Grammatica della fantasia Book Cover Grammatica della fantasia
Piccola biblioteca Einaudi
Gianni Rodari
Saggio
Einaudi
1973 -2001

Grammatica Della Fantasia (sottotitolo: Introduzione all’arte di inventare storie) è una raccolta organica di testi molto rigorosi, che si rivolge in prima istanza a chi ha a che fare con i bambini per ragioni professionali. Un testo basilare per gli insegnanti. Contemporaneamente alla scrupolosità dell’osservazione esperienziale diretta, ma sempre partecipe, appellandosi a una profonda cultura umanistica che usa per scaldare pagine che in altre mani scivolerebbero facilmente nell’asettica indagine scientifica, Rodari si esprime a tratti con tenerezza diaristica, dimostrandosi esemplare conoscitore del mondo dei bambini perché autenticamente empatico a esso.

Non ho figli. Niente di così grave. Il tassello mancante in un puzzle di 1000 pezzi. Come se a Biancaneve togliessero i 7 nani.  O al modello di una reclame per pasta dentifricia un incisivo, uno solo. Che cambia? Ma nonostante lo frequenti indirettamente da quando ne sono uscito, il mondo dei bambini mi ha sempre attratto e continua a farlo. Davvero non ho alcun ricordo, se o quali fiabe mi leggessero da bambino, ma la narrazione per ragazzi non la sottovaluto. Mi piace poi quando prende forma sia del corto che del lungometraggio animato. Al pari dell’illustrazione. Imbattersi in Gianni Rodari, dunque, era scontato.

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Di Gianni Rodari conosco cose disparate, che oltre i libri, grazie alla loro brevità, spesso hanno il dono di intrufolarsi negli ambiti più diversi – riviste, antologie, dibattiti, trasmissioni TV e radio – ai quali non apparterrebbero per definizione. Ma da diversi anni avevo l’intenzione di leggere Grammatica Della Fantasia, l’unico testo che, nella lunga lista dei lavori a nome dello scrittore di Omegna (che si trova nella provincia di fonetica aberrazione che risponde al nome di Verbano – Cusio – Ossola, ecco il motivo per il quale nessuno ci tiene a precisare), non ha intento narrativo. Un desiderio che nasceva un po’ per provare a capire lo scrittore oltre la sua opera, un po’ per indagare i meccanismi che mettono in movimento una storia per bambini, dato che anche io, nel mio piccolo, mi diletto saltuariamente a scrivere qualcosa di potenzialmente adatto a loro.

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Grammatica Della Fantasia (sottotitolo: Introduzione all’arte di inventare storie) è una raccolta organica di testi molto rigorosi, che si rivolge in prima istanza a chi ha a che fare con i bambini per ragioni professionali. Un testo basilare per gli insegnanti. Contemporaneamente alla scrupolosità dell’osservazione esperienziale diretta, ma sempre partecipe, appellandosi a una profonda cultura umanistica che usa per scaldare pagine che in altre mani scivolerebbero facilmente nell’asettica indagine scientifica, Rodari si esprime a tratti con tenerezza diaristica, dimostrandosi esemplare conoscitore del mondo dei bambini perché autenticamente empatico a esso.

Il suo sguardo è sempre dalla parte dei piccoli, e non risparmia le critiche verso un mondo educativo che dimostra, e non smette, le pecche che sono ben note ma si continuano a perpetuare: un metodo di insegnamento rigido, che si basa su schemi e gerarchie, nozionistico, grigio, che se non castra la fantasia di certo non sviluppa nei piccoli un’etica della creatività. Una condizione che solo pochi insegnanti, o impensabili consorzi umano-educativi, ‘cellule’ che sanno di socialismo rivoluzionario – siamo tra anni ‘60 e ’70 – provano a raddrizzare sviando le regole dei programmi scolastici vigenti e invariabili.

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Ma tra i capitoli, a dimostrazione dell’umanità non comune di Rodari, oltre alla didattica, la teoria, agli aneddoti legati alla pratica dei giochi/’esperimento’ protagonisti i bambini – che alternativamente inducono al sorriso, e a riflettere sulla sorprendente ricchezza del mondo infantile – scorrono dettagli personali, commoventi, della vita privata. Il padre fornaio che muore quando il piccolo Gianni aveva solo 10 anni; o Amedeo Marvelli, l’amico mai dimenticato, al quale il ricordo approda proprio grazie a uno dei giochi di parole/associazioni mentali che sono alle base dei suoi scoppiettanti scritti. Da un ‘sasso’ qualunque a Santa Caterina del Sasso, santuario di Leggiuno sulle rive del Lago Maggiore, il passo della memoria che non sbiadisce i ricordi più cari è breve. Scrive Rodari:

(…) Ci andavamo insieme, Amedeo e io. Sedevamo sotto un fresco portico a bere vino bianco e a parlare di Kant. Ci trovavamo anche in treno, eravamo entrambi studenti pendolari. Amedeo portava un lungo mantello blu. In certi giorni sotto il mantello s’indovinava la sagoma dell’astuccio del suo violino. La maniglia del mio astuccio era rotta, dovevo portarlo sotto il braccio. Amedeo andò negli alpini e morì in Russia.

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Gianni Rodari è un campione della nostra letteratura. Tradotto in moltissime lingue, vincitore – unico italiano sin qui – nel 1970 del Premio Hans Christian Andersen, onorificenza letteraria internazionale con la quale si omaggia chi ha dato un «contributo duraturo alla letteratura per l’infanzia e la gioventù». Credo che abbia ricevuto più attestati di quanto ammetta la sua popolarità. Intendo dire che è molto stimato da chi lo conosce, ma tutto sommato la sua fortuna non raggiunge così tante persone. Meriterebbe quanto si concede a Calvino relativamente a lavori come la Trilogia degli Antenati o Le Cosmicomiche. La sua valenza culturale non è minore. Solo, Gianni Rodari ha scelto un pubblico più semplice, al quale occorre parlare con più spontaneità, facendo l’intelligente, umile, sforzo di ‘abbassarsi’ al suo livello.

GRAMMATICA DELLA FANTASIA 2_3 ridotta

Grammatica Della Fantasia si può leggere in diversi modi. È uno sguardo attento su un aspetto fondamentale del mondo dell’infanzia. Si può utilizzare come guida. Oppure come passepartout per entrare in punta di piedi, per sbirciare e capire qualcosa di più, in un mondo contiguo che ci è più vicino di quanto ci sembra. Di certo una lettura obbligatoria per tutti gli operatori del settore. Ma dovrebbero leggerlo anche i genitori. Capirebbero parecchio di più dei loro bambini, e forse di sé stessi.

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