Super Stereo Book Cover Super Stereo
Fervent Send
Progressive rock, Dark, Psichedelia
1 1 2019
Streaming, Download
USA
The Library
50’ 00”

 

Biografia

Il bassista/chitarrista/compositore americano Jon Du Bose dà vita al progetto Fervent Send registrando in completa autonomia – salvo per la batteria che è faccenda del messicano Juan “Monkey” Puente – il disco di esordio del 2014. L’anno dopo arruola anche Ben Marrujo alle chitarre, e così avanti, disco dopo disco, fino a tirare le fila di quello che diventa un (misterioso) collettivo internazionale di musicisti sperimentali che lavora, freneticamente, col sistema dello scambio di file a distanza.
In tal modo tra USA, Messico ed Europa si instaura un flusso di energie sonore in grado di scalfire la corazza dell’ascoltatore rock più disincantato. La musica della multiforme band è solida e compatta al punto da lasciare trapelare piccoli spiragli sia di luce che aria. Eppure sul pianeta Fervent Send, di cui così poco si conosce, c’è vita. Forse pericolosa. Ma affascinante.
Se cercate punti di riferimento provate a pensare a Material, King Crimson ‘di mezzo’, Fripp & Eno, Japan, David Sylvian, e iscritti vari al club di avventurosi di questo genere.

Discografia

The Fervent Send Project, Freeform Instrumentals Vol. One (The Library, 2014)
The Delicate Nature of the Undercooked Brain (The Library, 2015)
(C​:​)​rePROGram (The Library, 2017)
Cannibal Ballerinas (The Library, 2017)
The Larks' EP (The Library, 2018)
Liquid Mirror Inhabitant (The Library, 2018)
Hymnals For Visigoths Vol. One; Faithful Morose (The Library, 2018)
The Library Archive #001; Benito's Bellicoso Cadenza (The Library, 2018)
Hymnals For Visigoths Vol. Two; Worship (The Library, 2018)
Freeform Instrumentals Vol. One (Re​-​Imagined & Remastered 2018) (The Library, 2018)
Super Stereo (The Library, 2019)

 

Partiamo dalla copertina. Per il 2019 è quella dell’anno. Fosse vera e non un fake creato in laboratorio (grafico) farebbe orrore ai collezionisti allo stato terminale, quelli che controllano al microscopio digitale come si legano gli atomi del vinile che intendono comprare, se sulla confezione ci sono tracce di usura che non noterebbero neppure gli investigatori di C.S.I.
D’altro canto una cover così vissuta offre conforto a chi è preda del fattore “V”, cioè vintage, o della nostalgia che instilla  il vinile consunto, indice di infinito numero di ascolti per un disco infinitamente amato.

Anche il titolo non è niente male: Super Stereo rientra nel novero di quegli slogan degli albori della discografia – e del marketing – che tendevano a sottolineare ipertroficamente la magnificenza dell’ultimo ritrovato tecnologico nel campo. Non solo stereo rispetto al superato mono, bensì super. Con tutto quello che poteva fare presagire ma molto probabilmente non consentiva nella realtà.

Ma la musica? Esplosiva. Conturbante. Coinvolgente. Minacciosa: tutte facce accigliate quelle dei musicisti, se date una sbirciata alle foto, in verità rarissime quanto le notizie che trapelano sulla band: i due batteristi Magnus Mendez e Jaime Ramos Jimenez; Lobsang Kedrub alla chitarra e strumenti vari; Jeff Eacho a flauto, violino e viola; Sebastien Siozade ad altre chitarre; Colin Robinson al sax e Jason Rubenstein alle tastiere. Meglio così, i radi proclami: nell’epoca della soverchiante sovrabbondanza di notizie – la maggior parte delle quali inutili – un gruppo di musicisti che delega ogni discorso alla musica che registra è manna dal cielo.

Il bassista/polistrumentista Jon Du Bose dirige, dalla sede di The Library – a Lenoir, North Carolina, USA – che produce, una pattuglia di musicisti guastatori disposti a osare e pronti a tutto: Prog rock, Dark, sperimentazione assortita. Comunque sia un flusso sonoro indomito che non merita di essere banalizzato causa una etichettatura forzata o peggio fuori registro.

Tanto di cappello, inoltre, alla forza evocativa sprigionata dalla maggior parte dei titoli dei brani: Dirty Lightless Underground Apocalypse Shelters (un apprezzabile tentativo di fondere le angosce di King Crimson e VdGG insieme), Viral Chain Desease Brings Back the Faith (che pare calzare a pennello ai difficoltosi tempi che stiamo vivendo, e musicalmente un guadare in chiaroscuro di acque tra Psichedelia e Progressive rock), Bring Me the Heads of the Kings (in antitesi al titolo quasi gentile, benché foriera di echi sinistri), Fat Yellow Germans (unico pezzo che utilizza la voce, ‘ovviamente’ in modo tutt’altro che scontato), Nuclear Projectile Plans a Life on It’s Own (lungo monologo di batteria e percussioni), Rhythmic in Nature (ambient à la Fripp & Eno), Crippled Anagrams All Meaning Bliss to Solve (dal palese rimando ai King Crimson strumentali del periodo Larks’ Tongues In Aspic/Red).
E se Palden Lhamo Sur Kim non ho la più pallida idea di che significhi, merita la citazione come frammento di prog rock elettro-acustico (nella vena dei Traffic di John Barleycorn) privo di impurità e di scorie e storie oscure.

Va doverosamente sottolineato, infine, che Super Stereo, solo in versione digitale come l’intera discografia del progetto, è acquistabile via Bandcamp al prezzo… che fate voi. Credo che sia un caso unico; comunque non mi era mai capitato in precedenza di incocciare in qualcosa di simile. O si tratta di fare leva su un oscuro meccanismo psicologico noto ai guru del marketing per spillare al gonzo dal cuore tenero più di quanto si potrebbe chiedere, oppure questi Fervent Send sono anche più pazzi – e potenzialmente rovinati – di quanto fanno supporre musica, copertina, iniziative, e tutto il cucuzzaro.


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