Black Bead Eye Book Cover Black Bead Eye
How Far To Hitchin
Progressive rock
8 2019
CD-R, Download
UK
One-Seven-Two-Music ‎– HFTH BBE CD03 2019
53’ 52”

 

A distanza di oltre tre anni da Easy Targets ecco giungere il secondo lavoro di How Far To Hitchin, articolato nome da full band dietro al quale ci cela la vena artistica di Paul Dews, inglese di Hitchin appunto, Hertfordshire, che ha fatto delle isole scozzesi Orcadi la sua fortunata – e invidiabile – ostrica (protettiva). In realtà ci sarebbero altri due album, nel curriculum del polistrumentista, ma sono entrambi venuti alla luce sotto sigle differenti:  Belly Button, come Silly Automatic, e Almost Everything, sotto la bandiera di Potdog.

Lunga parentesi impiegata proficuamente, quella intercorsa tra i due lavori come How Far To Hitchin, perché se aveva fatto bene se non benissimo col precedente disco, Dews per mezzo di Black Bead Eye muove un passo in avanti senza tentennamenti. Il nuovo lavoro infatti mostra ulteriore sicurezza sia in termini di abilità compositiva sia di dimestichezza tecnica, se si pensa ai molteplici strumenti che suona.
Ma non solo.

Gli oltre cinquanta minuti di nuova, ottima, musica distribuita su otto brani sono il frutto di certa dicotomia – definibile sana – che invece di mettere preoccupazione testimonia come lo sdoppiamento – in realtà apertura mentale – ha generato una  creatura sonora bicefala dai contorni più prodigiosi che mostruosi.

Da un lato, il più consistente, si staglia il progressive rock – primo amore di Dews che tra i numi tutelari cita in ordine sparso Genesis, Yes, Pink Floyd, Steven Wilson, It Bites, Anthony Phillips –, mentre sull’altra sponda non si possono sottacere le tracce di un rock-pop raffinato e intelligente che vede palesarsi all’orizzonte – anche questi citati dal titolare tra gli eroi – i contorni dei geniali, e mai abbastanza premiati, XTC.

Può sembrare uno strano accostamento. E molto probabilmente lo è. Ma all’interno di Black Bead Eye le due anime, o come detto le due teste, ma anche meglio le quattro componenti insieme, convivono in perfetta simbiosi. Senza intralci o sottrazioni. Anzi aggiungendo ricchezza, l’una e l’altra parte, qualcosa al tutto. E qui sta la non comune bravura di Paul Dews.

Della parata barocca, corposa e senza cedimenti, fanno parte l’iniziale Queen of Malice, ambivalente tra delicate venature di prog classico e impennate al testosterone heavy-prog; Compression, con tanto di solo di synth à la Rick Wakeman: ineccepibile ed emozionante;  The Crow che sa tanto di Hackett & Genesis.
Poi la ellittica, ipnotica e wilsoniana, Giraffe; la personalissima Instant Gratification, uno dei pinnacoli del disco; e la minimale, misteriosa e crepuscolare, Woman Screaming at Trees.

Mentre la solare e contagiosa – in senso positivo: per tale parola sono brutti tempi! – Bumsurfing, e l’opposta in quanto a mood Desensitised, sono le perle che paiono estratte dalla vetrina delle oreficerie di marca XTC.       

Black Bead Eye inizia e finisce con un rumore di vinile scricchiolante.
Un suono che dà fastidioso – nella religiosa professione dell’ascolto dei tempi passati rappresentava un difetto, talvolta insuperabile - è diventato, a chi è cresciuto comprando long playing, mano a mano più caro. Un vezzo che molti musicisti hanno introdotto nei loro dischi. Un po’ la testimonianza di un mondo che è andato scomparendo, un po’ una dichiarazione d’amore senza parole.

Analogico vs digitale forse non ha più senso. Ma musica futile opposta ad arte sonora è una guerra, grazie a Dio incruenta, ancora in auge: e Paul Dwes è un campione che si batte per la seconda degno di onorificenze – Easy Targets e Black Bead Eye sono rilucenti medaglie appuntate sul suo petto.


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