Mi sono chiesto se la musica di Eumir Deodato è di facile ascolto. Una domanda che si insinua da persona che tende a fare le pulci, perché nella lunga lista dei lavori ai quali il tastierista ha contribuito in molti modi, compaiono Kool And The Gang o Roberta Flack, o perché l’arcinota cover che fece di Also Spracht Zarathustra rientra in una tale quantità di compilation, di tutti i tipi, da perderne il conto, e ancora perché Super Strut è una sorta di inno alla festa che ogni volta che riempie l’aria funziona come invito al ballo (non fraintendetemi: per me un merito), o ancora perché Whistle Bump, ritmata e suadente, scritta da Deodato nel 1978, possiede ancora un tale potenziale che remixato, oggi potrebbe diventare un hit Disco da s-ballo. È altrettanto vero che alla registrazione di quella versione di 9 minuti di Also Spracht Zarathustra che ha fatto epoca parteciparono Billy Cobham, Stanley Clarke e John Tropea, non esattamente i primi tre fessi che passavano di là. E che i Phish, beniamini del mondo indie americano, che piacciono persino ai progster – il che è tutto dire –, continuano a riproporla in concerto da anni.

Eumir_Deodato_2001

Secondo Jordan Hoffman, scrittore, critico e film maker, i Phish hanno eseguito quello che è stato abbreviato come titolo in 2001, al netto del novembre 2013, almeno 194 volte, per un totale, in termini di percentuale, del 11, 97% di tutti i concerti della band di Burlington, Vermont. Ma anche nel loro ultimo concerto del 6 settembre 2015, al Dick’s Sporting Goods Park, Commerce City, Colorado, i Phish hanno eseguito il brano. Insomma, è entrato nel loro immaginario. Come in quello dell’enorme seguito di ragazzi che al tempo in cui Deodato registrava il brano contenuto in Prelude, nel 1973, per buona parte non erano ancora nati.

Mi racconta Deodato:

Non sapevo che la facessero ancora. Trey Anastasio, il chitarrista e leader dei Phish, mi ha invitato a suonare dal vivo Also Sprach Zarathustra nel 2005 (n.d.a.: il 14 maggio). È stato bellissimo perché la Hammerstein Ballroom di New York era piena di gente. La reazione del pubblico è stata spettacolare.

Questa sera, al Bravo Caffè di Bologna, in formazione a cinque battezzata Eumir Deodato Europa Express – sassofono e flauto, basso, chitarra, batteria, tastiere – la band ha eseguito i brani che tutti si aspettano da Deodato, e qualcosa di più, secondo la liturgia di un Jazz solare e positivista, dilatando i confini, lanciandosi in generose jam che lasciano ampio spazio al solista di turno, soprattutto al sax e flauto di Piero Odorici e alla chitarra di Daniele Santimone, i due elementi che hanno licenza di esagerare. La risposta, dunque, se la musica di Deodato è di facile ascolto, o meglio, non è degna del rispetto che si concede al Jazz più sofisticato e bene accetto ai piani alti, nello specifico rinvigorito con dosi di Bossa Nova e chitarrismo in bilico tra Jazz e Rock, è no. Decisamente. Soprattutto dopo avere visto Deodato in concerto, cominciato con una versione abbreviata di 2001.

Deodato al Bravo 2

Nella vita di tutti, gente normale e personaggi che hanno fatto la storia, ‘le voci di corridoio’, ‘il sentito dire’, ‘le voci incontrollate’, in alcuni casi hanno rovinato esistenze e carriere. Basti pensare alla presunta sfortuna che avrebbe dovuto arrecare la frequentazione di Mia Martini. La voce che circola su Deodato però è lusinghiera, pare che sia addirittura imparentato con il grande tenore Enrico Caruso.

Non lo so. Lo diceva mia nonna, che era di Napoli e andò in Brasile da orfana. Poi lei sposò un brasiliano e diedero alla luce mia madre che si unì in matrimonio con un portoghese. Mentre mio bisnonno era siciliano.

eumir_deodato_feat_eumir_deodato_europa_xpress_and_gabriele_comeglio

A 2001 che scalda immediatamente l’ambiente fanno seguito Berimbau, brano di Baden Powel e Vinicius de Moraes, e Whistle Bump. A proposito di musica brasiliana, Deodato, dopo gli inizi da arrangiatore per Astrud Gilberto,a soli 25 anni si trasferisce a New York per lavorare alle dipendenze della prestigiosa CTI, etichetta fondata nel 1968 da Creed Taylor, stimato produttore che lavorò anche per Verve e A&M e fu il primo a portare i talenti della Bossa Nova brasiliana, negli anni ’60, a registrare negli USA. Lì Deodato lavorò con musicisti del calibro di Wes Montgomery, Ray Bryant, Stanley Turrentine, Paul Desmond, George Benson. Poi, nel 1971, finì per essere chiamato da Frank Sinatra:

A Sinatra piaceva Claus Ogermann.d.a.: maestro e compositore che ha lavorato per Billie Holiday, George Benson, Donald Byrd, Bill Evans, Diana Krall, Jan Akkerman (!) tra i  tanti – e quello che aveva fatto con  Carlos Jobim. Voleva riprendere la musica di Jobim e adattarla alla big band, e aggiungere gli archi. Registrammo in California, ai Western Studios. Andò tutto molto bene, siamo diventati amici. Lui ha parlato bene di me, dei miei arrangiamenti, è riportato nel libro scritto da sua figlia.

odorici2

Al Bravo Caffè è il momento di uno dei brani più apprezzati della serata. Rhapsody in Blue di George Gershwin, da Un Americano A Parigi, uno di quei brani diventati inconsciamente patrimonio dell’umanità, che a metà brano insiste sulla ritmica e poi risolve nel tipico suono del piano elettrico. A seguire il lirismo della intimista e delicata Dindi, dettata dalla tastiera con voce di pianoforte, il basso e sottili accenni dal kit di batteria. Si riprende quota con Skycrapers, altro tipico up-tempo dove Piero Odorici si prende la ribalta, cosa che nel brano seguente, Baubles, Bangles & Beads, tratto dal musical del 1953 intitolato Kismet, fa Daniele Santimone.

