Until The Hunter Book Cover Until The Hunter
Hope Sandoval And The Warm Inventions
Indie, Psychedelic, Pop, Alt Country
4 11 2016
LP, CD, Download
USA
Tendril Tales ‎TT 03
66:36

 

Dopo un inizio assolutamente fuorviante, gli oltre 9 minuti della ipnotica e brumosa Into The Trees, drone a base di tastiere eteree, percussioni smorzate e poco altro, Until The Hunter prende tutt’altra piega e diventa un affare, verrebbe da dire, Californiano. Di quella California soleggiata da biglietto di sola andata che ci ha riempito gli occhi, intasato il cuore, incrostato la mente - più che rapito le orecchie – ogni qualvolta ci siamo sentiti la persona sbagliata nel posto sbagliato. [Ma Hope Sandoval è una mezzosangue di quelle zone, quindi la suggestione può starci].

Già dal secondo brano le chitarre parlano un altro linguaggio, e scaldano. The Peasant, così carezzevole di steel guitar e cullata da un ritmo languido; la fiacchezza seducente dell’irresistibile Let Me Get There; leggermente più tentatrice Salt In The Sea; anche di più Treasure, vischioso filamento di zuccherino onirismo nel quale desiderare di restare invischiati per sempre. Per sempre. Per sempre.

La lasciva, e liquidamente infiammabile, Liquid Lady (che chiude il disco in maniera sfarzosa, se non riuscite a mettere mani sull’edizione con bonus).

Ma non sono meno magnetiche That Spider e She’s In The Wall, quest’ultima fantasma di musica per un western immaginario (entrambe come bonus nella versione in doppio vinile o doppio CD di Rough Trade; oppure comprese nella limited edition in vinile verde, 700 copie, come bonus CD; insomma, una faccenda complicata).

A Wonderful Seed scarta ancora, verso un’acustica intimità a base di humming e chitarra pizzicata; e alla stessa famiglia, quella delle confessioni all’ombra di un porticato di una masseria, nel pomeriggio soffocante di un sud dell’anima senza coordinate, appartengono la sdrucciolevole Day Disguise, e The Hiking Song, che porta in grembo un violino - e un violino, come un rigo di Ray Bradury, non è mai banale.

Isn’t It True e I Took A Slip, mano nella mano, aggiungono luce. Quanto basta. E questo basta.

Tutto confezionato dal duo Hope Sandoval, ammaliante e capace voce di Opal e Mazzy Star, e Colm Ó Cíosóig, che a giudicare dal nome pare stato sparato sulla Terra da una pianeta oltre il Sistema Solare, e invece proviene dalla ben più vicina ma altrettanto aliena – per quanto riguarda l’Antroponomastica – isola d’Irlanda, e di professione fa batterista dei My Bloody Valentine e multistrumentista. Da Sandoval e Ó Cíosóig che si presentano come Hope Sandoval And The Warm Inventions – al terzo disco in 15 anni – e un pugno di amici tra i quali non vi sfuggirà qualche nome noto: Dave Brennan (chitarre), Al Browne (basso), Charles Cullen (chitarre), Michael Masley (gong, nyckelharpa), Jim Putnam (chitarre), Mariee Sioux (voce, cori), Kurt Vile (voce), Mick Whelan (tastiere), Ji Young-Moon (cello).

Un disco di rara bellezza, Until The Hunter, che sotto l’apparente semplicità nasconde raffinata ricercatezza, tanto nella trama più evidente quanto nei sottili arrangiamenti, fatti di piccole aggiunte, di particolari che brillano in controluce, come filigrana. E bella la copertina.

 

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