de cuius, ad avere le maggiori responsabilità. Tutti a scaricare. Scaricare colpe e scaricare. Ad usum fabricae. Oggi diciamo ‘a ufo’.

Bello il CD, soprattutto nel momento dell’avvento. Una novità che ha fatto brillare gli occhi a tutti gli appassionati. Che ci ha fatto praticamente duplicare il parco dischi. Due copie dello stesso titolo: il vinile e il CD.
Non parliamo della fregola, poi, per quelli della mia generazione, di rigirare tra le mani il vinile, facciata A e B, come fosse il sacro Graal; aprire e rimirare copertine gatefold e sagomate, traforate e sgambate, lavorate nei modi più bizzarri; contemplare inserti con testi e amenità varie. Dimensioni 30 cm x 30 cm. Qualunque cosa una donna vi dirà per consolarvi, le dimensioni contano.

Scordavo i credits! Cosa sono? Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.  La formazione.  Produttore, tecnico del suono,  date e studio di registrazione, anno di pubblicazione. Etichetta.
Presa alla larga, ecco cosa sono i credits. Se qualche neofita dovesse passare di qua e leggere.
Tutti gli altri lo sapevano. Lo so. Lo sapevo.
Il problema è che scaricare ‘a ufo’ fa cadere in tentazione anche il più accanito adoratore del supporto sonoro fisico. Ammettiamolo. Contrastare la brama di pescare senza limiti tra milioni di titoli è impossibile.

Puoi essere sposato e amare tua moglie, ma lo stesso covi l’ingordigia di avere tutte le donne. Però quelle non si possono scaricare. Anzi, magari è tua moglie che ti scarica del tutto, mettendoti alla porta non appena venisse a sapere di questa – malriposta, il più delle volte – smania di onnipotenza.

Poi, quasi tutti, incrociando le dita dietro la schiena, o fischiettando, si nascondono dietro la scusa del “ma io lo faccio per capire di che si tratta. Poi se mi piace lo compro”. Come pretendere di entrare al cinema e pagare il biglietto dopo avere visto il film, e solo se ci è piaciuto. Ma oramai si scaricano anche i film. Tutto si scarica. Si potesse scaricare il cibo! Gli appartamenti! Le opportunità per ricominciare.

Vero, i dischi costano troppo. Non riesco a capire perché non ci sia una major – quelle che hanno ancora la potenza economica per pagare certi artisti che costano quanto l’amministratore delegato di una grossa azienda – capace di introdurre sul mercato una collana di 300 titoli in vinile al prezzo di 10 euro. E di 1.000/2.000 titoli di CD – tutto il catalogo già sfruttato come un negriero non saprebbe fare – a 5 euro.

I costi di produzione e distribuzione, a quei livelli, lo permetterebbero. Potrebbero perfino aprire i loro punti vendita. Con il loro esclusivo marchio. E allo stesso tempo smerciare mutande griffate, ceramiche graffiate, carte goffrate. Insomma quello che vogliono. In fatto di merchandise hanno ampie vedute, possibilità e idee, suppongo. Gli appassionati ne farebbero man bassa. Avrebbero il supporto fisico da coccolare, accarezzare, cullare, guardare intensamente nei solchi ricambiati.

L’originale. Ah l’originale! Dicono così. Con enfasi.

Ma quasi certo che nelle vostre mani finirà la milionesima copia generata da uno stampo il cui unico compito è produrre copie, altro che originali.

Ma è davvero così? Sono troppo ottimista? Gli appassionati riprenderebbero a comprare dischi? I negozi di dischi spunterebbero nuovamente come fiori a primavera? O continuerebbe a prevalere l’esercito degli scaricatori? Città di mare o no.

 

Fine della seconda parte – Vai alla terza.

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