Un secondo calo di tensione arriva con la lenta Ave Maria, poi uno di seguito all’altro due lanci da strike: tutti i tavoli e relativi astanti sono travolti da Super Strut – richiesto a lungo a gran voce da una combriccola di ragazzi che di Deodato potrebbero essere i nipoti – e, dopo la presentazione della band, ancora da 2001, questa volta in versione XXL, l’ultimo brano.

Ho chiesto a Deodato com’è nata l’idea di Also Spracht Zarathustra in quella versione.

La mattina registrammo avendo un buon feeling. Era la registrazione ‘000’, fatta come prova, registrata quasi accidentalmente, quella che viene detta ‘arrangiamento di testa’.

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Per tornare a quanto detto in apertura, su quale tipo di musica interpreti Deodato, e che genere di musicista sia – sottolineando inoltre il doppio ruolo di arrangiatore e il compositore – testimonia a favore della sua camaleontica capacità di attraversare i generi una insospettabile incursione nel mondo del Progressive Rock. Nel 1976 collaborò infatti alla realizzazione di Two, Too dei Fireballet, band statunitense che ha ricevuto più attenzione da parte dei collezionisti negli ultimi anni che al momento in cui era in attività, curando l’arrangiamento del brano Montage en Filigrée”.

L’ho trovata interessante. Come arrangiatore non voglio affrontare un genere speciale. Registravamo nello stesso studio, il Western Orange, nel New Jersey, e il loro produttore mi chiese se potevo fare qualcosa per la band. Gli dissi ‘fammi sentire la loro musica’, ed era così differente, mi è piaciuta e così ho fatto il lavoro. Io ascolto sempre, e poi decido se farlo o no.

All’opposto, e in tempi più recenti, Deodato ha prestato il suo talento a k.d. lang per gli appassionati arrangiamenti orchestrali di Hymns Of The 49th Parallel, bell’album di cover pescate tra i grandi songwriter canadesi (Young, Mitchell, Cohen…) quale lei stessa è.

Con k. d. lang ho lavorato sull’intero disco, è venuto molto bene, ho fatto tutti gli arrangiamenti degli archi, solo archi.

pieredeodato

Anche se come arrangiatore, di certo, l’accostamento di Deodato che più sorprende è quello con Björk, una delle figure più acclamate e rispettate da generazioni di critici e fan che non sono certo quelli del musicista brasiliano. I due sulla carta sono lontani per tutto: età, esperienze musicali, perfino per antitetica identificazione geografica che influisce anche a livello psichico ed emotivo: l’isola di ghiaccio dai colori impalpabili d’Islanda da una parte, dall’altra una terra calda e vivida come il Brasile.

Con Björk è andata molto bene. Una delle prime cose che abbiamo fatto insieme è stata Isobel che è diventata un successo. Così abbiamo proseguito, abbiamo lavorato molto bene, lei è molto simpatica, estremamente professionale. Tutto è nato perché aveva sentito un mio arrangiamento fatto per Milton Nascimento in occasione del Festival di Rio, la canzone era Travessia, un disco lanciato dalla Fontana francese. L’ha sentito e le è piaciuto molto. Così mi ha chiamato dai Compass Point Studios, studi di registrazione alle Bahamas di proprietà di Chris Blackwell, il fondatore della Island Records. Con lei ho fatto anche l’album Homogenic, gli arrangiamenti degli archi, e c’è stato uno scambio di idee in generale su cosa fare e come farlo.

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I presenti al Bravo Caffè, entusiasti, qualcuno è salito a zompare sui tavoli, chiede qualcosa che non si può ordinare dal menu ma spera di ottenere dimostrando caloroso apprezzamento. L’Eumir Deodato Europa Express non si fa pregare, del resto è la seconda serata di seguito che è qui, e riparte a macinare ritmo e melodia. Il bis arriva dal palco, sulle note di Do It Again, storico brano degli Steely Dan.

L’ultima domanda che faccio a Deodato riguarda i locali dove porta la musica e la festa. In parole povere, se apprezza il clima, unico, che si instaura in locali raccolti come il Bravo Caffè.

Quando ho cominciato a suonare, nei 70s, con un gruppo di una decina di persone, suonavamo nei festival e in luoghi grandi, ma l’intimità qualche volta è importante, con la gente che si dimostra vibrante. Nel passato mi piaceva suonare al Jazz Cafe di Boston, è molto importante quando vedi che al pubblico piace, la prossimità della gente è molto importante.

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La band si congeda, molti presenti circondano il leader per le classiche formalità, foto-autografi- complimenti-strette di mano. Seguono gli altri musicisti: di Odorici e Santimone abbiamo detto, Stefano Paolini era alla batteria, Pierluigi Mingotti al basso. Anche per loro ci sono meritate pacche sulle spalle.

L’Europa Express prosegue il tour, domani sarà in un’altra città, spingendosi in lungo e in largo grazie all’energia che genera, consuma e ricicla in moto continuo. Energia pulita, benefica, alla portata di tutti. E si chiama semplicemente buona musica.

[N.B.: l’articolo è di proprietà dell’autore. Il contenuto, in toto o sue parti, non può essere utilizzato da altri, in alcun modo, salvo richiesta all’autore e sua successiva autorizzazione].
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