Gli angeli del bizzarro - Un secolo di eccentrici Book Cover Gli angeli del bizzarro - Un secolo di eccentrici
Jean-Noël Liaut
Saggio
Excelsior 1881
2008
Brossura
198
15,50

  Se pensate che Mughini, Oscar Giannino o Malgioglio e il Renato Zero degli albori, siano eccentrici, dovreste leggere Gli angeli del bizzarro. Lo stesso se vi viene in mente qualcuno che considerate anche più border line, rispetto alle figurine citate che di bizzarro in fin dei conti hanno qualche capo di abbigliamento e un’acconciatura se tutto va bene. Perché anche il cantante definito “il David Bowie italiano” ha fatto presto, ottenuto il successo, a rientrare nei ranghi. Pupazzi che si stagliano sul grigiore generale perché brillano con l’intensità di una torcia elettrica. Quella alla quale ci permette di partecipare lo scrittore Jean- Noël Liaut, invece, è una cavalcata a ritmo sostenuto nei territori del bizzarro con vista sul sublime. Un campionario di personaggi – circoscritti al XX° secolo - che definire eccentrici è una stima verso il basso. Una carrellata di autentici campioni, nel loro genere. Rispetto alle lucette di cui abbiamo detto, questi sono fari che abbagliano anche scrutati da distanze insondabili. In alcuni casi astri che hanno illuminato il cielo notturno, privo di stelle, dell’uomo comune dai piedi ben piantati per terra, con la folgorante intensità di una vita dettata solo ed esclusivamente dai loro codici. O capricci, se preferite sottostimare. Improntati, e qui sta la vera essenza, alla guerra totale, senza tregua e senza prigionieri, dichiarata alle convenzioni. Alla ricerca dell’esagerazione smodata, di uno sfarzo ben oltre il bello, perfino oltre il kitsch, ribelle e grandioso, ma soprattutto senza scopo che non fosse il senso di stupore, e la necessità di stupire. Prima sé stessi e poi gli altri. Un codice di ‘onore’ che espone i veri bizzarri alla condanna dei benpensanti, e alla condanna – ben più gravosa – di una ricerca di affermazione spesso autodistruttiva. Tanti rampolli di famiglie ricchissime, ereditieri e nobili. Ma disposti a perdere tutto – tra i pochi privi di lignaggio, e tra i pochissimi a convogliare la propria natura per ottenerne beneficio economico ci sono Andy Warhol e Salvador Dalì. Non è solo questo, però, sarebbe troppo facile: nonostante partano da una posizione di privilegio, questi esempi assoluti dell’eccentrico non sarebbero stati così eccelsi se un destino altrettanto capriccioso non li avesse dotati di un corredo genetico - non bastasse quello garantito da genitori talvolta pazzi come loro – aggiuntivo. C’è un po’ di tutto, nell’appello fatto da Noël: spie, artisti, attori, letterati, sportivi, nullafacenti e altro ancora: da Gabriele D’Annunzio a Luchino Visconti, da Edie Sedgwick a Peggy Guggenheim (non solo bizzarra ma patrona delle arti come altri della congrega), dalle sorelle Mitford a Isadora Duncan, dalla marchesa Luisa Casati a Karen Blixen, da William Burroughs a Curzio Malaparte, e tanti altri dei quali, in buona parte, si è persa memoria o poco si sapeva. Una lista di personaggi  le cui vite, al limite dell’inverosimile, non hanno avuto nulla da invidiare a quelle dei personaggi nati dalla più sfrenata fantasia letteraria o popolare. Non scava troppo nel profondo, l’autore francese, si limita a restare in superficie, a raccontare in modo stringato fatti tra l’eclatante e il divertente, o drammatico, per ricordare quanti più nomi possibili. Ma lo fa con partecipe sagacia, e una padronanza stilistica, che rendono la lettura avvincente come non troppi romanzi riescono a fare. Consigliato ai palombari della vita, quelli che si muovono con i piedi di piombo, e la loro strada la percorrono mettendo sempre e solo un passo davanti all’altro. Constatare il fallimento, o la tragica parabola discendente che porta all’azzeramento in molti casi, di tale schiera di edonisti polverizza-convenzioni, li renderà oltremodo soddisfatti della loro innata prudenza. Consigliatissimo a chi pensa che l’esistenza va affrontata con una certa dose di sfacciataggine, ma soprattutto di sfida alle consuetudini. Che sedersi al tavolo dove si gareggia per essere sé stessi, magari senza giocarsi tutto in una mano e fino alle estreme conseguenze, è un tentativo che va fatto. Poi chissà, finita bene o male, e lo sforzo avesse generato una vampata, si potrebbe finire tra le pagine di una edizione aggiornata del bel libro di Liaut. Ché lo scrittore non fa lo snob, poiché narra anche di Fernand Cheval, il semplice postino che dedicò oltre 30 anni della sua vita a costruire un edificio che non trova corrispettivo neppure a Disneyland, una pietra dopo l’altra raccolte dove capitava. Senza alcuna cognizione di architettura o edilizia. Suscitando l’ammirazione di menti eccelse come Pablo Picasso, André Breton e Max Ernst. Si trova a Hauterives, in Francia, e dal 1969 è nella lista dei monumenti storici del paese. Sta lì a indicare, in modo solido e inequivocabile, che il buon senso può aiutare a condurre un’esistenza tranquilla. L’eccentricità – o la follia – darvi uno scopo che vale una vita. E in qualche caso l’immortalità.

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