Solitude Book Cover Solitude
I/O Earth
Progressive rock
3 2 2018
CD
UK
IOEarth Music ‎– IOEARTHSOLITUDE1
71’ 21”

 

Il Prog rock è nel bel mezzo di un periodo di rinascita e riconoscimento. Le uscite discografiche si succedono a ripetizione, come nemmeno fu negli anni ’70. Ma sembra che si tratti di uno sforzo virtuale. Ascolto molto la radio, diversi tipi di trasmissione, eppure di tutto questo rifiorire di attività non si scorge traccia. Anzi, non si sente traccia. Un brano di una nuova band non supera il vaglio della programmazione nemmeno il 1° aprile, così da farlo passare come burla se i dirigenti della stazione radio, inorriditi, sollevassero obiezioni. Se va bene ti capita di incrociare la messa in onda di Turn It on Again.

Che parlano di Prog rock, in rete ci sono centinaia di siti, così come fanno bella mostra di sé sfavillanti magazine da edicola, cosa che non capitava da decenni. Senza scordare i festival sparsi in giro per il mondo. Ma pare tutto un sogno, di vivere una illusione. Perché tirando le somme, oltre i raduni con cadenza annuale i concerti sono pochi e mal pagati. I dischi non si vendono: al punto che sul loro sito gli I/O Earth – da Birmingham - invitano chi voglia recensirne il disco a comprare il CD (!). Neppure un file ti spediscono.

Allora ci si domanda come si alimenti il mondo del Prog rock, di cosa viva. (A partire da chi ne scrive).

Gli I/O per giunta sono in sette: cosa si mette in tasca ciascuno, alla fine dei rari show mal pagati? Bella domanda. Lasciamola in sospeso per non cadere nella depressione, che insieme alla malattia mentale è il tema dominante di Solitude (Madness, dotato di esplicito solo di chitarra floydiano, un altro titolo esplicativo). Meglio parlare del disco, buon esempio di Prog che gravita tra riff muscolari misti a voce femminile che è diventato marchio di fabbrica di un certo Prog metal e il Neo prog che fa per contrasto di melodia e strumenti come sax, flauto e violino l’anello di congiunzione col Prog d’antan. Immaginate un hooligan che va allo stadio a fare a sprangate e tornato a casa si mette a curare i fiori. Qual è la sua vera natura?

Ho detto che si tratta di un buon esempio. Di Prog rock ultima generazione piuttosto ben rifinito. Piacevole, certo: la frase che sorregge Hold On e si ripete come unica vera scintilla cui piacevolmente abbandonarsi; la fragorosa tempesta sollevata da Breakdown dalla quale farsi violentemente sospingere; viola/violino e il pianoforte di Embrace (che ha un vago sapore di Tears For Fears) che agiscono secondo le coordinate di Hold On, colpiscono tutte nel segno, che si cerchi di resistere alle facili lusinghe oppure ci si lasci andare resistendo ai pregiudizi. Mezzora di ottima musica su oltre 70 minuti totali: che vi sforziate di capire chi sta dandosi da fare di fronte a voi oppure no; se il brutale teppista che pesta duro o il ragazzo col giubbotto borchiato che parla ai fiori mentre li abbevera.

Un disco e una band ambigui. Sentirsi presi in giro dà fastidio, ma talvolta cullarsi nell’illusione della blandizie può essere un gioco cui prestarsi. La sola boa cui aggrapparsi. Qual è la vera natura di I/O Earth? La stessa domanda. Ma del resto, e questa è l’ultima, ha importanza?

 

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