Il lavoro dell’elettricista in biblioteca, a Guiglia, è emblema dei tempi. È entrato con la sensibilità di un uragano: quando ha messo le sue cinque dita di violenza sulla maniglia della porta l’effetto è stato lo stesso di ciò che accade all’interno di un aereo in volo nel momento in cui si apre una falla, e tutto, passeggeri compresi, viene risucchiato nel vuoto. Entrato come uno shrapnel, aperto bocca sembrava tuonasse Odino spalleggiato da tutte le walkirie in coro a fare da cassa di risonanza.

Doveva cambiare alcune luci che non funzionavano più: l’ho capito osservandolo, in parte interpretando il labiale perché le orecchie ronzavano ancora per lo spostamento d’aria prodotto dalla sua entrata, un po’ perché ho guardato quello che faceva. Dopo avere trascinato dentro una scala col rumore di una locomotiva che deraglia con tutto il tender, ha preso a rovistare tra gli scaffali col piglio di un SS in cerca di qualche ebreo nascosto. I libri presi e sbattuti a terra. Trattati come Totò le Mokò sbatacchia la ballerina con la quale compie evoluzioni straordinarie, prima di lanciarla nel vuoto. Cercava una derivazione, un quadro elettrico, una presa, o qualcosa del genere. Tutto lì. A costui quando andava al nido e i suoi coetanei frignavano per avere un micino o un cagnolino hanno comprato Godzilla. Che dopo sei mesi si è suicidato perché ritenuto un pappamolla. Poi lui ha messo in piedi una baby gang con i 4 Cavalieri dell’Apocalisse.

Ha svolto il lavoro in due giorni. Ieri vestiva una t-shirt su cui campeggiava il marchio della Heineken. Oggi quella di una festa della birra. Tutto torna.  

Nel giro di mezzora mi è crollato un mondo. Ho perso la fede. Ho visto spegnersi la luce nonostante Electro avesse appena recuperato alla vita alcuni faretti. L’impalpabilità delle parole – che messe una dietro l’altra con un senso compiuto formano il sapere di una razza, quella umana – frantumata dalla letale avanzata del congruo fare – un mattone sull’altro, una distesa di cemento a seguire quella dopo, un filo della corrente elettrica tirato dopo il precedente. Una scintilla che brucia tutto (Books are burning).

I libri sono ancora lì per terra, come un pugile finito al tappeto che ha non ancora capito cosa è successo, inerti. Ammucchiati in una massa informe. Uno addosso all’altro come quei gruppi di condannati che in attesa di essere fucilati cercano riparo, singolarmente, dietro il fragile corpo chi sta davanti come fosse uno scudo ma non potrà in alcun modo salvarlo. Preferivo restare al buio piuttosto che vedere questa scena. Ora che è in piena luce ancora più crudele.     


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