Glass Book Cover Glass
Thriller, Fantasy
M. Night Shyamalan
M. Night Shyamalan
James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Anya Taylor-Joy, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Charlayne Woodard, Luke Kirby, M. Night Shyamalan
West Dylan Thordson
17 1 2019
USA
128’
20 1 2019, cinema Raffaello, sala 1

 

Affronterò Glass come The Visit e Split, con la stessa filosofia, cioè «questo è il budget e lo faremo per questa cifra». Se non posso permettermi qualcosa o qualcuno allora riscrivo una scena. Mi impongo queste restrizioni perché voglio che il film, quasi a livello genetico direi, sia sensibilmente guidato dalla forza delle idee e non dai soldi.

M. Night Shyamalan

 

Già, le idee. Shyamalan però avrebbe dovuto aggiungere un aggettivo: buone. Le buone idee che in Glass latitano come e molto più dei soldi. Responsabile uno script a dir poco stucchevole. Il succo del discorso, per farla breve, alla fine di due ore di nulla cosmico, è che esiste una fantomatica organizzazione mondiale che fa sparire i super eroi per mantenere l’equilibrio. Da 10.000 anni. Sticazzi.

Samuel Jackson

Ideona. Per un film di Pieraccioni, forse. Ma come perno di Glass – film anche più fragile delle ossa del personaggio dal quale trae il titolo, protagonista di Unbreakable ripreso per gli arruffati capelli e motore del plot – fa davvero cascare la mascella. 10.000 anni! Se prendiamo posto sulla Delorean di Ritorno al futuro e andiamo indietro nella Storia di diecimila anni dove arriviamo?

Bruce Willis

Ma non saltiamo a conclusioni affrettate. Andiamo per gradi. Come faranno questi spazza-supereroi a liberarsi dei freak che rischiano di sconvolgere l’equilibrio del mondo? Prendendoli a cannonate, riducendoli in cenere (lo sapete, la stragrande maggioranza delle creature del male al cinema vengono sconfitte col fuoco), utilizzando i raggi Gamma…? Troppo semplice. Si rischierebbe di prendere Glass seriamente. Qui ci vogliono idee, brillanti: rinchiudiamoli dentro un manicomio e diciamo loro che le mirabolanti imprese di cui si fanno carico sono fantasticherie.

E come rispondono La Bestia dalla forza sovrumana e David Dunn, un uomo che piega l’acciaio a mani nude? Forse staccando la testa a morsi alla finta psichiatra? Accartocciando la scrivania dietro la quale siede per mettergliela al collo come fosse una collanina? Ma neanche per sogno. I due, mumble mumble, si mettono a rimuginare e si piazzano tutto il giorno in branda. Desolatissimi.

James McAvoy

Ora, è noto che tutti i super eroi hanno un punto debole, o una nemesi, insomma Kryptonite e via dicendo. Kevin Wendell Crumb dalle 23 personalità The Beast compresa è infatti tenuto sotto controllo con un sistema di fari che lo acceca facendogli cambiare identità la volta che diventa pericoloso; mentre Dunn è vulnerabile all’acqua, tanto che la cella nel quale è tenuto sotto stretta osservazione è infarcita di pompe pronte a inzupparlo.

Delle due l’una, però: se Kevin Crumb e l’ex agente della sicurezza sono dei millantatori, che bisogno c’è di metterli sotto chiave in una camera blindata e dotata di ‘armi’ per neutralizzare poteri che non hanno?

Sarah Paulson

Ma ecco che arriva un’idea (di Shyamalan). Ci pensa Mr. Glass – che finora ha fatto la commedia: finto sedato ha sostituito le pillole e smanettato con computer e telecamere di sorveglianza a suo piacere – a risvegliare dal torpore The Beast e Dunn, giusto per farli battere tra di loro e subito dopo infinocchiare – e uccidere – da quattro poliziotti smandrappati.

Questo è quello che fa la fantomatica organizzazione che mantiene il mondo in equilibrio: uccide i super eroi.

Resta il cosiddetto colpo di scena finale che in un lavoro come Glass non può mancare. Ma non lo svelerò: uno, per questioni di spoiling; due, perché qualcuno a cui la mascella è già caduta potrebbe iniziare a prenderla a calci.

Samuel Jackson

Proteggere l’equilibrio dell’umanità – che è in guerra con tutto e con tutti da quando è comparsa sulla faccia della Terra: complimenti per l’equilibrio –, dicevo, è quello che fa l’organizzazione senza nome rappresentata dalla dottoressa Staple. Come già ribadito, da 10.000 lontanissimi anni. Quando erano i giorni dell’Olocene. E l’alba del Homo Sapiens. Un periodo nel quale, oltre cacciare, non c’era granché da fare. Il pallone era ancora di là da venire.

La conversazione tra i primi membri dell’organizzazione, secondo Shyamalan era del seguente tenore.

Urk, il capo del misterioso clan si rivolge a Gnarlgh, uno degli adepti:

– “Dobbiamo neutralizzare Argh”.

– “Chi, quello che abbatte i Megaloceros giganteus (un cervo gigante noto per le dimensioni: circa due metri al garrese, e un palco di corna che poteva raggiungere i tre metri e mezzo di ampiezza) a testate?”.

– “Lui”.

– “E come facciamo?”.

– “Gli diciamo che il Megacero è un animale da compagnia e la gente se lo mette in caverna. Solo lui lo vede gigantesco e feroce”.

– “Ah, bene, mi sembra una spiegazione convincente. Ma perché sta farsa?”.

– “Per mantenere l’equilibrio. Che poi se ne vengono fuori tutti sti spaccamontagne e ci portano via le donne e il lavoro”.

– “Il lavoro? Che cos’è?”.

Quando Shyamalan parla di film “sensibilmente guidato dalla forza delle idee e non dai soldi” sarebbe bene mettesse da parte la presunzione per affidarsi alle buone idee altrui. Gli basterebbe dare un’occhiata, per restare in ambito di fantastico e fare solo un esempio, a Predestination, lavoro del 2014 diretto da Michael e Peter Spierig. Un film fatto con 4 soldi, 3 attori, 2 registi, 1 grande, geniale, idea presa in prestito. Da un fuoriclasse come Robert A. Heinlein.

James McAvoy, Anya Taylor-Joy

Ecco, il cineasta indo-americano farebbe bene a mettere da parte le sue spompatissime idee e rivolgersi a qualcosa di già scritto da qualcuno molto più lucido e dotato di maggiore materia grigia: la letteratura di fantascienza abbonda di racconti e romanzi dal potenziale cinematografico enorme, che aspettano solo di essere portati sullo schermo da qualcuno che si ‘limiti’ a compiere bene il proprio lavoro di regista, invece di volere strafare per assumere il ruolo di one-man-band.

Essere un bravo regista, ‘limitarsi’ a quel ruolo – e affidarsi a sceneggiatori e soggettisti capaci –, non è cosa disdicevole. Non ti relega dal cast alla casta degli ‘intoccabili’ (indiana).

Per mr. Manoj Night Shyamalan è sempre più Notte fonda.

 

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