All’improvviso bussano alla porta Book Cover All’improvviso bussano alla porta
I Narratori
Etgar Keret
Narrativa, antologia
Feltrinelli
9 2012
192
Israele
15,00 €

 

Biografia

Nato a Ramat Gan il 20 agosto 1967, Etgar Keret è uno scrittore, attore e regista israeliano. È il terzo figlio di genitori ebrei-polacchi sopravvissuti alle atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Autore di sceneggiature per romanzi a fumetti, film, TV e teatro, il suo pezzo forte è il racconto breve, spesso di carattere surreale, o ironico, intriso di umanità ma anche di una buona dose di cinismo. I suoi personaggi sono persone comuni che agiscono in contesti irragionevoli o estremi, rispondendo alle sollecitazioni dell’ambiente, della società, dei loro simili, in modo altrettanto illogico e imprevedibile.

Il collettivo di illustratori Actus Tragicus ha realizzato da cinque suoi racconti altrettanti fumetti raccolti nel volume Jetlag (1999). Keret ha scritto il libro per bambini Papà è scappato col circo, illustrato da Rutu Modan. Asaf Hanuka ha tratto dal racconto Kneller's Happy Campers la graphic novel Pizzeria Kamikaze (2006).
Per la TV israeliana Keret ha scritto le prime tre stagioni di The Cameri Quintet e il film Aball'e (2001).
Nel 2006, il regista Goran Dukić ha tratto dal racconto Kneller's Happy Campers il film Wristcutters: A Love Story, con Tom Waits e Will Arnett.
Insieme alla moglie Shira autrice della storia su cui si basa, Keret ha diretto Jellyfish. Il cortometraggio ha vinto il premio Camera d'Or al Festival di Cannes del 2007.
Nel 2009 è stato realizzato $9.99, film di animazione scritto da Keret e co-prodotto tra Israele e Australia, al quale Geoffrey Rush, Anthony LaPaglia e altri famosi attori australiani hanno contribuito al doppiaggio.
Nel 2010, il regista polacco Krzysztof Szot ha presentato al Festival di Cannes un cortometraggio basato sul racconto An Exclusive. Nel 2010 il cortometraggio Glue tratto dal racconto Crazy Glue ha partecipato al Rhode Island International Film Festival. Ancora nel 2010 – il suo anno d’oro, evidentemente – Keret ha ricevuto la prestigiosa onorificenza di Cavaliere dell'Ordre des Arts et des Lettres di Francia.
Come non bastasse Etgar Keret insegna alla Università Ben Gurion del Negev a Beer Sheva e alla Università di Tel Aviv.

Bibliografia taliana

Papà è scappato col circo (Edizioni E/O, 2003)
Gaza blues (con Samir El-Youssef), (Edizioni E/O, 2005)
Abram Kadabram (Edizioni E/O, 2008)
All'improvviso bussano alla porta (Feltrinelli, 2012)

 

Altri 37 racconti, come per Le tettine della diciottenne. Chissà se dietro a questo numero c’è la kabala. Trentasette idee e una premessa in stile Le mille e una notte, con tre uomini che entrano nell’appartamento dello scrittore armati di pistola per costringerlo a raccontare nuove storie. Che se a raccontarle, o anche solo accennare l’idea, fossi tu, la gente ti manderebbe a quel paese o ti consiglierebbe un buon strizzacervelli. Ma Etgar Keret traduce in narrazione impareggiabile e avvincente: di volta in volta divertente, comica, assurda, surreale; oppure da commedia apparente che veste uno strascico grigio.

È proprio quest’ultimo risvolto che distingue All’improvviso bussano alla porta da Le tettine della diciottenne.

Simyon, grottesca e venata di profonda umanità, Chiusi e Una sana colazione sono un trittico che mette in mostra uomini e donne abbandonati, loser che fanno del sogno o dell’illusione la loro ancora di salvezza.

Agrodolci sono anche Un grosso autobus blu, Lavoro di squadra e Il bambino educato, che gettano un impietoso, quasi crudele, sguardo sui rapporti di coppia finiti e figli, più o meno problematici, da spartirsi.

