Gloria Book Cover Gloria
Drammatico
Sebastián Lelio
Paulina García, Sergio Hernández, Diego Fontecilla, Fabiola Zamora, Coca Guazzini, Hugo Moraga, Alejandro Goic, Liliana García, Antonia Santa María, Luz Jiménez, Marcial Tagle
9 5 2013
Chile, Spain
110
10 agosto 2017, TV, Rai 3, Formigine

 

Se la soap opera avesse la forza di evolvere potrebbe assumere la dimensione di film come Gloria. Una sorta di flusso di coscienza che narra per frammenti la vita di gente (comune) che ha perso ogni riferimento e naviga, tra i flutti dei sentimenti, a vista.
Spezzoni di vite mediocri – NWON: New Wave Of Neorealismo (in salsa Chile): così provo a riguadagnare le simpatie di chi si è offeso per la soap opera – esposte senza enfasi: fotografia e scenografie asciugate. La stessa sceneggiatura che talvolta sembra – sembra – andare a tentoni, aperta all’improvvisazione.

Gloria – che somiglia vagamente a Tootsie (Dustin Hofmann)! – è una donna, prossima ai sessanta, separata e con due figli adulti – anch’essi pieni di problemi – che si tuffa in un altro flusso, come fanno milioni di persone: quello delle mille attività che non hanno ragione di essere se non per moda (spillando soldi e tempo) o per iniettare un bisogno fittizio: dal corso di yoga a un poco chiaro – al sottoscritto – raduno di persone che vengono indotte a sghignazzare così, tanto per fare. Ogni cosa per tappare la voragine della solitudine che sembra masticare tutti dall’interno.

I figli non si fanno sentire (vanno cercati), l’ex marito si è rifatto una vita, i compagni (di avventura) sono quelli che incrocia in balera/disco: predatori del sentimento perduto altrettanto sconnessi. La svolta sembra arrivare quando incontra Rodolfo, separato, con due figlie vicine alla trentina e una ex che si ostina a trattare come fossero ancora in fasce. Ovvio che non finirà come Gloria vorrebbe: perché questa non è una soap, e sembra più un documentario che un film. Con dialoghi e figure più piatti di quelli con i quali si ha mediamente a che fare nella vita dello spettatore.

Certo che Paulina García (Gloria) – che per questo film ha vinto l’Orso d’Argento come migliore attrice al Festival di Berlino 2013 – è bravissima, e anche meglio fa lo strepitoso Sergio Hernández (Rodolfo), ma il film troppo spesso tende a indurre torpore. Invece che emozionare. Non è che si pretendeva che Gloria incrociasse al bar di un club notturno per focosi ultrasessantenni Bruce Wayne pronto a portarla in camera d’albergo in Batmobile, ma qualche cambio di marcia con lo strappo si poteva osare. A parte i pochi secondi della scena nella quale Gloria si libera di Rodolfo a colpi di pallottole caricate a vernice, a parte due/tre ‘coraggiose’ scene di sesso dove trionfano corpi in fase di decadenza – invece che i soliti scultorei fisici da gigolò e mannequin –, il resto come direbbe il Califfo è noia. (E non fatevi ingannare dal provino, ché sembra di essere al cospetto di Woody Allen).

Ovvio che i fautori del minimalismo corrucciato vedranno in Gloria i germi del lavoro da promuovere a pieni voti, ma fortunatamente il cinema ha dato prova di riuscire a coniugare impegno e dramma (anche) infondendo ai presenti di fronte allo schermo quella scossa che qui, con tutto l’impegno, nella doppia accezione del significato, non arriva.

Un’osservazione a latere, infine. Il film è passato in TV su Rai 3, con due interruzioni pubblicitarie, una delle quali tagliava senza pietà l’inizio di una nuova sequenza per poi riprendere da altro punto. Mentre giusto un anno fa, con Nebraska, sempre Rai 3, era andata meglio: un solo taglio. (Ma le cose non dovrebbero migliorare, col passare del tempo?).
Il film di Alexander Payne, a proposito, non si discosta come genere di storia da Gloria, solo è raccontato alla maniera dei gringos, che quando ci si mettono di buzzo buono ti tengono sveglio fino alla fine, anche quando si tratta dell'inconcludente peregrinare di un vecchio matto e della sua famiglia scombinata come tante. Comprese quelle di Gloria e Rodolfo.

 

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