Greatest Show on Earth Book Cover Greatest Show on Earth
Elephant9
Progressive rock
16 2 2018
CD, LP
N
Rune Grammofon - RCD2198
35’ 56”

 

Ecco un esempio di Prog rock che mette in imbarazzo. Che un po' illude un po' toglie la certezza di essersi imbattuti in qualcosa di davvero personale. L’inizio è affascinante, da ensemble quasi misantropo, malaticcio, che ti trascina in un luogo dell’anima che si trova sul confine tra sogno e incubo. Way of Return non si sofferma a fare l’inchino di fronte a nessuno. Ma dal secondo brano, Actionpack1, che inocula linfa, la malia si spegne lentamente, spazzata da un’ondata retrò che prende a mimare EL&P, pur continuando a passeggiare in quel piccolo guardino delle angosce che gli Elephant9 amano frequentare e dal quale raccolgono, inoltre, sparsi fiori bluastri appartenenti alla specie King Crimson nella variante The Devil’s Triangle.

Ma tutto torna, perché Ståle Storløkken (tastiere), Nikolai Eilertsen (basso) e Torstein Lofthus (batteria) si presentano nella stessa formazione del famoso trio inglese, e inoltre provengono da Oslo, dunque vale per loro quanto sentenziato per Sisare e Airbag: nella musica che proviene dalla Scandinavia – quando non è Pop da classifica – c’è qualcosa di latentemente malinconico o brumoso.

Greatest Show on Earth – che curiosamente riprende il titolo di un famoso film di Cecil B. DeMille del 1952 – perde tensione al giungere di Farmer’s Secret perché si limita al banale plagio di EL&P, ma già con Dancing with Mr. E riprende a tessere la trama inziale, luminosa eppure inficiata da fili tratti da spole come offerte da un secondo committente, inseriti subdolamente per seminare particelle aliene e dettare brividi. Per continuare con la fluttuante e brumosa Mystery Blend, e arrivare a compimento con Freaks, brano ancora fascinosamente affetto da chiaroscuri al confine di una schizofrenia musicale – luce/ombra – che EL&P non hanno mai covato.

Per la band norvegese Greatest Show on Earth è il quinto disco di studio. Nei due precedenti il trio aveva aggiunto il chitarrista Reine Fiske che portava in dote un tocco di psichedelia. Ma al di là della conformazione tastiere/basso/batteria, la vera natura musicale degli Elephant9 pare accomunarli più ai VdGG – campioni irascibili e sinistri quanto i KC – che al trio degli scomparsi Emerson e Lake. Dovrebbero provare a fare un tentativo con David Jackson: ne potrebbe derivare una band plausibile e assimilabile a quella di Peter Hammill. Versione strumentale. Ma senza velleità di paragone.

 

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