Ma Keret, soprattutto, sa essere graffiante, o irriverente, rispetto ad argomenti tabù come la reincarnazione (nella tragicomica variante di Guava), l’Inferno (per il killer senza pietà di Dopo la fine), il coma (in Cattivo Karma), e perfino Cheesus Christ (nome superlativo per una catena di fast food) e suo padre Dio in Scegli un colore:

Dio entrò nella chiesa gialla utilizzando la rampa per i disabili. Anche lui era su una sedia a rotelle e in passato aveva perso la donna che amava. Era d’argento, Dio. Non di quell’argento metallizzato da quattro soldi delle BMW dei tamarri, ma di un argento delicato, opaco. Una volta, mentre svolazzava tra stelle d’argento con la sua amata color argento era stato aggredito da una banda di idoli d’oro. Quand’erano bambini una volta Dio le aveva suonate a uno di loro, piccolo e mingherlino, e quello, una volta cresciuto, era tornato con i suoi amici. Gli idoli d’oro avevano picchiato Dio con mazze di sole d’oro e non avevano smesso finché non gli avevano rotto tutte le sue divine ossa”. E poi: ““Ma cosa credi?” disse il Dio d’argento in tono di sconforto al sacerdote giallo, “che io vi abbia creati così perché lo volevo? Perché sono una specie di perverso, di sadico o di stronzo che gode di tutta questa sofferenza? Vi ho fatti così perché è quello che so fare. È il meglio che posso.

Lo scrittore israeliano è un barzellettiere – Emorroide, Ultimamente invece mi si rizza –, ma sa fare sul serio, sempre a modo suo però: all’aria accigliata dell’intellettuale preferisce il sorriso beffardo della satira:

L’imbarazzato Robbie prese una moneta da una lira dalla tasca di Igor e dopo averlo ringraziato provò a offrirgli in cambio il suo Swatch.
“Grazie,” sorrise Igor, “ma cosa me ne faccio di un orologio di plastica? E poi io non ho mai fretta di arrivare da nessuna parte.” (Il paese delle bugie)

Oppure:

In genere, se racconti qualcosa di brutto, la gente ti crede subito, le sembra normale. Ma se inventi cose belle, si insospettisce. (Il paese delle bugie)

E ancora:

Dopo tutto cosa fa il mercato azionario se non vendere a tutti noi l’infondata speranza di un futuro più roseo? (Cheesus Christ)

Dietro a tanta fantasia apparentemente leggera si nasconde però un fine psicologo, un profondo conoscitore del genere umano capace di distillare perle – tra finissime osservazioni e pensieri inconfessabili – anche quando mette i protagonisti delle sue vibranti storie in mezzo allo scenario più improbabile. In questo senso Festa a sorpresa, il racconto più lungo della raccolta – l’interagire di quattro persone, tipi umani  di differente psicologia, e il contorcersi dei loro pensieri e dei moti interiori in una situazione da mistero farsesco – è un capolavoro.

Non mancano episodi completamente otherworldy, quelli che ti aspetti, anzi pretendi, da Keret: Puntura, Mystique, Cosa abbiamo in tasca?, il gioiello di surreale ironia in ‘due tempi’ di Il racconto migliore e Il racconto migliore II.
Stai ancora ridendo quando nel giro di poche righe si compie il completo ribaltamento di fronte: forse è vera quella voce di popolo che vuole non ci sia nessuno capace di commuovere come clown, quando ci si mette. Così Settembre tutto l’anno ha un retrogusto poetico, Pesce rosso assume i contorno del fantasy toccante, Non completamente sola mette malinconia, Joseph (vittima di un attentato terroristico) i brividi, e Universi paralleli è un indimenticabile, davvero struggente, lampo.

Keret è un grande scrittore perché dotato di una capacità rarissima: la sua forza non è (sol)tanto lo stile, quanto la tattica narrativa: fosse un allenatore di calcio saprebbe vincere con giocatori modesti – racconti di poche facciate trionfanti su tomi da centinaia di pagine – perché capace di schierarli in modo imprevedibile, tirandogli fuori qualità che nemmeno loro sapevano di possedere.


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